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I bollini rossi e il burqa

Caffè della VerGOGNA - edizione del 2 Agosto 2026

Robert Von Sachsen Bellony by Robert Von Sachsen Bellony
2 Agosto 2026
in Editoriale
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I bollini rossi e il burqa
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Caffè della VerGOGNA – edizione del 2 Agosto 2026

Millecinquecentottantasette morti in pochi mesi, cinquecentosessantasette nuovi casi nell’ultima settimana, il tasso di letalità inchiodato al quarantaquattro per cento. L’epidemia di Ebola Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo sta galoppando a una velocità che l’Organizzazione mondiale della sanità definisce «eccezionale», e l’aggettivo, nella prosa ovattata dei report tecnici, suona più sinistro di qualsiasi allarme.

 

 

Inizialmente circoscritta a una zona sanitaria della provincia di Ituri, l’infezione si è allargata a cinque province e quarantanove zone sanitarie, e ora minaccia di varcare i confini. L’Uganda ha appena dichiarato conclusa la propria epidemia dopo quarantadue giorni senza nuovi contagi, ma resta in allerta proprio per la vicinanza con il Congo. L’Oms chiede un «sostanziale ampliamento delle attività di risposta», che nella lingua della diplomazia sanitaria significa una cosa sola: stiamo perdendo terreno.

Mentre in Africa si combatteva contro un virus che uccide quasi un contagiato su due, l’Europa ha deciso di combattere contro se stessa. La crisi di Ceuta ha prodotto in poche ore ciò che anni di vertici non erano riusciti a fare: una frattura profonda nel sistema Schengen. L’Italia ha sospeso la libera circolazione con la Spagna, la Francia e il Portogallo hanno rafforzato i controlli alle frontiere senza però stracciare il trattato, e Pedro Sanchez ha risposto con una lettera alle istituzioni europee in cui definisce «egoistica» e «illegittima» la decisione italiana. Il governo spagnolo ha rimpatriato quarantottomila migranti in pochi giorni, ha ristabilito il controllo dell’exclave, e ora accusa i partner di aver ceduto a «pregiudizi o interessi politici». La Commissione europea ha convocato per martedì una riunione straordinaria dei ministri dell’Interno, ma intanto il bilancio delle vittime in mare è salito a ottantaquattro cadaveri recuperati, e la Guardia Civil continua a setacciare le acque dello Stretto.

L’Italia ha promosso con la Danimarca una lettera firmata da ventidue Paesi che chiede «un’azione comune per rafforzare le frontiere esterne», e Giorgia Meloni ha rivendicato la linea della fermezza con un tweet che sa di vittoria politica: «La linea che l’Italia sostiene da tempo è oggi condivisa da un numero sempre maggiore di Nazioni europee». Il ministro Tajani ha aggiunto che la Spagna «incentiva l’immigrazione irregolare» e che la sospensione di Schengen «non è una scelta da negrieri». Parole forti, che segnano un cambio di passo nei rapporti tra Roma e Madrid. Nel frattempo, l’esperto di trasporti Andrea Giuricin ha spiegato che i controlli negli aeroporti italiani, per ora, sono selettivi e a campione, e che un blocco totale della penisola iberica — con lo spostamento di tutti i voli nei terminal extra-Schengen — sarebbe un disastro operativo: la Spagna vale ventidue milioni di passeggeri l’anno, sessanta voli al giorno solo a Roma. La sospensione di Schengen, per ora, è più un gesto che una barriera. Ma il gesto, in politica, è tutto.

In questo agosto rovente, con venticinque bollini rossi attesi per domani su ventisette città monitorate, il governo ha trovato il tempo di annunciare un’altra stretta. Il ministro Valditara ha dichiarato al Corriere della Sera che presenterà un emendamento al ddl Sicurezza per vietare il burqa nelle scuole e per istituire corsi di italiano per i genitori stranieri, «per evitare che uno studente disimpari a casa quanto appreso in classe». L’iniziativa sarà discussa in una grande assise a novembre, e il ministro ha parlato di «un’Italia che sappia accogliere nel rispetto dell’identità e dei valori del nostro Paese». Il burqa in classe è un problema che riguarda una manciata di casi l’anno, ma il valore simbolico del divieto è altissimo, e la politica lo sa. Mentre l’Ebola avanza in Congo e i cadaveri galleggiano nel Mediterraneo, l’Italia si prepara a legiferare su un pezzo di stoffa.

Il caffè della vergogna, stamattina, è un concentrato di ipocrisia e di allarmi inascoltati. Il mondo si scalda, i virus galoppano, i confini si chiudono, e la politica risponde con gesti simbolici e lettere a ventidue firme. Chissà se qualcuno, a Bruxelles, ha letto il report dell’Oms prima di twittare.

Albert Camus, La peste, Bompiani, Milano, 1947
Zygmunt Bauman, Dentro la globalizzazione, Laterza, Roma-Bari, 1999
Elias Canetti, Massa e potere, Adelphi, Milano, 1981
Amin Maalouf, L’identità, Bompiani, Milano, 1999
Joseph Conrad, Cuore di tenebra, Einaudi, Torino, 1999
Edward Said, Orientalismo, Feltrinelli, Milano, 1999
Jared Diamond, Armi, acciaio e malattie, Einaudi, Torino, 1997
Norberto Bobbio, L’età dei diritti, Einaudi, Torino, 1990

Red Alerts and the Burqa

Caffè della VerGOGNA. Edition of August 2, 2026

One thousand five hundred eighty-seven deaths in a matter of months, five hundred sixty-seven new cases in the past week, the case fatality rate pinned at forty-four percent. The Ebola Bundibugyo epidemic in the Democratic Republic of the Congo is galloping at a speed the World Health Organization describes as “exceptional,” and the adjective, in the padded prose of technical reports, sounds more sinister than any alarm. Initially confined to a single health zone in Ituri Province, the infection has spread to five provinces and forty-nine health zones, and now threatens to cross borders. Uganda has just declared its own outbreak over after forty-two days without new infections, but remains on alert precisely because of its proximity to the Congo. The WHO is calling for “a substantial scale-up of response activities,” which in the language of health diplomacy means one thing only: we are losing ground.

While Africa fought a virus that kills nearly one in two of those infected, Europe decided to fight against itself. The Ceuta crisis produced in a matter of hours what years of summits had failed to achieve: a deep fracture in the Schengen system. Italy suspended free movement with Spain, France and Portugal reinforced border checks without tearing up the treaty, and Pedro Sánchez responded with a letter to European institutions in which he calls Italy’s decision “selfish” and “illegitimate.” The Spanish government repatriated forty-eight thousand migrants in a matter of days, re-established control of the exclave, and now accuses its partners of having yielded to “prejudice or political interests.” The European Commission has convened an extraordinary meeting of interior ministers for Tuesday, but in the meantime the death toll at sea has risen to eighty-four bodies recovered, and the Civil Guard continues to comb the waters of the Strait.

Italy promoted with Denmark a letter signed by twenty-two nations calling for “joint action to strengthen external borders,” and Giorgia Meloni claimed the hardline stance with a tweet that carries the taste of political victory: “The line Italy has championed for some time is today shared by a growing number of European nations.” Minister Tajani added that Spain “incentivizes irregular immigration” and that the Schengen suspension “is not a slaver’s choice.” Strong words, marking a shift in tone in relations between Rome and Madrid. Meanwhile, transport expert Andrea Giuricin explained that checks at Italian airports are, for now, selective and spot-based, and that a total blockade of the Iberian Peninsula—with the relocation of all flights to non-Schengen terminals—would be an operational disaster: Spain accounts for twenty-two million passengers per year, sixty flights per day in Rome alone. The Schengen suspension, for now, is more a gesture than a barrier. But the gesture, in politics, is everything.

In this blistering August, with twenty-five red alerts expected tomorrow across twenty-seven monitored cities, the government found the time to announce another crackdown. Minister Valditara declared to Corriere della Sera that he will introduce an amendment to the Security Bill banning the burqa in schools and establishing Italian language courses for foreign parents, “to prevent a student from unlearning at home what was acquired in the classroom.” The initiative will be discussed at a major conference in November, and the minister spoke of “an Italy that can welcome in respect of the identity and values of our country.” The burqa in classrooms is an issue concerning a handful of cases per year, but the symbolic value of the ban is exceedingly high, and politics knows it. While Ebola advances in the Congo and corpses float in the Mediterranean, Italy prepares to legislate on a piece of cloth.

This morning’s coffee of shame is a concentrate of hypocrisy and unheeded alarms. The world heats up, viruses gallop, borders close, and politics responds with symbolic gestures and letters signed by twenty-two. One wonders whether anyone in Brussels read the WHO report before tweeting.


Albert Camus, The Plague, Bompiani, Milan, 1947
Zygmunt Bauman, In Search of Politics, Laterza, Rome-Bari, 1999
Elias Canetti, Crowds and Power, Adelphi, Milan, 1981
Amin Maalouf, In the Name of Identity, Bompiani, Milan, 1999
Joseph Conrad, Heart of Darkness, Einaudi, Turin, 1999
Edward Said, Orientalism, Feltrinelli, Milan, 1999
Jared Diamond, Guns, Germs, and Steel, Einaudi, Turin, 1997
Norberto Bobbio, The Age of Rights, Einaudi, Turin, 1990

 

Robert Von Sachsen Bellony

Robert Von Sachsen Bellony

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