Caffè della VerGOGNA – edizione del 30 Agosto 2026
Il fango ha inghiottito il Nepal, e i soccorritori hanno aperto un foro nel tunnel dei cavi dell’impianto idroelettrico sperando di trovare vivi gli operai intrappolati. Il bilancio è salito a settecentocinquanta morti, con oltre tremila dispersi tra Nepal e Tibet, e il ministro dell’Energia nepalese ha spiegato che il pompaggio d’aria serve a verificare se qualcuno respiri ancora là sotto. Le piogge continue rischiano di sospendere le operazioni, e i quattordici elicotteri dell’esercito si muovono tra strati di fango che impediscono atterraggi e decolli. La montagna ha ceduto, e chi scavava per cavare energia dalle sue viscere ora attende che qualcuno scavi per lui.
Vladimir Putin, intanto, ha scelto la metafora zoologica per spiegare la guerra ai bambini. Durante un incontro con studenti e insegnanti, ha raccontato che al Polo Nord le orche possono predare gli orsi polari, e ha collegato la catena alimentare all’operazione militare speciale: bisogna insegnarlo ai bambini, affinché capiscano in che mondo viviamo. L’orso, già usato nel 2014 per descrivere una Russia privata di denti e artigli, torna così a sfilare nella retorica del Cremlino, mentre i vertici militari preparano nuove offensive di terra contro Kiev e Chernihiv. Pavlo Palisa, vicecapo dell’ufficio presidenziale ucraino, ha precisato che non ci sono prove di concentramento di truppe, ma l’allerta resta alta. La notte scorsa i droni russi hanno colpito la capitale, e il distretto di Bucha ha contato trentasette morti in un solo attacco. Mosca ha prorogato il divieto di esportazione del diesel fino a fine settembre, e il cerchio si stringe: gli orsi e le orche, nella favola di Putin, si divorano a vicenda mentre i bambini ascoltano.
L’Italia, dal canto suo, si prepara a prorogare i controlli alle frontiere con la Spagna. La sospensione di Schengen, introdotta il primo agosto dopo la crisi di Ceuta, scade domani, e i media spagnoli danno per probabile un prolungamento di almeno un mese. Il governo Meloni valuterebbe un aggravamento della situazione a Ceuta e il rischio di minacce terroristiche, mentre José Manuel Albares, ministro degli Esteri spagnolo, ha già accusato Roma di mancanza di solidarietà e di aver usato la crisi migratoria per ottenere un vantaggio politico. Il confronto tra i due Paesi prosegue da settimane, e la frontiera, anche quando è sospesa, resta un simbolo che divide più delle acque del Mediterraneo.
Sarah Ferguson ha deciso di tornare nel Regno Unito, e la notizia ha il sapore di un rientro discreto dopo mesi di esilio volontario. L’ex duchessa di York, finita nella bufera per i suoi legami con Jeffrey Epstein, avrebbe scelto una proprietà in affitto con sei camere da letto nelle Home Counties, e il suo ritorno arriva pochi giorni dopo quello del principe Harry e di Meghan. La fonte vicina all’ex duchessa ha parlato di un rientro «a breve», senza clamore, come si conviene a chi ha imparato che la monarchia perdona ma non dimentica. Il passato, per chi ha sfiorato lo scandalo, è una casa con troppe stanze vuote.
Sigfrido Ranucci ha formalmente contestato la rimozione da Report con una lettera di cinque pagine firmata dai suoi legali. Gli avvocati De Vita e Rossi hanno chiesto alla Rai di indicare fatti specifici, circostanze e documenti che giustifichino l’avvicendamento, e hanno denunciato l’illegittimità di una decisione che colpisce la vittima di un attentato. La missiva contesta punto per punto le «percezioni di opacità, commistione e interferenze» evocate dall’azienda, e chiede di conoscere i nominativi di chi avrebbe esercitato pressioni sulla redazione. I legali hanno concesso sette giorni per la risposta e hanno annunciato ogni iniziativa cautelare e risarcitoria. La Rai, intanto, ha già comunicato le tre ipotesi di ricollocazione: RaiNews, Tg3 o un incarico all’estero. Ranucci ha scelto la via giudiziaria, e la redazione di Report ha minacciato l’abbandono in blocco. Il giornalismo d’inchiesta, in Italia, si sposta dai teleschermi alle aule di tribunale, e il pubblico assiste a un processo che assomiglia a una vendetta annunciata.
Il caffè della vergogna, stamattina, sa di fango himalayano e di inchiostro notarile, di favole zoologiche e di frontiere sospese. Il Nepal conta i suoi morti, Putin racconta le orche ai bambini, l’Italia proroga i confini, una duchessa rientra in silenzio e un giornalista impugna la lettera dei suoi avvocati. L’estate è finita da un pezzo, ma il fango continua a salire.
Eric Hobsbawm, Il secolo breve, Rizzoli, Milano, 1995
Franz Kafka, Il processo, Einaudi, Torino, 1983
Émile Zola, Germinal, Einaudi, Torino, 1965
René Girard, La violenza e il sacro, Adelphi, Milano, 1972
Carlo Ginzburg, Il formaggio e i vermi, Einaudi, Torino, 1976
Ryszard Kapuściński, L’altro, Feltrinelli, Milano, 2006
Georges Didi-Huberman, Immagini malgrado tutto, Raffaello Cortina, Milano, 2005





















