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Le porte chiuse e il campo di soia

Caffè della VerGOGNA - edizione del 29 Luglio 2026

Robert Von Sachsen Bellony by Robert Von Sachsen Bellony
29 Luglio 2026
in Editoriale
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Le porte chiuse e il campo di soia
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Caffè della VerGOGNA – edizione del 29 Luglio 2026

Le votazioni per il successore di Guterres cominceranno dopodomani a porte chiuse, con schede bianche e penne dello stesso colore per non far riconoscere i votanti, e già questo basterebbe a raccontare lo stato di salute della trasparenza alle Nazioni Unite. Sette candidati in lizza, quattro donne e tre uomini, per la maggior parte latinoamericani perché il principio di rotazione geografica lo impone, e i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza che già trattano sottobanco per far emergere il nome giusto.

 

 

Rafael Grossi, l’argentino che guida l’Agenzia per l’energia atomica, viene dato tra i favoriti, ma il gioco dei veti incrociati è appena cominciato e nessuno si sbilancia. L’Assemblea Generale, come sempre, arriverà a cose fatte, chiamata a ratificare una decisione presa altrove. La trasparenza, aveva promesso l’Onu dopo le accuse di opacità del passato. E infatti ha organizzato dibattiti pubblici con i candidati, ha aperto le porte, ha fatto domande. Poi, però, ha sistemato le penne dello stesso colore e ha chiuso le porte a chiave.

A Conegliano, in provincia di Treviso, dieci ragazzini hanno attirato due gemelli di quattordici anni fuori casa con l’inganno, li hanno portati in un campo di soia, e per quattro ore li hanno denudati, picchiati e umiliati sotto il getto dell’impianto di irrigazione. Il reato dei due fratelli era di aver detto al sagrestano chi aveva imbrattato il portone della chiesa. Fare la spia, in quella giungla di tredici e quattordici anni, è una colpa che merita la gogna. I carabinieri hanno identificato quasi tutti i componenti del branco, tutti italiani, tutti minorenni, e li hanno denunciati per violenza privata, rapina e percosse. C’era anche un maggiorenne, a bordo di un’auto, che minacciava i gemelli di inseguirli se fossero scappati. Qualcuno ha girato un video, che ora è nelle mani degli inquirenti, e che i genitori delle vittime hanno consegnato insieme alla denuncia. La trasparenza, in questa vicenda, è un filmato che circola in una chat di adolescenti. E il branco, quando si accanisce, non lascia porte aperte.

Nello stesso giorno, a Padova, un rifugiato nigeriano di trentaquattro anni ha preso a pugni due passanti in Piazza della Frutta senza alcun motivo apparente. Il primo, un uomo di trentasette anni che usciva da un negozio, è stato centrato all’addome; il secondo, che tentava di bloccarlo, ha ricevuto un pugno all’occhio e uno sputo in faccia. Il questore ha avviato la revoca del permesso di soggiorno per asilo politico. L’uomo, in Italia da oltre un decennio, aveva già collezionato condanne per spaccio, furto, rapina, resistenza a pubblico ufficiale e violenza sessuale. Un curriculum che racconta di un’integrazione fallita e di una violenza diventata linguaggio quotidiano.

Lontano dai campi di soia e dalle piazze venete, uno studio dell’Università di Edimburgo ha portato alla luce un’altra forma di opacità: quasi il settanta per cento dei lavoratori over cinquanta soffre di disturbi cronici del sonno senza aver mai ricevuto una diagnosi. I ricercatori hanno seguito per un anno quarantacinque persone tra i cinquanta e i sessantasei anni, raccogliendo migliaia di dati tramite smartwatch, e hanno scoperto che il problema non è la durata del riposo — si dorme in media tra le sei e le otto ore — ma la qualità. Risvegli notturni, sonno frammentato, stress. E lo stress, hanno concluso gli scienziati, è legato al lavoro. «Sono rimasto sinceramente sorpreso dall’enorme portata dei problemi del sonno che abbiamo scoperto in questo gruppo altrimenti non diagnosticato», ha dichiarato il professor Athanasios Tsanas. I lavoratori over cinquanta stanno male in silenzio, senza che nessuno se ne accorga. E quando si svegliano al mattino, nessuno ha voglia di chiedergli come hanno dormito.

A Teheran, intanto, la partita con Washington si gioca al buio. L’Iran ha smesso di attaccare nello Stretto di Hormuz, ma non ha alcuna fretta di tornare al tavolo. I diplomatici iraniani smentiscono pubblicamente qualsiasi negoziato, mentre Trump twitta che «l’Iran vuole disperatamente un accordo». Il New York Times ha spiegato che i leader della Repubblica islamica sono convinti di poter sopportare lo stallo meglio del presidente americano, incalzato dalle elezioni di metà mandato di novembre. La guerra è entrata nel sesto mese, i raid hanno ucciso millesettecento civili iraniani, diciotto soldati americani sono morti, e il costo per il Pentagono ha già superato i trentasette miliardi di dollari. Eppure, nessuna delle due parti ha ancora deciso di accendere la luce.

Il caffè della vergogna, stamattina, sa di inchiostro fresco e di sonno perduto. Le porte chiuse dell’Onu, il campo di soia di Conegliano, i pugni in piazza a Padova, i risvegli notturni degli over cinquanta, la guerra che si trascina senza che nessuno osi chiamarla con il suo nome: tutto racconta di un mondo che preferisce nascondere la polvere sotto il tappato. Chissà se qualcuno, prima di votare a porte chiuse, ha dormito bene.

Erving Goffman, La vita quotidiana come rappresentazione, Il Mulino, Bologna, 1969
Elias Canetti, Massa e potere, Adelphi, Milano, 1981
Hannah Arendt, La banalità del male, Feltrinelli, Milano, 2001
Franz Kafka, Il processo, Einaudi, Torino, 1983
George Orwell, 1984, Mondadori, Milano, 1950
Zygmunt Bauman, Modernità liquida, Laterza, Roma-Bari, 2002
Michel Foucault, Sorvegliare e punire, Einaudi, Torino, 1976
Primo Levi, I sommersi e i salvati, Einaudi, Torino, 1986

Closed Doors and the Soy Field Caffè della VerGOGNA. Edition of July 29, 2026

Voting for Guterres’s successor will begin the day after tomorrow behind closed doors, with white ballots and pens of the same color so voters cannot be identified—and already this would tell us the state of transparency at the United Nations. Seven candidates in the race, four women and three men, mostly Latin American because the principle of geographic rotation demands it, and the five permanent Security Council members already negotiating under the table to bring forth the right name. Rafael Grossi, the Argentine heading the Atomic Energy Agency, is among the favorites, but the game of cross-vetoes has just begun and no one is showing their hand. The General Assembly, as always, will arrive to things done, called to ratify a decision made elsewhere. Transparency, the UN had promised after accusations of opacity from the past. And indeed it organized public debates with candidates, opened doors, asked questions. But then, it arranged for pens of the same color and locked the doors shut.

In Conegliano, in the province of Treviso, ten youngsters lured two fourteen-year-old twins out of their homes by deception, took them to a soy field, and for four hours stripped them naked, beat them, and humiliated them under the spray of the irrigation system. The offense of the two brothers was having told the sacristan who had graffiti’d the church door. Being a snitch, in that jungle of thirteen and fourteen year olds, is a sin deserving of public shaming. The Carabinieri identified almost all members of the pack, all Italian, all minors, and charged them with private violence, robbery, and assault. There was also an adult, sitting in a car, threatening to chase the twins if they tried to escape. Someone filmed a video, now in investigators’ hands, which the victims’ parents turned in along with the complaint. Transparency, in this matter, is footage circulating in a teenagers’ chat group. And the pack, when it attacks viciously, leaves no doors open.

On the same day, in Padua, a thirty-four-year-old Nigerian refugee punched two passersby in Piazza della Frutta without any apparent motive. The first, a thirty-seven-year-old man exiting a shop, was hit in the abdomen; the second, attempting to stop him, received a punch to the eye and a spit in the face. The prefecture initiated revocation of the asylum residence permit. The man, in Italy for over a decade, had already accumulated convictions for drug dealing, theft, robbery, resisting public officials, and sexual violence. A resume telling of failed integration and violence that became everyday language.

Far from soy fields and Venetian squares, a study from the University of Edinburgh brought to light another form of opacity: nearly seventy percent of workers over fifty suffer chronic sleep disorders without ever receiving a diagnosis. Researchers followed forty-five people between fifty and sixty-six years old for a year, collecting thousands of data points via smartwatches, and discovered the problem is not duration of rest—people sleep on average between six and eight hours—but quality. Night awakenings, fragmented sleep, stress. And stress, scientists concluded, is linked to work. “I was sincerely surprised by the huge scope of sleep problems we discovered in this otherwise undiagnosed group,” declared Professor Athanasios Tsanas. Workers over fifty are suffering in silence, without anyone noticing. And when they wake in the morning, no one bothers to ask how they slept.

In Tehran, meanwhile, the match with Washington is played in darkness. Iran has stopped attacking in the Strait of Hormuz, but has no hurry to return to the negotiating table. Iranian diplomats publicly deny any negotiations, while Trump tweets that “Iran desperately wants a deal.” The New York Times explained that Islamic Republic leaders are convinced they can endure the stalemate better than the American president, pressured by November midterm elections. The war has entered its sixth month, raids killed 1,700 Iranian civilians, eighteen American soldiers are dead, and costs for the Pentagon have already exceeded $37 billion. Yet neither side has decided to turn on the light.

This morning’s coffee of shame smells of fresh ink and lost sleep. The UN’s closed doors, the Conegliano soy field, the punches in the square in Padua, the night awakenings of over-fifties, the war dragging on without anyone daring to call it by its name: all tell of a world that prefers hiding dust under the carpet. One wonders if anyone, before voting behind closed doors, slept well.


Erving Goffman, The Presentation of Self in Everyday Life, Il Mulino, Bologna, 1969
Elias Canetti, Crowds and Power, Adelphi, Milan, 1981
Hannah Arendt, Eichmann in Jerusalem (The Banality of Evil), Feltrinelli, Milan, 2001
Franz Kafka, The Trial, Einaudi, Turin, 1983
George Orwell, 1984, Mondadori, Milan, 1950
Zygmunt Bauman, Liquid Modernity, Laterza, Rome-Bari, 2002
Michel Foucault, Discipline and Punish, Einaudi, Turin, 1976
Primo Levi, The Drowned and the Saved, Einaudi, Turin, 1986

Robert Von Sachsen Bellony

Robert Von Sachsen Bellony

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