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Il ragazzo prodigio e l’ultima chance

Caffè della VerGOGNA - edizione del 4 Agosto 2026

Robert Von Sachsen Bellony by Robert Von Sachsen Bellony
4 Agosto 2026
in Editoriale
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Il ragazzo prodigio e l’ultima chance
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Caffè della VerGOGNA – edizione del 4 Agosto 2026

Nathan Thomas ha diciotto anni e da qualche giorno è entrato nel Guinness dei primati come il più giovane professore universitario della storia. Insegna ingegneria al Miami Dade College, lo stesso ateneo dove si era iscritto a dieci anni, e quando i giornalisti gli hanno chiesto come ci si senta a tenere lezione a coetanei ha risposto che l’età è un dettaglio, e che il suo unico obiettivo è fare bene il lavoro e aiutare gli studenti.

 

 

Ha già una laurea e un master in ingegneria elettrica, studia Giurisprudenza, e il record che ha appena polverizzato resisteva da trecentosei anni, da quando Colin Maclaurin ottenne una cattedra a diciannove anni nel 1717. La notizia è una boccata d’ossigeno in un mondo che sembra aver smarrito il futuro, e merita di essere letta con la calma che si concede alle cose rare.

La calma, peraltro, è merce di cui il pianeta sembra aver perso la ricetta. Donald Trump ha annunciato dallo Studio Ovale che i negoziati con l’Iran sono in corso e che quella in corso è l’ultima possibilità per Teheran prima di quella che ha definito, senza troppe metafore, «decapitazione». L’espressione è stata pronunciata con la stessa scioltezza con cui si concede una proroga a un debitore, e subito dopo il presidente ha aggiunto che la riapertura dello Stretto di Hormuz potrebbe avvenire entro poche ore. L’Iran ha replicato di non star trattando con Washington, bensì con l’Oman, su rotte nautiche e carte di navigazione. Il Qatar media, l’Arabia Saudita invoca chiarezza e de-escalation, gli Emirati Arabi premono per azioni più dure, e i Pasdaran minacciano attacchi preventivi qualora la diplomazia fallisse. Il petrolio balla, i mercati si contraggono, e la pace penzola da un filo che somiglia più a un ultimatum che a un’intesa.

Mentre il Medio Oriente si specchiava nell’ennesima vigilia di guerra, l’Europa ha tenuto il vertice straordinario dei ministri dell’Interno sulla crisi di Ceuta. L’Italia si è presentata rivendicando la lettera a ventidue firme e chiedendo più controlli alle frontiere, più deterrenza, più «return hubs» nei Paesi terzi. La Spagna ha insistito sulla solidarietà, la Commissione ha mediato, e il vertice si è chiuso con una frattura che nessun comunicato congiunto potrà ricucire. Tra chi vuole blindare i confini e chi difende il diritto d’asilo, l’Europa ha smesso di parlare una lingua sola, e il Mediterraneo intanto inghiotte cadaveri senza chiedere il passaporto.

Phil Collins, settantacinque anni, ha raccontato al «Times» di aver quasi perso la vita per colpa dell’alcol. I reni avevano smesso di funzionare, gli organi cedevano, i figli andavano a salutarlo convinti di non rivederlo più. Ha trascorso sette mesi in ospedale, ha smesso di bere, e oggi vive solo in Svizzera, accudito da un’infermiera, con il desiderio di innamorarsi ancora. L’ex frontman dei Genesis, l’uomo che ha venduto centinaia di milioni di dischi, beveva vino appena sveglio e ne aveva fatto la colazione. Poi il tracollo, la rianimazione, la rinascita. La sua storia, accostata a quella di Nathan Thomas, sembra disegnare un contrappasso perfetto: il genio che a diciotto anni costruisce e il genio che a settantacinque ha rischiato di distruggersi e ora chiede soltanto di poter baciare qualcuno.

Il caffè della vergogna, stamattina, ha il sapore delle cose che stanno per finire e di quelle che cominciano. Un ragazzo sale in cattedra, un presidente minaccia decapitazioni, un continente litiga sui confini, e un vecchio cantante cerca un bacio. Forse il giovane professore della Florida ha ragione: l’età è un dettaglio. Conta la direzione in cui si cammina.

Stefan Zweig, Il mondo di ieri, Mondadori, Milano, 1942
George Steiner, Nessuna passione spenta, Garzanti, Milano, 1996
Zygmunt Bauman, Dentro la globalizzazione, Laterza, Roma-Bari, 1999
Elias Canetti, Massa e potere, Adelphi, Milano, 1981
Henry Kissinger, Ordine mondiale, Mondadori, Milano, 2014
Italo Calvino, Lezioni americane, Mondadori, Milano, 1988
Ryszard Kapuściński, L’altro, Feltrinelli, Milano, 2006
Eugenio Montale, Auto da fé, Il Saggiatore, Milano, 1966

The Prodigy and the Last Chance

Caffè della VerGOGNA. Edition of August 4, 2026

Nathan Thomas became a university professor at eighteen years and three hundred and forty-six days old, and when asked what it feels like to teach engineering to students his own age, he replied that age is not a determining factor, that he focuses simply on doing his job well. He began university at ten, graduated at fourteen, earned a master’s degree with top marks, and now studies Law while teaching online courses. The previous record had stood for three hundred and six years, since Colin Maclaurin obtained a chair at nineteen in 1717. Nathan Thomas did not break just a record: he shattered the idea that genius must have time to grow, to err, to wait. In a world that seems to have lost all faith in the future, this boy from Florida simply took his seat in the lecture hall and began to explain. His existence is good news, and deserves to be read calmly, savored, allowed to settle.

Except that the rest of the planet, in these hours, decided to play a completely different game. Donald Trump announced that negotiations with Iran are underway and that this is “the last chance” for Tehran to sign an agreement, before what he himself called, without many subtleties, “decapitation.” The expression was uttered from the Oval Office with the same nonchalance as granting a final extension to a delinquent debtor, and immediately after the president added that the reopening of the Strait of Hormuz could occur “by today.” Iran, for its part, denied negotiating directly with Washington, specifying that talks are with Oman and concern maritime routes and navigational charts. Qatar serves as mediator, Saudi Arabia calls for clarity and de-escalation, the United Arab Emirates push instead for more incisive actions, and the Pasdaran threaten preemptive attacks if diplomacy fails. Oil fluctuates, markets hold their breath, and peace hangs by a thread that resembles an ultimatum more than a negotiation.

While the Middle East gazed into the abyss of its latest eve-of-war, Europe held its extraordinary summit on the Ceuta crisis. Interior ministers of the Twenty-Seven gathered to discuss borders, repatriations, and Schengen, and Italy arrived at the table claiming the letter signed by twenty-two nations and calling for more controls, more deterrence, more “return hubs” in third countries. Spain responded with its usual appeal to solidarity, and the Commission attempted to mediate. But the summit is already marked by a fracture that no joint declaration can stitch together: between those who want to close and those who want to welcome, between those who count the dead at sea and those who count votes at home, Europe has ceased speaking a single language.

And then there is Phil Collins, who told The Times he almost lost his life because of alcohol. His kidneys had stopped working, organs were failing, his children came to say goodbye convinced they would never see him again. He spent seven months in hospital, quit drinking, and today lives alone in Switzerland attended by a nurse, with the desire to fall in love again, to kiss someone, to begin anew. The former frontman of Genesis, the man who sold hundreds of millions of records, confessed to drinking wine upon waking, having made it his breakfast. Then the fall, the intensive care unit, the resurrection. His story, read alongside Nathan Thomas’s, seems a perfect contrapasso: the precocious genius who builds and the consumed genius who nearly destroyed himself, and who now, at seventy-five, asks only for another chance.

This morning’s coffee of shame has the bittersweet taste of things about to end and things about to begin. An eighteen-year-old takes his seat in the lecture hall, a president grants last chances to ancient enemies, a continent quarrels over borders, and an old drummer seeks a kiss. Perhaps Nathan Thomas is right: age is not a determining factor. It is the direction one walks that makes the difference.


Stefan Zweig, The World of Yesterday, Mondadori, Milan, 1942
George Steiner, Errata: An Examined Life, Garzanti, Milan, 1996
Zygmunt Bauman, In Search of Politics, Laterza, Rome-Bari, 1999
Elias Canetti, Crowds and Power, Adelphi, Milan, 1981
Henry Kissinger, World Order, Mondadori, Milan, 2014
Italo Calvino, Six Memos for the Next Millennium, Mondadori, Milan, 1988
Ryszard Kapuściński, The Other, Feltrinelli, Milan, 2006
Eugenio Montale, Auto-da-Fé, Il Saggiatore, Milan, 1966


Robert Von Sachsen Bellony

Robert Von Sachsen Bellony

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