Caffè della VerGOGNA – edizione del 21 Luglio 2026
Andy Burnham è entrato a Downing Street promettendo di reindustrializzare la Gran Bretagna e di varare i cambiamenti più significativi degli ultimi quarant’anni, quelli che dovrebbero riscattare il Paese dalla «svolta negativa degli anni Ottanta».
Ha parlato di un piano decennale, di giovani da formare, di senzatetto da togliere dalla strada, e ha piazzato John Healey allo Scacchiere, Ed Miliband agli Esteri, Wes Streeting alla Difesa. La prima telefonata è andata a Donald Trump, la seconda a Volodymyr Zelensky. Il nuovo corso laburista ha esordito con la compostezza di chi sa di dover governare su macerie, e lo ha fatto senza alzare la voce, quasi a voler dimostrare che la serietà, a volte, può essere una forma di ambizione. Ma mentre Burnham stringeva mani e riceveva gli auguri di rito da Giorgia Meloni, Emmanuel Macron e Ursula von der Leyen, a poche migliaia di chilometri da Westminster un altro video andava in onda, con un registro alquanto diverso.
Roberto Vannacci, nei panni del gladiatore, ha pubblicato sui propri canali social un filmato generato dall’intelligenza artificiale in cui siede tra Meloni e La Russa e, con un semplice pollice verso, manda a morire Elly Schlein, Giuseppe Conte, Laura Boldrini e Romano Prodi. A eseguire la condanna, però, non sono i leoni, bensì Giuseppe Barboni, il militante futurista che la settimana scorsa ha aggredito un immigrato iracheno a San Benedetto del Tronto. Il video è stato rilanciato con orgoglio, e quando le opposizioni hanno gridato all’incitamento alla violenza, l’ex generale ha risposto che si tratta soltanto di satira, e che gli avversari «strillano come cornacchie». Le parole di Conte — «è un messaggio che incita alla violenza» — sono state liquidate con una battuta; le richieste di prendere le distanze, avanzate dai capigruppo di Pd e M5S, sono rimbalzate su un muro di silenzio da parte della premier. Ha parlato per lei Lucio Malan, dicendo che il video «non ci appartiene come messaggio e come stile». Ma la scena in cui Meloni siede accanto al gladiatore, in abiti imperiali, resta lì, e nessuno l’ha tagliata.
La verità, in queste ore, sembra un bene di lusso che pochi possono permettersi. Il New York Times ha rivelato che il Pentagono ha occultato per giorni una serie di attacchi iraniani contro basi americane in Giordania, con decine di feriti ed elicotteri danneggiati, e che soltanto l’ultimo raid — quello che ha ucciso due soldati — è stato reso pubblico. La guerra con l’Iran prosegue da cinque mesi con una trasparenza selettiva, e il Dipartimento della Difesa ha smesso perfino di aggiornare il numero complessivo dei militari feriti. Combattere senza informare, si sa, è più comodo; ma è anche il metodo migliore per far marcire la fiducia tra governanti e governati.
A Bologna, intanto, la verità su Abderrahim Fakir, morto ammanettato durante un intervento della polizia, è ancora tutta da scrivere. La nipote dell’uomo, dal palco di piazza del Nettuno, ha chiesto con voce ferma di non cercare vendetta ma giustizia, e ha ricordato che suo zio «non era un numero, non era una notizia, non era un caso». Poco dopo, un corteo si è staccato dal presidio e si è diretto verso la prefettura, dove sono volati oggetti, petardi e lacrimogeni. Undici feriti, un’auto in fiamme, e il caso finito sulle pagine del New York Times, che ha evocato il fantasma di George Floyd. L’avvocato della famiglia ha definito i disordini «una ferita inflitta alla famiglia», e forse aveva ragione: nulla allontana la verità più di una strada in fiamme.
Poi, ieri sera, la notizia della morte di Daniele Compatangelo, il corrispondente di La7 da Washington, lo stesso che un mese fa aveva raccolto al telefono le parole con cui Donald Trump sosteneva che Giorgia Meloni lo avesse «implorato» di fare una foto con lui. Compatangelo si è spento per un infarto nella sua casa americana, a quarantanove anni. Lasciava una scia di stima e di affetto tra i colleghi, e una comunità di giornalisti sotto shock. Era uno che andava alla Casa Bianca anche la domenica, e che aveva fatto del mestiere di raccontare i fatti una ragione di vita. Forse, nel giorno in cui il dibattito pubblico italiano si consumava tra gladiatori digitali e piazze in rivolta, la sua scomparsa è passata inosservata ai più. Eppure, è proprio di cronisti come lui che avremmo un bisogno disperato.
Il caffè della vergogna, stamattina, ha il retrogusto amaro di chi ha assistito a uno spettacolo di cattivo gusto e si chiede se qualcuno, domani, avrà ancora voglia di distinguere la satira dall’incitamento, la verità dall’omissione, la giustizia dalla vendetta. Fuori è estate, il Nord respira, ma l’aria che arriva dalle stanze del potere è ancora densa, sporca, irrespirabile.
George Orwell, 1984, Mondadori, Milano, 1950
Guy Debord, La società dello spettacolo, Baldini Castoldi Dalai, Milano, 2002
Hannah Arendt, Verità e politica, Bollati Boringhieri, Torino, 2004
Michel Foucault, Sorvegliare e punire, Einaudi, Torino, 1976
Norberto Bobbio, L’età dei diritti, Einaudi, Torino, 1990
Elias Canetti, Massa e potere, Adelphi, Milano, 1981
Marshall McLuhan, Gli strumenti del comunicare, Il Saggiatore, Milano, 1967
Primo Levi, I sommersi e i salvati, Einaudi, Torino, 1986

The Gladiator and the New Prime Minister
Il Caffè della VerGOGNA – July 21, 2026 Edition
Andy Burnham entered Downing Street promising to reindustrialize Great Britain and enact most significant changes in forty years, those redeeming country from “negative turn of Eighties.” Spoke of ten-year plan, youth to train, homeless removing from streets, placed John Healey at Treasury, Ed Miliband at Foreign Affairs, Wes Streeting at Defense. First call went Donald Trump, second Volodymyr Zelenskyy. New Labour course debuted composure of one knowing governing upon rubble, done without raising voice, almost wishing demonstrating seriousness, sometimes, can be form ambition. But while Burnham shaking hands receiving customary wishes Giorgia Meloni, Emmanuel Macron Ursula von der Leyen, few thousand kilometers Westminster another video airing, with quite different register.
Roberto Vannacci, gladiator’s clothing, published social channels AI-generated film sitting between Meloni La Russa, simple thumbs-down sending Elly Schlein, Giuseppe Conte, Laura Boldrini Romano Prodi death. Executing condemnation, however, not lions, but Giuseppe Barboni, Futurist militant last week assaulting Iraqi immigrant San Benedetto del Tronto. Video enthusiastically relaunched, when oppositions shouted incitement violence, former general replied merely satire, opponents “squawking like jackdaws.” Conte words—”message inciting violence”—dismissed quip; distancing requests advanced Pd M5S group leaders bounced silence wall prime minister’s side. Spoke Lucio Malan for her, video “not ours message style.” Scene Meloni sitting gladiator imperial attire remains there, cut no one.
Truth, these hours, seems luxury good few afford. New York Times revealed Pentagon concealed days Iranian attacks against American bases Jordan, dozens injured helicopters damaged, only last raid killing two soldiers made public. War Iran proceeding five months selective transparency, Defense Department stopped updating total military injured figures. Fighting informing, we know, more convenient; also best method rotten trust between rulers ruled.
Bologna meanwhile, truth Abderrahim Fakir, dead handcuffed police intervention, entirely writing. Man’s niece, Neptune Square stage, asked firm voice revenge seeking justice not, recalled uncle “not number, not news, not case.” Shortly after, corteo detached from demonstration directed prefecture, objects fireworks teargas flying. Eleven injured, car burning, case finishing New York Times pages evoking George Floyd ghost. Family attorney disorders “wound inflicted family,” perhaps right: nothing truth more removes burning street.
Then, yesterday evening, news Daniele Compatangelo death, La7 correspondent Washington, same month ago collecting phone words Donald Trump claimed Giorgia Meloni “begged” photo him. Compatangelo expired heart attack American home, forty-nine years. Leaving trail esteem affection colleagues, journalist community shock. One going White House Sundays, making storytelling facts life reason. Perhaps, day Italian public debate consumed digital gladiators revolt squares, disappearance passed unnoticed most. Yet precisely journalists like him desperately needed.
Shame coffee this morning bitter aftertaste witnessed bad taste show wondering tomorrow anyone wanting distinguishing satire incitement, truth omission, justice revenge. Outside summer, North breathing, air arriving power rooms still dense, dirty, unbreathable.
Bibliography
George Orwell, 1984, Mondadori, Milan, 1950
Guy Debord, The Society of the Spectacle, Baldini Castoldi Dalai, Milan, 2002
Hannah Arendt, Truth and Politics, Bollati Boringhieri, Turin, 2004
Michel Foucault, Discipline and Punish: The Birth of the Prison, Einaudi, Turin, 1976
Norberto Bobbio, The Age of Rights, Einaudi, Turin, 1990
Elias Canetti, Crowds and Power, Adelphi, Milan, 1981
Marshall McLuhan, Understanding Media: The Extensions of Man, Il Saggiatore, Milan, 1967
Primo Levi, The Drowned and the Saved, Einaudi, Turin, 1986


















