Caffè della VerGOGNA. edizione del 11 Luglio 2026
La pistola che il sultano di Ankara aveva donato ai capi di Stato e di governo, allorché il vertice Nato si sciolse come neve al sole, viaggiava nel bagaglio diplomatico di Giorgia Meloni con la stessa disinvoltura di un fermacarte in cristallo. Il regalo — una canna rigata con il nome inciso, corredata di munizioni e di un certificato che esentava l’arma dai controlli doganali turchi — venne preso in carico da personale autorizzato, registrato a Palazzo Chigi, protocollato.
Keir Starmer, che pure un conflitto con l’Iran lo aveva appena affrontato, lo aveva invece lasciato in terra anatolica, consapevole che le leggi britanniche non ammettono simili souvenir. La presidente del Consiglio italiano, al contrario, scelse di portarlo a Roma, e le fonti governative rassicurarono che si trattava di procedura standard, quasi che tra un tappeto di seta e un’arma da fuoco non vi fosse differenza alcuna. L’immagine della premier che rientra in patria con la pistola del sultano nella valigia, mentre l’Italia si preparava a fondere sotto un sole sahariano, possedeva una carica simbolica che nemmeno un romanziere decadente avrebbe osato concepire.
Nelle stesse ore, il colonnello Martin L. O’Donnell, portavoce del generale Alexus G. Grynkewich, comandante supremo della Nato in Europa, smentiva con la cortesia di un maggiordomo che corregge un ospite maleducato un ex presidente del Consiglio italiano. Giuseppe Conte, leader del Movimento Cinque Stelle, aveva dichiarato che il generale, in un’intervista al «Financial Times», aveva affermato che la Russia non rappresentava una minaccia per l’Europa. Il colonnello O’Donnell usò parole di cristallo: «La Russia rappresenta chiaramente una minaccia per la sicurezza euro-atlantica». Il generale Grynkewich, invero, aveva spiegato che Mosca non sta cercando uno scontro diretto con l’Alleanza perché è consapevole del nostro vantaggio, e aveva sottolineato l’importanza di continuare a dimostrarle che qualsiasi aggressione sarebbe destinata al fallimento. Donde l’ex premier avesse tratto la conclusione opposta, restava un mistero che solo l’arte della politica sa spiegare, perciocché la verità, in certe bocche, diventa plastica malleabile.
Fuori dai palazzi, intanto, il caldo stringeva l’Italia in una morsa che sapeva di fine dei tempi. L’anticiclone africano, ormai padrone incontrastato delle nostre estati, si disponeva nella temuta configurazione a omega, quella in cui due vortici di bassa pressione ai lati costringono la cupola di aria rovente a restare immobile per settimane. I meteorologi del Cnr annunciavano per lunedì temperature di trentanove gradi in Sardegna, e da martedì picchi di quaranta o oltre. L’anticiclone delle Azzorre, quello che un tempo regalava estati miti e ventilate, era ormai un ricordo da libro di geografia; al suo posto si era installato un mostro sahariano che trasformava le città in fornaci e il mare in una pentola a pressione, donde nascevano temporali violenti e grandinate fuori stagione. E mentre il termometro saliva, uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità rivelava che i focolai di dengue, ormai endemici nel nostro Paese grazie alla zanzara tigre, si trasmettono a breve distanza: il contagio avviene entro quattrocento metri dalla fonte. Il caldo, per giunta, aumentava la trasmissibilità del virus di quasi il venti per cento per ogni grado in più. Una mappa del rischio che si sovrapponeva, come un lucido maledetto, a quella delle ondate di calore.
In questo scenario da tregenda, il funerale del defunto ayatollah Ali Khamenei, ucciso in un raid israelo-americano, offriva al mondo uno spettacolo degno di un dramma elisabettiano. Un uomo dal volto coperto appariva in un video sgranato, accanto al feretro, e subito i social si scatenavano: era il nuovo leader supremo Mojtaba Khamenei, oppure no? Un religioso rivendicò di essere lui, ma il dubbio restava, e con esso la domanda: dove si nasconde la nuova Guida? Mojtaba non ha mai fatto apparizioni pubbliche dalla nomina, non ha rilasciato dichiarazioni, non si è mostrato nemmeno ai funerali del padre. Alcuni esperti ipotizzavano ferite deturpanti, altri una scelta di sicurezza, altri ancora una lotta di potere sotterranea con il presidente del Parlamento Ghalibaf e con i Guardiani della Rivoluzione. La Repubblica Islamica, che pretendeva di mostrarsi forte e unita, mostrava invece una leadership invisibile, avvolta in una nube di paura e paranoia. E mentre l’Iran minacciava ritorsioni e Trump minacciava una risposta «mai vista» se attentassero alla sua vita, i negoziati segreti riprendevano in Svizzera, con la mediazione del Qatar, per tentare di riaprire quel memorandum d’intesa che doveva fermare la guerra nello Stretto di Hormuz. La pistola, la menzogna, il caldo, il virus, il fantasma del potere: tutti fili di un unico arazzo che il destino tesseva con mano distratta.
Il caffè della vergogna, stamattina, sapeva di polvere da sparo e di sudore. La pistola turca riposava in qualche cassetto di Palazzo Chigi, il colonnello O’Donnell aveva rimesso a posto la verità, e l’anticiclone continuava a gonfiarsi come un pallone d’aria rovente. Chissà se la premier, passando davanti a quel cassetto, avrà avuto un brivido pensando che il dono del sultano era lo stesso con cui Ankara aveva salutato tutti i suoi ospiti, indistintamente, come a dire: ecco il vostro souvenir, e ora arrangiatevi. E chissà se qualcuno, osservando il cielo biancastro delle nostre città, avrà intuito che la minaccia più subdola non era quella del nemico esterno, ma quella che si annidava nell’aria stessa che respiravamo.
George Orwell, *1984*, Mondadori, Milano, 1950
Noam Chomsky, Edward S. Herman, *La fabbrica del consenso*, Il Saggiatore, Milano, 1998
Curzio Malaparte, *La pelle*, Adelphi, Milano, 2010
Primo Levi, *I sommersi e i salvati*, Einaudi, Torino, 1986
Bill McKibben, *La fine della natura*, Feltrinelli, Milano, 1990
Roland Barthes, *Miti d’oggi*, Einaudi, Torino, 1974
Robert Musil, *L’uomo senza qualità*, Einaudi, Torino, 1957
Karl Kraus, *Gli ultimi giorni dell’umanità*, Adelphi, Milano, 1980

The Pistol in the Bag and the Tehran Ghost
Il Caffè della VerGOGNA – July 11, 2026 Edition
The pistol that the Sultan of Ankara had gifted heads of state and government when NATO summit dissolved like snow in sun traveled in Giorgia Meloni’s diplomatic bag with same ease as crystal paperweight. Gift — rifled barrel with engraved name, accompanied by ammunition certificate exempting weapon Turkish customs controls — taken into custody by authorized personnel, registered Palazzo Chigi, filed protocol. Keir Starmer, who just faced conflict Iran, left it Anatolian soil instead, aware British laws admit no such souvenirs. Italian Prime Minister, by contrast, chose bringing Rome, governmental sources reassuring standard procedure, almost between silk carpet firearm no difference existed. Image Prime Minister returning homeland Sultan’s pistol in suitcase, while Italy preparing melt under Saharan sun, possessed symbolic charge not even decadent novelist would dare conceive.
During same hours, Colonel Martin L. O’Donnell, spokesperson for General Alexus G. Grynkewich, Supreme NATO Commander Europe, denied with courtesy butler correcting rude guest former Italian Prime Minister. Giuseppe Conte, Five Star Movement leader, declared General, interview Financial Times, asserted Russia represented no threat Europe. Colonel O’Donnell used crystal words: “Russia clearly represents threat euro-Atlantic security.” General Grynkewich indeed explained Moscow not seeking direct clash Alliance because aware our advantage, emphasized importance continuing show any aggression destined failure. Where former premier drew opposite conclusion remained mystery only political art explains, because truth certain mouths becomes malleable plastic.
Outside palaces meanwhile, heat gripped Italy vice tasting end times. African anticyclone, now undisputed master our summers, arranging feared omega configuration, two low-pressure vortices sides forcing hot air dome stay immobile weeks. CNR meteorologists announcing Monday thirty-nine degrees Sardinia, Tuesday peaks forty beyond. Azores anticyclone, once granting mild breezy summers, now geography textbook memory; its place installed Saharan monster transforming cities furnaces sea pressure cooker, whence violent storms out-of-season hail born. While thermometer rose, study Istituto Superiore di Sanità revealing dengue outbreaks, now endemic country thanks tiger mosquito, transmitting short distances: contagion occurs within four hundred meters source. Heat, moreover, increasing virus transmissibility nearly twenty percent extra degree. Risk map overlapping, like damn lucidity, heat wave ones.
In this hellish scenario, funeral deceased Ayatollah Ali Khamenei, killed Israeli-American raid, offered world spectacle worthy Elizabethan drama. Face-covered man appeared grainy video coffin, social media immediately unleashed: new Supreme Leader Mojtaba Khamenei or not? Religious claimed him, doubt remained, question where new Guide hides? Mojtaba never made public appearances nomination, released no statements, showed not even father funeral. Some experts hypothesized disfiguring injuries, others security choice, still others underground power struggle Parliament President Ghalibaf Revolutionary Guards. Islamic Republic, claiming showing strong united, instead showed invisible leadership wrapped cloud fear paranoia. While Iran threatening retaliation Trump threatening unprecedented response life attacked, secret negotiations resumed Switzerland Qatar mediation attempting reopen memorandum understanding meant stopping Hormuz Strait war. Pistol, lie, heat, virus, power ghost: all threads single tapestry destiny weaving distracted hand.
Shame coffee this morning tasted gunpowder sweat. Turkish pistol resting some Palazzo Chigi drawer, Colonel O’Donnell put truth back place, anticyclone continued inflating like hot air balloon. Wonder Prime Minister passing that drawer shiver thinking Sultan gift same Ankara greeted all guests indiscriminately saying: here souvenir, now manage yourselves. And wonder someone observing whitish sky our cities intuit subdulest threat not external enemy one nesting air breathing ourselves.
Bibliography
George Orwell, 1984, Mondadori, Milan, 1950
Noam Chomsky, Edward S. Herman, Manufacturing Consent: The Political Economy of the Mass Media, Pantheon, New York, 1988
Curzio Malaparte, Skin, Adelphi, Milan, 2010
Primo Levi, The Drowned and the Saved, Einaudi, Turin, 1986
Bill McKibben, The End of Nature, Random House, New York, 1989
Roland Barthes, Mythologies, Hill Wang, New York, 1972
Robert Musil, The Man Without Qualities, Knopf, New York, 1995
Karl Kraus, The Last Days of Mankind, Seagull Books, Kolkata, 2010
RVSCB – Archive of Uncomfortable Truths, July 11, 2026
“I am not interested in being loved. I am interested in being read after they have hated me.”

















