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La lista dei nemici e il diritto al panino

Caffè della VerGOGNA. edizione del 12 Luglio 2026

Robert Von Sachsen Bellony by Robert Von Sachsen Bellony
12 Luglio 2026
in Editoriale
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La lista dei nemici e il diritto al panino
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Caffè della VerGOGNA. edizione del 12 Luglio 2026

La Guida Suprema dell’Iran, colui che non si è mai mostrato in pubblico e che i funerali del padre ha celebrato senza apparire, ha fatto pubblicare ieri dal quotidiano Hamshahri una lista di volti in tuta arancione con un mirino disegnato sulla fronte. Vi figura, accanto a Donald Trump e Benjamin Netanyahu, anche Giorgia Meloni, la stessa che appena due giorni fa aveva riposto nella valigia diplomatica la pistola donatale da Recep Tayyip Erdogan, con la medesima cura che si riserva a un fermacarte di cristallo.

 

La fotografia della premier, tratta da qualche archivio di agenzia, campeggiava accanto a quelle del cancelliere tedesco Merz, del presidente francese Macron e del premier britannico Starmer, tutti accomunati dalla colpa di esistere in un Occidente che la nuova Guida considera complice dell’omicidio del padre. «Questi criminali — aveva scritto Mojtaba Khamenei nel suo primo messaggio alla nazione — porteranno con loro nella tomba il desiderio di una morte tranquilla». La lista, dunque, era servita. E l’immagine della premier italiana in divisa da carcerato, con un mirino sulla tempia, faceva il giro del mondo mentre a poche migliaia di chilometri di distanza lo Stretto di Hormuz veniva chiuso dai Pasdaran e gli Stati Uniti lanciavano il terzo ciclo di attacchi della settimana.

La marina dei Guardiani della Rivoluzione, in un comunicato diffuso dall’agenzia Tasnim, accusava «l’interferenza esterna di potenze straniere» e annunciava che lo Stretto sarebbe rimasto sbarrato fino a nuovo avviso, perciocché alcune navi avevano osato seguire rotte non autorizzate. Il Centcom, dal canto suo, ribatteva che l’Iran aveva colpito una portacontainer cipriota, la M/V GFS Galaxy, provocando un incendio a bordo e la scomparsa di un marinaio; e che il presidente Trump, nella sua veste di Comandante in Capo, aveva ordinato nuovi bombardamenti su Bushehr e Asaluyeh. La guerra, insomma, riprendeva a pieno ritmo, e la tregua negoziata in Svizzera era già un ricordo da gettare nella spazzatura assieme al memorandum d’intesa di metà giugno.

Ora, mentre i missili solcavano il Golfo e i leader mondiali si scoprivano inseriti in una lista di proscrizione degna di un romanzo di spionaggio, accadeva che in Italia un’altra contesa, di proporzioni assai più modeste ma di non minore intensità emotiva, trovasse una sua insperata soluzione giuridica. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, spiegava all’AdnKronos che il divieto di introdurre cibo e bevande negli stabilimenti balneari è del tutto illegittimo. La concessione, osservava, riguarda soltanto i servizi di spiaggia: ombrelloni, sdraio, lettini. La borsa frigo, il panino, la bottiglietta d’acqua, e financo la lasagna in vaschetta, non rientrano in alcuna esclusiva del gestore. Nemmeno se il lido possiede un bar o un ristorante. L’unico limite, precisava Dona, attiene al decoro e al rispetto degli altri ospiti; il che significa che apparecchiare un barbecue tra gli ombrelloni resta sconsigliabile, ma aprire una borsa termica all’ombra del proprio ombrellone è un diritto inalienabile, garantito da una legislazione che i gestori, anno dopo anno, fingono di ignorare.

Donde nascesse la pretesa di ispezionare le borse all’ingresso, Dona lo chiariva con pacata fermezza: una facoltà che la legge riserva esclusivamente alle forze di polizia. Il gestore che vi chiede di aprire la borsa sta commettendo un abuso, e la risposta migliore, suggeriva il presidente, è far capire con garbo che si conoscono i propri diritti; e, nei casi più ostinati, chiamare la Capitaneria di porto, documentare tutto con video e foto, depositare recensioni negative. Una guerra, anche questa, benché combattuta a colpi di sandwich e di bicchieri di plastica.

La coincidenza, confesso, possedeva una carica grottesca che nemmeno un drammaturgo dell’assurdo avrebbe saputo orchestrare. Da un lato, una Guida Suprema invisibile che invocava vendetta e faceva pubblicare liste di proscrizione con i volti dei potenti del mondo in tuta arancione; dall’altro, un esercito di bagnanti che si apprestava a difendere il diritto costituzionale alla borsa frigo. In mezzo, un pianeta che ribolliva sotto l’anticiclone africano e una dengue che avanzava a quattrocento metri di distanza dalla prima zanzara infetta. E mentre il presidente americano minacciava risposte «mai viste» e i meteorologi del Cnr spiegavano la configurazione a omega che imprigionava l’Europa sotto una cupola di aria rovente, uno studio pubblicato su «Psychological Research» smontava un altro mito, forse l’unico capace di strappare un sorriso in una settimana di follia: le donne non sono più brave degli uomini nel multitasking. C’è una sola differenza, rivelavano gli scienziati britannici, e riguarda la capacità di sostenere una conversazione mentre si svolgono più attività. L’uomo, quando è impegnato su più fronti, tende a ignorare le parole altrui con una frequenza doppia rispetto alla donna. Un dettaglio che, osservato da una spiaggia italiana o dalla plancia di un cacciatorpediniere, spiegava forse più di mille trattati di geopolitica. Il vero segreto del potere, verrebbe da pensare, non sta nell’accumulare armi o nel negoziare tregue, bensì nella capacità di non ascoltare mentre il mondo affonda.

Sun Tzu, *L’arte della guerra*, Einaudi, Torino, 2003
Susan Sontag, *Davanti al dolore degli altri*, Mondadori, Milano, 2003
Erving Goffman, *La vita quotidiana come rappresentazione*, Il Mulino, Bologna, 1969
Cordelia Fine, *Maschi = Femmine. Contro i pregiudizi sulle differenze di genere*, Feltrinelli, Milano, 2011
Massimo Montanari, *Il cibo come cultura*, Laterza, Roma-Bari, 2004
Franz Kafka, *Il processo*, Einaudi, Torino, 1983
Edward Bernays, *Propaganda*, Piano B Edizioni, Prato, 2008
Ray Bradbury, *Fahrenheit 451*, Mondadori, Milano, 1953

 

The List of Enemies and the Right to a Sandwich

Il Caffè della VerGOGNA – July 12, 2026 Edition

The Supreme Guide of Iran, he who has never shown himself in public and who celebrated his father’s funeral without appearing, had the daily newspaper Hamshahri publish yesterday a list of faces in orange jumpsuits with a crosshair drawn on the forehead. Featured alongside Donald Trump and Benjamin Netanyahu is also Giorgia Meloni, the same one who barely two days ago had stowed in her diplomatic bag the pistol gifted to her by Recep Tayyip Erdogan, with the same care reserved for a crystal paperweight. The photograph of the Italian Prime Minister, pulled from some agency archive, loomed beside those of German Chancellor Merz, French President Macron, and British Prime Minister Starmer, all united by the guilt of existing in a West that the new Guide considers complicit in the murder of his father. “These criminals,” Mojtaba Khamenei had written in his first message to the nation, “will carry with them to the grave the desire for a peaceful death.” The list, then, had been served. And the image of the Italian Prime Minister in a prisoner’s uniform, with a crosshair on her temple, made its way around the world while a few thousand kilometers away the Strait of Hormuz was being closed by the Pasdaran and the United States launched the third cycle of attacks of the week.

The Revolutionary Guards’ navy, in a statement released by the Tasnim agency, accused “external interference by foreign powers” and announced that the Strait would remain blocked until further notice, because some ships had dared to follow unauthorized routes. CENTCOM, for its part, countered that Iran had struck a Cypriot container ship, the M/V GFS Galaxy, causing a fire on board and the disappearance of a sailor, and that President Trump, in his capacity as Commander in Chief, had ordered new bombings on Bushehr and Asaluyeh. The war, in short, was resuming at full pace, and the truce negotiated in Switzerland was already a memory to toss in the trash along with the memorandum of understanding from mid-June.

Now, while missiles traced the Gulf and world leaders discovered themselves placed on a proscription list worthy of a spy novel, it happened that in Italy another dispute, of far more modest proportions but of no lesser emotional intensity, found an unexpected judicial resolution. Massimiliano Dona, president of the National Consumers Union, explained to Adnkronos that the prohibition on introducing food and beverages into beach establishments is entirely illegitimate. The concession, he observed, concerns only beach services: umbrellas, deck chairs, loungers. The cooler bag, the sandwich, the bottle of water, and even the lasagna in a plastic tray, fall under no exclusive right of the operator. Not even if the beach club owns a bar or a restaurant. The only limit, Dona specified, pertains to decorum and respect for other guests; meaning that setting up a barbecue among the umbrellas remains inadvisable, but opening a thermal bag in the shade of one’s own umbrella is an inalienable right, guaranteed by legislation that operators year after year pretend to ignore.

Whence arose the pretension to inspect bags at the entrance, Dona clarified with calm firmness: a power the law reserves exclusively for police forces. An operator who asks you to open your bag is committing an abuse, and the best response, the president suggested, is to politely make clear that you know your rights; and, in the most stubborn cases, call the Coast Guard, document everything with photos and videos, file negative reviews. A war, this too, albeit fought with sandwiches and plastic cups.

The coincidence, I confess, possessed a grotesque charge that not even an absurdist playwright could have orchestrated. On one side, an invisible Supreme Guide invoking vengeance and publishing proscription lists with the faces of the world’s powerful in orange jumpsuits; on the other, an army of beachgoers preparing to defend the constitutional right to the cooler bag. In between, a planet boiling beneath the African anticyclone and a dengue advancing four hundred meters from the first infected mosquito. And while the American President threatened “unprecedented” responses and CNR meteorologists explained the omega configuration trapping Europe under a dome of scorching air, a study published in Psychological Research dismantled another myth, perhaps the only one capable of drawing a smile in a week of madness: women are not better than men at multitasking. There is one difference, the British researchers revealed, and it concerns the ability to sustain a conversation while carrying out multiple activities. Men, when engaged on multiple fronts, tend to ignore others’ words at double the frequency of women. A detail that, observed from an Italian beach or the bridge of a destroyer, perhaps explained more than a thousand treatises on geopolitics. The true secret of power, one might think, lies not in accumulating weapons or negotiating truces, but in the ability to not listen while the world sinks.

Bibliography

Sun Tzu, The Art of War, Einaudi, Turin, 2003

Susan Sontag, Regarding the Pain of Others, Mondadori, Milan, 2003

Erving Goffman, The Presentation of Self in Everyday Life, Il Mulino, Bologna, 1969

Cordelia Fine, Delusions of Gender: How Our Minds, Society, and Neurosexism Create Difference, Feltrinelli, Milan, 2011

Massimo Montanari, Food Is Culture, Laterza, Rome-Bari, 2004

Franz Kafka, The Trial, Einaudi, Turin, 1983

Edward Bernays, Propaganda, Piano B Edizioni, Prato, 2008

Ray Bradbury, Fahrenheit 451, Mondadori, Milan, 1953

RVSCB – Archive of Uncomfortable Truths, July 12, 2026

“I am not interested in being loved. I am interested in being read after they have hated me.”

Robert Von Sachsen Bellony

Robert Von Sachsen Bellony

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