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La mappa e la bambina di trentotto anni

Caffè della VerGOGNA - edizione del 23 Agosto 2026

Robert Von Sachsen Bellony by Robert Von Sachsen Bellony
23 Agosto 2026
in Editoriale
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La mappa e la bambina di trentotto anni
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Caffè della VerGOGNA – edizione del 23 Agosto 2026

La mappa dello Stretto di Hormuz è tornata a comparire su Truth con la scritta «nuovo territorio americano», e il segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano ha risposto che non una sola goccia di petrolio lascerà il Golfo Persico. Mohsen Rezaei ha avvertito che i Paesi vicini che collaboreranno con gli americani nella guerra economica vedranno colpiti i loro interessi, mentre il presidente Pezeshkian ha riunito il Parlamento e la Magistratura per discutere gli sviluppi internazionali.

 

 

 

Il vicepresidente Aref ha parlato di terrorismo economico e di una nazione che la pressione non piegherà, perché produce l’effetto opposto. Intanto il portavoce del ministero della Difesa iraniano rivendica una produzione di armi più che triplicata, compresi missili balistici e da crociera, e si dichiara pronto a una guerra lunga e logorante. Il tutto mentre Donald Trump continua a disegnare confini con il tratto di un bambino capriccioso, e il mondo osserva con il fiato sospeso, chiedendosi se la prossima mappa cancellerà anche il Bahrein o soltanto la ragione.

A Joinville, in Brasile, la polizia ha bussato alla porta di una famiglia adottiva e ha detto ad Amanda Maria Souza de Oliveira: «Amanda, lo show è finito». La donna di trentotto anni per quattordici mesi si era fatta chiamare Gabriele, aveva camuffato la voce e convinto una coppia di benefattori di aver adottato una bambina di dodici anni. La madre adottiva, caduta dalle nuvole, ha sussurrato: «Deve esserci un errore». Poi Amanda ha lasciato cadere il registro infantile e ha chiesto, con il tono di un’adulta rassegnata: «Devo venire con voi?». Il tribunale l’ha condannata per frode e furto di identità, ma la donna ha confessato di non voler truffare nessuno: cercava affetto, quel vuoto che la spingeva da vent’anni a farsi passare per bambina. Il suo avvocato ha parlato di una persona vulnerabile che ha vissuto in strada, e ha chiesto una perizia psichiatrica. La storia, letta accanto alle minacce che arrivano dal Golfo, ha il sapore amaro di tutte le identità che la realtà rifiuta, e che trovano rifugio soltanto nella finzione.

A Malta, due giovani italiani sono stati condannati rispettivamente a otto e dieci mesi di reclusione per atti vandalici contro alcune auto, con la pena sospesa e il risarcimento dei danni quantificato in duemila euro. L’ambasciata d’Italia ha seguito l’udienza, e i ragazzi sono già in procinto di rientrare in patria. La giustizia, quando è sospesa, assomiglia a un rimprovero che non lascia cicatrici: quattrocentosessanta giorni di reclusione che non verranno scontati, un debito di duemila euro già saldato. Malta, con la sua consueta severità mitigata dalla clemenza, ha chiuso la vicenda in poche ore, mentre l’Italia archivia un’altra notizia di gioventù bruciata in una notte di noia.

Eugenio Finardi si prepara a Ballando con le Stelle, e il suo entusiasmo ha la leggerezza di chi non ha nulla da dimostrare. Il cantautore ha detto che il ballo è la cosa che lo preoccupa di meno, che possiede la consapevolezza del corpo di chi ha fatto sport diversi, e che è curioso di vedere se finirà in qualche scandaletto. Poi ha confessato di adorare Roma, pur restando affezionato alle brumose atmosfere padane. La sua partecipazione al grande show televisivo è una boccata d’aria in un’estate di mappe, missili e identità rubate: un uomo di musica che accetta di mettersi in gioco con l’ironia di chi sa che la figuraccia, in fondo, è soltanto un’altra forma di verità.

Da Instagram al marchio registrato, «Berlusconismo nostalgico» è diventato un brand. Giustino Mucci, consulente del ministero dell’Università e della Ricerca, ha depositato il nome presso l’Ufficio italiano brevetti e marchi, coprendo dieci classi merceologiche che vanno dalle pubblicazioni elettroniche all’abbigliamento, dai portachiavi ai podcast. La pagina, che supera i centomila follower, si propone di trasformarsi in un progetto editoriale con un sito dedicato e collaboratori. L’operazione ha il merito di raccontare la seconda vita di Silvio Berlusconi come icona commerciale, e il sospetto che il Cavaliere, con la sua ironia, avrebbe apprezzato l’idea di diventare un marchio dopo la morte. La nostalgia, si sa, è merce preziosa, e il berlusconismo ha ancora molto da vendere.

Infine, un robot umanoide ha corso i cento metri in nove secondi e trentadue centesimi, battendo per la seconda volta in una settimana il record di Usain Bolt. Lightning, prodotto da Honor, ha raggiunto una velocità massima di quattordici metri e mezzo al secondo durante i Giochi Mondiali di Robotica Umanoide di Pechino, e la notizia è stata rilanciata senza verifiche esterne. L’atleta giamaicano, che a Berlino nel 2009 fermò il cronometro a nove secondi e cinquantotto, viene ormai superato da prototipi che le aziende cinesi presentano con la stessa enfasi con cui un tempo si annunciavano i miracoli. Il corpo umano, con i suoi limiti gloriosi, cede il passo all’ingegneria, e la domanda che resta sospesa è se quei nove secondi e trentadue valgano come un primato o come un addio.

Il caffè della vergogna, stamattina, sa di inchiostro per marchi e di lubrificante per giunti meccanici. Lo Stretto si blinda, una donna adulta sogna un’infanzia che non le è mai appartenuta, due ragazzi tornano a casa con una condanna sospesa, un cantautore si prepara al ballo, un fantasma politico diventa un marchio e un robot corre più veloce di un uomo. Forse, in questo strano crepuscolo dell’estate, la verità è soltanto una questione di prospettiva.

Umberto Eco, Apocalittici e integrati, Bompiani, Milano, 1964
Walter Benjamin, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, Einaudi, Torino, 1966
Philip K. Dick, Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, Mondadori, Milano, 1968
Giovanni Sartori, Homo videns, Laterza, Roma-Bari, 1997
Alessandro Baricco, I barbari, Feltrinelli, Milano, 2006
Carlo Ginzburg, Il formaggio e i vermi, Einaudi, Torino, 1976
John Kenneth Galbraith, L’economia della truffa, Rizzoli, Milano, 2004
Roberto Saviano, Gomorra, Mondadori, Milano, 2006

 

The Map and the Thirty-Eight-Year-Old Child

Coffee of Shame, edition of August 23, 2026

The map of the Strait of Hormuz has reappeared on Truth with the inscription “new American territory,” and the secretary of Iran’s Supreme National Security Council responded that not a single drop of oil will leave the Persian Gulf. Mohsen Rezaei warned that neighboring countries cooperating with Americans in the economic war will see their interests targeted, while President Pezeshkian has convened Parliament and the Judiciary to discuss international developments. Vice President Aref spoke of economic terrorism and a nation that pressure will not bend, because it produces the opposite effect. Meanwhile, the Iranian Defense Ministry spokesperson claims weapons production has more than tripled, including ballistic and cruise missiles, and declares readiness for a long, grinding war. All this while Donald Trump continues to draw borders with the stroke of a capricious child, and the world watches with bated breath, wondering if the next map will erase Bahrain or merely reason itself.

In Joinville, Brazil, police knocked on the door of an adoptive family and told Amanda Maria Souza de Oliveira: “Amanda, the show is over.” The thirty-eight-year-old woman had for fourteen months gone by Gabriele, disguised her voice and convinced a couple of benefactors she had adopted a twelve-year-old girl. The adoptive mother, caught off guard, whispered: “There must be a mistake.” Then Amanda let fall the children’s registry and asked, with the tone of a resigned adult: “Must I come with you?” The court sentenced her for fraud and identity theft, but the woman confessed she didn’t want to defraud anyone: she was seeking affection, that void that had driven her for twenty years to pass herself off as a child. Her lawyer spoke of a vulnerable person who lived on the streets, and requested a psychiatric evaluation. The story, read alongside the threats arriving from the Gulf, has the bitter taste of all identities reality rejects, and that find refuge only in fiction.

In Malta, two young Italians were sentenced respectively to eight and ten months imprisonment for vandal acts against several cars, with suspended sentence and damages quantified at two thousand euros. The Italian embassy followed the hearing, and the young people are already about to return home. Justice, when suspended, resembles a reprimand that leaves no scars: four hundred sixty days of imprisonment that won’t be served, a debt of two thousand euros already paid. Malta, with its customary severity mitigated by clemency, closed the matter in a few hours, while Italy archives another story of youth burned in a night of boredom.

Eugenio Finardi prepares for Ballando con le Stelle, and his enthusiasm has the lightness of someone who has nothing to prove. The singer-songwriter said dancing is what worries him least, that he possesses bodily awareness from having done various sports, and that he’s curious to see if he’ll end up in some scandal. Then he confessed to adoring Rome, while remaining attached to the misty Po Valley atmospheres. His participation in the big TV show is a breath of fresh air in an summer of maps, missiles and stolen identities: a man of music willing to put himself at risk with the irony of someone who knows that embarrassment, ultimately, is just another form of truth.

From Instagram to registered trademark, “Nostalgic Berlusconism” has become a brand. Giustino Mucci, adviser to the Ministry of University and Research, has filed the name at the Italian Patent and Trademark Office, covering ten product classes ranging from electronic publications to clothing, keychains to podcasts. The page, surpassing one hundred thousand followers, proposes to transform into an editorial project with a dedicated site and collaborators. The operation has the merit of telling the second life of Silvio Berlusconi as a commercial icon, and the suspicion that Il Cavaliere, with his irony, would have appreciated the idea of becoming a trademark after death. Nostalgia, we know, is precious merchandise, and Berlusconism still has much to sell.

Finally, a humanoid robot ran the hundred meters in nine seconds and thirty-two hundredths, beating Usain Bolt’s record for the second time in a week. Lightning, produced by Honor, reached a maximum speed of fourteen and a half meters per second during the World Humanoid Robot Games in Beijing, and the news was relayed without external verification. The Jamaican athlete, who in Berlin in 2009 stopped the clock at nine seconds fifty-eight, is now being surpassed by prototypes that Chinese companies present with the same emphasis once used to announce miracles. The human body, with its glorious limits, gives way to engineering, and the question that remains suspended is whether those nine seconds thirty-two count as a record or as a farewell.

This coffee of shame today tastes of ink for trademarks and lubricant for mechanical joints. The Strait fortifies itself, an adult woman dreams of a childhood that never belonged to her, two boys return home with a suspended sentence, a singer-songwriter prepares to dance, a political ghost becomes a trademark and a robot runs faster than a man. Perhaps, in this strange twilight of summer, truth is simply a matter of perspective.

Umberto Eco, Apocalyptics and Integrates, Bompiani, Milan, 1964 Walter Benjamin, The Work of Art in the Age of Mechanical Reproduction, Einaudi, Turin, 1966 Philip K. Dick, Do Androids Dream of Electric Sheep?, Mondadori, Milan, 1968 Giovanni Sartori, Homo Videns, Laterza, Rome-Bari, 1997 Alessandro Baricco, The Barbarians, Feltrinelli, Milan, 2006 Carlo Ginzburg, Cheese and the Worms, Einaudi, Turin, 1976 John Kenneth Galbraith, The Economics of Fraud, Rizzoli, Milan, 2004 Roberto Saviano, Gomorrah, Mondadori, Milan, 2006

Robert Von Sachsen Bellony

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