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Il drone, il gasdotto e le spalle voltate

Caffè della VerGOGNA - edizione del 9 Agosto 2026

Robert Von Sachsen Bellony by Robert Von Sachsen Bellony
9 Agosto 2026
in Editoriale
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Il drone, il gasdotto e le spalle voltate
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Caffè della VerGOGNA – edizione del 9 Agosto 2026

Un drone è entrato in Bulgaria dalla Romania ed è esploso a un chilometro dal gasdotto Transbalcanico, quello che collega la Turchia all’Ucraina e che garantisce il transito di gas verso mezza Europa. Il premier Radev ha diffuso un video sui social per rassicurare: nessuna vittima, nessun danno all’infrastruttura, tutto sotto controllo.

 

Resta il fatto che un ordigno ha sorvolato il confine tra due Paesi Nato ed è andato a schiantarsi accanto a un’arteria energetica strategica, e che la notizia è stata data con la stessa tranquillità con cui si annuncia un guasto alla caldaia. Il mondo, nell’agosto del 2026, ha imparato a convivere con i droni che esplodono accanto ai gasdotti. È una forma di adattamento, o forse di resa.

Sulla via Litoranea di Ostia, intanto, un uomo di cinquantacinque anni ha investito un ciclista francese in vacanza, l’ha fatto volare oltre il guardrail, e poi ha proseguito la corsa senza fermarsi. Il turista è ricoverato al San Camillo, il pirata della strada è stato rintracciato grazie alle telecamere della Sala Sistema Roma e ha raccontato agli agenti che i danni sulla sua Jeep erano opera di vandali. Gli investigatori non gli hanno creduto, e ora è denunciato per fuga e omissione di soccorso. Il francese, che era venuto a Ostia per trascorrere l’estate, si è ritrovato sbalzato oltre un guardrail da un connazionale che forse aveva fretta, o forse semplicemente non aveva voglia di assumersi la responsabilità di ciò che aveva fatto.

Al policlinico Gemelli di Roma, una cabina elettrica del reparto Dialisi ha preso fuoco poco prima delle undici. I vigili del fuoco hanno spento l’incendio, i pazienti sono stati evacuati nell’edificio centrale, e le cause sembrano riconducibili a un malfunzionamento delle batterie del gruppo di continuità. Nessun ferito, per fortuna, ma il centro emodialisi resterà chiuso fino al completamento dei controlli. Il Gemelli è lo stesso ospedale dove tre giorni fa è arrivato in terapia intensiva il ragazzo scout colpito da un fulmine sul Monte Livata. I fulmini e gli incendi non vanno in vacanza, e gli ospedali restano aperti.

A Gallipoli, un ragazzo di diciannove anni arrivato da Bologna per una vacanza con gli amici si è sentito male mentre nuotava a Rivabella e non è più riemerso. I bagnini lo hanno riportato a riva, i sanitari hanno tentato a lungo di rianimarlo, senza riuscirci. Aveva diciannove anni, e l’estate che doveva essere un ricordo felice si è chiusa con una telefonata che nessun genitore vorrebbe ricevere.

A Roma si sono svolti i funerali di Luigi Cavallari, il marito della ministra Roccella scomparso nel lago di Vico a fine giugno e ritrovato soltanto il 4 agosto. La ministra ha detto: «Dopo cinquant’anni camminavamo mano nella mano. Penso che ancora continueremo a farlo, sicuramente in un altro modo, in un altro mondo». Le sue parole, pronunciate nella chiesa di San Lorenzo in Lucina, hanno ricordato a tutti che il dolore non ha colore politico, e che quando muore un marito, prima ancora che una ministra, c’è una donna che piange.

Poi c’è stata Marcinelle. La commemorazione del settantesimo anniversario della strage nella miniera belga dove morirono duecentosessantadue lavoratori, per la maggior parte italiani, si è trasformata in una rissa politica. Carlo Fidanza, capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo, ha denunciato che alcuni rappresentanti della Cgil si sono voltati di spalle mentre il presidente del Senato La Russa leggeva il messaggio di Mattarella. La Russa ha parlato di «squallida propaganda», la premier Meloni ha definito il gesto «grave e vergognoso». Maurizio Landini ha negato tutto, ha detto che Fidanza «ha avuto un colpo di sole», e ha aggiunto che è «singolare» che la presidente del Consiglio trovi il tempo di commentare «bugie» mentre il Paese ha ben altri problemi. Poi è intervenuto il sindacato belga Fgtb, che si è assunto la responsabilità della protesta: «Noi siamo contro la presenza di partiti fascisti, e per noi Fdi è un partito di estrema destra. Se gli italiani sono venuti a lavorare qua è anche colpa del fascismo». La cerimonia per i minatori morti è diventata un regolamento di conti, e i morti, come sempre, sono passati in secondo piano.

Il caffè della vergogna, stamattina, sa di polvere di carbone e di gasdotto incolume. Un drone esplode in Bulgaria senza far vittime, un pirata della strada fugge dopo aver investito un turista, un incendio devasta un reparto d’ospedale senza conseguenze letali, un ragazzo annega a Gallipoli, una ministra saluta suo marito per l’ultima volta, e i vivi, a Marcinelle, litigano su chi abbia il diritto di commemorare i morti. Sono passati settant’anni dalla tragedia della miniera, e ancora non abbiamo imparato che davanti a duecentosessantadue bare l’unica postura decente è il silenzio.

Primo Levi, La tregua, Einaudi, Torino, 1963
Albert Camus, L’uomo in rivolta, Bompiani, Milano, 1951
Elias Canetti, Massa e potere, Adelphi, Milano, 1981
Hannah Arendt, Vita activa, Bompiani, Milano, 1964
Zygmunt Bauman, Modernità e olocausto, Il Mulino, Bologna, 1992
Simone Weil, La prima radice, SE, Milano, 1990
Italo Calvino, La giornata d’uno scrutatore, Einaudi, Torino, 1963
Joseph Conrad, Cuore di tenebra, Einaudi, Torino, 1999

 

 

The Drone, the Pipeline, and the Turned Backs

Caffè della VerGOGNA. Edition of August 9, 2026

A drone entered Bulgaria from Romania and exploded one kilometer from the Trans-Balkan pipeline—the conduit linking Turkey to Ukraine that guarantees gas transit to half of Europe. Prime Minister Radev posted a video on social media to reassure the public: no casualties, no damage to the infrastructure, everything under control. The fact remains that an explosive device flew over the border between two NATO countries and crashed beside a strategic energy artery, and the news was delivered with the same calm one would use to announce a boiler malfunction. The world, in August 2026, has learned to live with drones exploding beside pipelines. It is a form of adaptation, or perhaps of surrender.

On the Coastal Road of Ostia, meanwhile, a fifty-five-year-old man struck a French cyclist on vacation, sent him flying over the guardrail, and then continued driving without stopping. The tourist is hospitalized at San Camillo; the hit-and-run driver was tracked down thanks to cameras in the Sala Sistema Roma surveillance center and told officers the damage to his Jeep was the work of vandals. Investigators did not believe him, and he is now charged with fleeing the scene and failure to render aid. The Frenchman, who had come to Ostia to spend the summer, found himself hurled beyond a guardrail by a fellow countryman who was perhaps in a hurry, or perhaps simply unwilling to assume responsibility for what he had done.

At the Policlinico Gemelli hospital in Rome, an electrical substation in the Dialysis Department caught fire shortly before eleven. Firefighters extinguished the blaze, patients were evacuated to the central building, and the cause appears traceable to a battery malfunction in the uninterruptible power supply. No injuries, fortunately, but the hemodialysis center will remain closed until inspections are completed. The Gemelli is the same hospital where, three days ago, the scout boy struck by lightning on Monte Livata was admitted to intensive care. Lightning and fires do not take vacations, and hospitals remain open.

In Gallipoli, a nineteen-year-old who had traveled from Bologna for a vacation with friends felt unwell while swimming at Rivabella and never resurfaced. Lifeguards brought him back to shore; medical personnel attempted resuscitation for a long time, without success. He was nineteen, and the summer that was meant to be a happy memory ended with a phone call no parent should ever receive.

In Rome, the funeral was held for Luigi Cavallari, the husband of Minister Roccella, who disappeared in Lake Vico at the end of June and was recovered only on August 4. The minister said: “After fifty years we walked hand in hand. I think we will continue to do so, surely in a different way, in a different world.” Her words, spoken in the church of San Lorenzo in Lucina, reminded everyone that grief has no political color, and that when a husband dies—before anything else, before she is a minister—there is a woman weeping.

Then there was Marcinelle. The commemoration of the seventieth anniversary of the massacre in the Belgian mine where 262 workers died—the majority of them Italian—turned into a political brawl. Carlo Fidanza, head of the Brothers of Italy delegation to the European Parliament, reported that some CGIL representatives turned their backs while Senate President La Russa read Mattarella’s message. La Russa spoke of “squalid propaganda”; Prime Minister Meloni called the gesture “serious and shameful.” Maurizio Landini denied everything, said Fidanza “had sunstroke,” and added that it is “singular” that the Prime Minister finds the time to comment on “lies” while the country has far more pressing problems. Then the Belgian trade union FGTB intervened, assuming responsibility for the protest: “We are against the presence of fascist parties, and for us FdI is a far-right party. If Italians came to work here, it is also the fault of fascism.” The ceremony for the dead miners became a settling of scores, and the dead, as always, were pushed to the background.

This morning’s coffee of shame tastes of coal dust and an intact pipeline. A drone explodes in Bulgaria without claiming victims, a hit-and-run driver flees after striking a tourist, a fire devastates a hospital department without lethal consequences, a young man drowns in Gallipoli, a minister bids her husband farewell for the last time, and the living, in Marcinelle, quarrel over who has the right to commemorate the dead. Seventy years have passed since the mine tragedy, and still we have not learned that before 262 coffins the only decent posture is silence.


Primo Levi, The Truce, Einaudi, Turin, 1963
Albert Camus, The Rebel, Bompiani, Milan, 1951
Elias Canetti, Crowds and Power, Adelphi, Milan, 1981
Hannah Arendt, The Human Condition, Bompiani, Milan, 1964
Zygmunt Bauman, Modernity and the Holocaust, Il Mulino, Bologna, 1992
Simone Weil, The Need for Roots, SE, Milan, 1990
Italo Calvino, The Watcher, Einaudi, Turin, 1963
Joseph Conrad, Heart of Darkness, Einaudi, Turin, 1999

Robert Von Sachsen Bellony

Robert Von Sachsen Bellony

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