Caffè della VerGOGNA – edizione del 18 Luglio 2026
Duecento incendi fuori controllo stanno divorando le foreste canadesi, e il fumo non si ferma ai confini: ha già varcato la frontiera, ha avvolto Detroit, Chicago, Washington, e adesso viaggia verso est come un’onda sporca che nessun muro potrà mai fermare. L’Ontario è la provincia più colpita, ottanta roghi attivi, quasi tre milioni di ettari andati in cenere dall’inizio dell’anno, intere comunità indigene evacuate con elicotteri e aerei antincendio.
E mentre Toronto boccheggiava sotto una cappa arancione, Donald Trump ha impugnato il telefono e ha scritto su Truth Social che ritiene il Canada «responsabile» per non aver mantenuto adeguatamente le proprie foreste, e che il costo di quell’aria «sporca, inquinata e malsana» andrà aggiunto alle tariffe che Ottawa sta già pagando. «Chiamerò il primo ministro per sapere cosa intendono fare», ha concluso, come un creditore che sollecita un pagamento arretrato. La gestione forestale è diventata così una colpa geopolitica, e il fumo un dazio supplementare.
La Natura, tuttavia, non sembra disposta a farsi fatturare. Ieri pomeriggio, a Krokstadelva, in Norvegia, a quaranta chilometri da Oslo, un altro incendio ha distrutto oltre cento case in poche ore. Le fiamme sono avanzate tra le abitazioni a schiera, sei elicotteri hanno lavorato senza sosta, centinaia di persone sono state evacuate mentre la polizia diffondeva messaggi che sapevano di resa: «Chiudete porte e finestre, spegnete la ventilazione. Rischio esplosione e fumi tossici». A sud delle Alpi, intanto, il copione si è ribaltato: il caldo record che ha stretto l’Italia per settimane sta per cedere il passo a un fronte perturbato, e per la giornata di oggi la Protezione Civile ha diramato allerta gialla su Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna e Marche. Temporali, grandine, fulmini, raffiche di vento. Il termometro scenderà, e tutti tireranno un sospiro di sollievo, dimenticando in fretta che le ondate di calore non sono un’eccezione ma una regola nuova, e che il refrigerio di una pioggia estiva non basterà a spegnere gli incendi che da qui a settembre continueranno a divampare in tutto l’emisfero.
In questo groviglio di fiamme e di nubi, è spuntata ieri una notizia che apparentemente non ha nulla a che vedere con l’apocalisse climatica, e che pure racconta la stessa storia: il corpo umano che sfugge al controllo. Un team di scienziati belgi e americani ha pubblicato su «Science Advances» la scoperta di un interruttore genetico che provoca l’iperidrosi, la sudorazione eccessiva che colpisce fino al cinque per cento della popolazione. Per dieci anni hanno studiato il Dna di quasi duecento pazienti, e hanno concluso che la colpa non è della pelle, né dello stress, ma di un canale ionico nei nervi che resta troppo aperto, un termostato impazzito che costringe le ghiandole sudoripare a lavorare senza sosta. La ricerca apre la strada a farmaci già esistenti, e soprattutto regala a chi soffre di questo disturbo una dignità che finora la medicina aveva negato, liquidando il problema come un imbarazzo estetico. Eppure, leggendo i dettagli dello studio, viene da pensare che il pianeta soffra di una forma analoga di iperidrosi: le foreste bruciano, il fumo valica i confini, il caldo spreme i corpi come spugne, e la Terra suda, suda senza più termostato.
A Venezia, ieri sera, un altro tipo di fumo ha riempito l’aria. Oltre cinquecento manifestanti, provenienti da tutti i centri sociali del Nordest, hanno marciato verso Riva dei Sette Martiri per protestare contro la presenza dell’ambasciatore americano Tillman J. Fertitta, il cui yacht da centodiciassette metri era attraccato in città. La polizia in tenuta antisommossa ha caricato il corteo quando questo ha tentato di avvicinarsi alla nave. La tensione è durata pochi minuti, poi i manifestanti si sono spostati verso i Giardini della Biennale, e lo yacht è rimasto lì, presidiato anche dall’acqua, come una fortezza galleggiante. «Venezia non si USA», gridavano i contestatori, e lo slogan conteneva un doppio senso che la cronaca ha registrato senza commentare. La città simbolo della bellezza italiana, già assediata dal turismo di massa e dall’acqua alta, si è trasformata per una sera nel teatro di uno scontro che ha opposto la strada alla diplomazia, la rabbia di piazza al lusso ormeggiato.
Il caffè della vergogna, stamattina, sa di cenere e di sudore, di gas lacrimogeno e di pioggia imminente. Fuori il cielo è grigio, i temporali stanno arrivando, e forse domani si respirerà un po’ meglio. Ma il fumo del Canada continuerà a viaggiare, i roghi norvegesi non si sono ancora spenti, e lo yacht dell’ambasciatore salperà verso un’altra città. La tregua sarà breve, come sempre.
Amitav Ghosh, La grande cecità, Neri Pozza, Vicenza, 2017
Mike Davis, Città di quarzo, Manifestolibri, Roma, 1993
Elizabeth Kolbert, La sesta estinzione, Neri Pozza, Vicenza, 2014
Zygmunt Bauman, Paura liquida, Laterza, Roma-Bari, 2006
Elias Canetti, Massa e potere, Adelphi, Milano, 1981
Italo Calvino, Le città invisibili, Einaudi, Torino, 1972
Michael Pollan, Il dilemma dell’onnivoro, Adelphi, Milano, 2013
Joseph Conrad, Cuore di tenebra, Einaudi, Torino, 1999

Smoke, Sweat, and Rage
Il Caffè della VerGOGNA – July 18, 2026 Edition
Two hundred uncontrolled fires are devouring Canadian forests, and smoke is not stopping at borders: it has already crossed the frontier, enveloped Detroit, Chicago, Washington, and now travels east like a dirty wave no wall will ever stop. Ontario is the most affected province, eighty active blazes, nearly three million hectares turned to ash since the beginning of the year, entire indigenous communities evacuated with helicopters and firefighting planes. And while Toronto was gasping under an orange canopy, Donald Trump picked up the phone and wrote on Truth Social that he holds Canada “responsible” for not adequately maintaining its forests, and that the cost of that “dirty, polluted and unhealthy” air must be added to tariffs Ottawa is already paying. “I will call the Prime Minister to know what they intend to do,” he concluded, like a creditor requesting overdue payment. Forest management thus became a geopolitical fault, and smoke an additional toll.
Nature, however, does not seem willing to be invoiced. Yesterday afternoon, in Krokstadelva, Norway, forty kilometers from Oslo, another fire destroyed over one hundred houses in few hours. Flames advanced among row houses, six helicopters worked without cease, hundreds of people evacuated while police distributed messages smelling of surrender: “Close doors and windows, turn off ventilation. Explosion risk and toxic fumes.” South of Alps meanwhile, the script reversed: record heat gripping Italy weeks about yielding to disturbed front, and for today Civil Protection issued yellow alert Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna Marche. Thunderstorms, hail, lightning, wind gusts. Thermometer will drop, everyone drawing sigh relief, quickly forgetting heat waves not exception but new rule, and summer rain cooling insufficient extinguishing fires continuing flame across hemisphere until September.
In this tangle flames clouds, news emerged yesterday apparently nothing connection climate apocalypse, yet telling same story: human body escaping control. Team Belgian American scientists published Science Advances discovery genetic switch causing hyperhidrosis, excessive sweating affecting up five percent population. Ten years studying DNA nearly two hundred patients, concluded fault not skin nor stress, but ion channel nerves staying too open, mad thermostat forcing sweat glands working nonstop. Research paving way existing medications, above all granting sufferers dignity medicine previously denying, dismissing problem aesthetic embarrassment. Yet reading study details, coming thinking planet suffering analogous hyperhidrosis form: forests burning, smoke crossing borders, heat squeezing bodies like sponges, Earth sweating, sweating without thermostat anymore.
Venice yesterday evening, another type smoke filling air. Over five hundred protesters from all Northeast social centers marched toward Riva dei Sette Martiri protesting American Ambassador Tillman J. Fertitta presence, whose one hundred seventeen meter yacht docked city. Anti-riot police charged procession attempting approaching ship. Tension lasting few minutes, then protesters shifted Biennale Gardens, yacht remaining there guarded also water, floating fortress. “Venice not USA,” demonstrators shouted, slogan containing double meaning chronicle recorded without commenting. City symbol Italian beauty, already besieged mass tourism high water, transformed evening theater confrontation opposing street diplomacy, square rage docked luxury.
Shame coffee this morning tastes ash sweat tear gas imminent rain. Outside sky gray, storms arriving, perhaps tomorrow breathing better. But Canada smoke continuing traveling, Norwegian fires not yet extinguished, ambassador yacht sailing toward another city. Truce brief, always.
Bibliography
Amitav Ghosh, The Great Derangement: Climate Change and the Unthinkable, Neri Pozza, Vicenza, 2017
Mike Davis, City of Quartz: Excavating the Future in Los Angeles, Manifestolibri, Rome, 1993
Elizabeth Kolbert, The Sixth Extinction: An Unnatural History, Neri Pozza, Vicenza, 2014
Zygmunt Bauman, Liquid Fear, Laterza, Rome-Bari, 2006
Elias Canetti, Crowds and Power, Adelphi, Milan, 1981
Italo Calvino, Invisible Cities, Einaudi, Turin, 1972
Michael Pollan, The Omnivore’s Dilemma: A Natural History of Four Meals, Adelphi, Milan, 2013
Joseph Conrad, Heart of Darkness, Einaudi, Turin, 1999
















