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Il calendario del record e l’ombra del drone

Caffè della VerGOGNA - edizione del 3 Settembre 2026

Robert Von Sachsen Bellony by Robert Von Sachsen Bellony
3 Settembre 2026
in Editoriale
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Il calendario del record e l’ombra del drone
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Caffè della VerGOGNA – edizione del 3 Settembre 2026

Venerdì a Bari Giorgia Meloni riunirà il centrodestra per celebrare un primato che in ottant’anni di storia repubblicana è sempre sfuggito a tutti: la longevità del suo esecutivo, ormai prossima a superare i millequattrocentododici giorni del Berlusconi II. L’alfabeto del governo scorre dalla A di alleati alla Z di Zelensky, toccando carburanti, Europa, fisco, immigrazione, Pnrr, riforme e Trump, e ogni lettera racconta una partita aperta. La premier si appresta a incassare il record con la consueta determinazione, anche se il contesto che la circonda somiglia più a un campo minato che a un red carpet: gli alleati litigano, la manovra incombe, il Quirinale del 2029 si avvicina, e il fantasma di una sconfitta referendaria sulle riforme pesa ancora come un macigno. La longevità, in politica, è un trofeo che si solleva con un braccio solo, mentre l’altro resta impegnato a tenere insieme i cocci.

 

Dall’altra parte dell’oceano, intanto, il sangue ha ripreso a scorrere nelle strade americane. A Minneapolis tre persone sono morte e tre agenti sono rimasti feriti in una sparatoria dentro un condominio, e il sergente Garrett Parten ha raccontato di una fitta nebbia che riduceva la visibilità, di spari uditi ai piani superiori, di un sospettato morto senza che si sappia ancora come. La scena, con i suoi dettagli confusi e i suoi contorni tragici, si è già confusa con le decine di sparatorie che ogni anno trasformano le città americane in teatri di dolore. Minneapolis, che nel 2020 era stata il centro delle proteste per George Floyd, torna a fare i conti con una violenza che la retorica politica non sa più nemmeno nominare.

Donald Trump, nel frattempo, ha trovato il modo di lasciare il segno anche sulla geografia. Dopo il Golfo d’America e il Lake America, il presidente ha proposto di ribattezzare lo Stretto di Hormuz «Stretto di Trump», e la sua firma è già pronta a comparire sulle future banconote. Il volto del tycoon campeggia sui pass dei parchi nazionali, sulle monete commemorative da un dollaro, sui conti di risparmio per bambini e sulla piattaforma dei farmaci. Il Monte Rushmore resta il sogno incompiuto, ma l’elenco dei luoghi marchiati cresce di settimana in settimana, come se il potere si misurasse in targhe e diciture. La toponomastica, da arte della memoria, si è fatta strumento di propaganda, e il mondo assiste a questa riscrittura con un misto di rassegnazione e di scherno.

Mario Giuliacci, decano dei meteorologi, ha confessato di aver ricevuto insulti per le previsioni sul caldo. «Scemo», «vecchio»: è il prezzo che paga chi annuncia la fine di un’ondata di calore e si ritrova a spiegare che un’altra è già alle porte. Il Mediterraneo si è scaldato di due gradi, le estati del Nord Italia di due virgola otto, e le giornate con temperature estreme sono passate da cinque a venti per stagione. Il meteorologo ha chiesto soltanto che si consulti il vocabolario, dove la parola «previsioni» significa probabilità e non certezza. Ma la certezza è ciò che la gente pretende, e l’insulto è la moneta con cui paga la propria delusione.

In Francia, intanto, è emerso un piano folle quanto un film di serie B: rapire Kylian Mbappé. Un diciottenne, Clément L., è stato arrestato a Nanterre con una lista di ventisei nomi trovata sul telefono, tra i quali spicca quello del fuoriclasse del Real Madrid. La banda, secondo Le Parisien, era coinvolta in rapine e aggressioni, e gli investigatori stanno cercando di capire quanto il piano fosse concreto. La fama, anche quella che corre sui campi di calcio, attira come sempre l’ombra della violenza, e il confine tra fantasia criminale e progetto reale si fa sottile quando si parla di rapimenti e riscatti.

La Germania, infine, ha alzato la voce contro la Russia per i droni esplosivi di Lipsia. Wolfgang Ischinger, presidente della Munich Security Conference, ha invitato a chiamare le cose con il loro nome: se è un atto di guerra, si dica atto di guerra. Berlino ha chiuso il consolato russo di Bonn, ha annunciato sanzioni e ha promesso di aumentare il prezzo che Mosca paga per la sua guerra ibrida. Alessandro Marrone dell’Istituto affari internazionali ha spiegato che per far scattare l’articolo cinque servirebbero vittime e volontà politica, e che la strategia russa è logorare l’Occidente restando sotto la soglia del conflitto convenzionale. Centoquarantaquattro intrusioni di droni nello spazio aereo europeo in diciotto mesi, flotte ombra nel Baltico, sabotaggi e cyberattacchi: la guerra non dichiarata è già qui, ma nessuno osa darle il nome che merita.

Il caffè della vergogna, stamattina, ha il retrogusto amaro delle celebrazioni che si svolgono sull’orlo di un abisso. Meloni conta i giorni del suo record, Trump conta le targhe da ribattezzare, Minneapolis conta i morti, Giuliacci conta gli insulti, e l’Europa conta i droni che attraversano il cielo. La longevità, forse, è soltanto un’altra parola per dire che il tempo passa, e che nessuno sa più come fermarlo.

Niccolò Machiavelli, Il Principe, Einaudi, Torino, 1961
Raymond Aron, Pace e guerra tra le nazioni, Edizioni di Comunità, Milano, 1970
Carl von Clausewitz, Della guerra, Mondadori, Milano, 1970
Robert Cialdini, Le armi della persuasione, Giunti, Firenze, 1995
Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo, Einaudi, Torino, 1966
Zygmunt Bauman, La solitudine del cittadino globale, Feltrinelli, Milano, 2000
Walter Benjamin, Angelus Novus, Einaudi, Torino, 1962
Umberto Eco, Il fascismo eterno, La nave di Teseo, Milano, 2018

The Record Calendar and the Shadow of the Drone Caffè della VerGOGNA, September 3, 2026 edition

On Friday in Bari, Giorgia Meloni will gather the center-right to celebrate a record that in eighty years of republican history has always eluded everyone: the longevity of her executive, now close to surpassing the one thousand four hundred twelve days of Berlusconi II. The alphabet of the government runs from the A of allies to the Z of Zelensky, touching fuel, Europe, taxes, immigration, the NRRP, reforms, and Trump, and each letter tells an unfinished story. The prime minister is preparing to cash in on the record with her usual determination, even if the context surrounding her resembles more a minefield than a red carpet: allies quarrel, the budget bill looms, the 2029 Quirinal race draws nearer, and the ghost of a referendum defeat on the reforms still weighs like a boulder. Longevity in politics is a trophy lifted with one arm, while the other stays busy holding the pieces together.

Across the ocean, meanwhile, blood has resumed flowing in American streets. In Minneapolis, three people died and three officers were wounded in a shooting inside a condominium, and Sergeant Garrett Parten described a thick fog reducing visibility, gunfire heard on the upper floors, and a suspect dead without anyone yet knowing how. The scene, with its confused details and tragic contours, has already blended into the dozens of shootings that every year turn American cities into theaters of grief. Minneapolis, which in 2020 was the center of the protests for George Floyd, once again reckons with a violence that political rhetoric can no longer even bring itself to name.

Donald Trump, meanwhile, has found a way to leave his mark on geography as well. After the Gulf of America and Lake America, the president has proposed renaming the Strait of Hormuz the “Strait of Trump,” and his signature is already poised to appear on future banknotes. The tycoon’s face adorns national park passes, commemorative one-dollar coins, children’s savings accounts, and the drug pricing platform. Mount Rushmore remains the unfinished dream, but the list of branded places grows week after week, as if power were measured in plaques and inscriptions. Toponymy, once the art of memory, has become an instrument of propaganda, and the world watches this rewriting with a mixture of resignation and scorn.

Mario Giuliacci, dean of Italian meteorologists, has confessed to receiving insults over his heat forecasts. “Idiot,” “old man”: it is the price paid by anyone who announces the end of a heat wave only to find himself explaining that another is already at the door. The Mediterranean has warmed by two degrees, Northern Italy’s summers by two point eight, and days with extreme temperatures have gone from five to twenty per season. The meteorologist has asked only that people consult the dictionary, where the word “forecast” means probability and not certainty. But certainty is what people demand, and the insult is the currency with which they pay for their disappointment.

In France, meanwhile, a plan as crazy as a B-movie has come to light: kidnapping Kylian Mbappé. An eighteen-year-old, Clément L., was arrested in Nanterre with a list of twenty-six names found on his phone, among which that of the Real Madrid star stands out. The gang, according to Le Parisien, was involved in robberies and assaults, and investigators are trying to determine how concrete the plan was. Fame, even the kind that runs across football pitches, has always attracted the shadow of violence, and the line between criminal fantasy and real project grows thin when kidnappings and ransoms are involved.

Germany, finally, has raised its voice against Russia over the explosive drones in Leipzig. Wolfgang Ischinger, president of the Munich Security Conference, urged calling things by their name: if it is an act of war, then say act of war. Berlin has closed the Russian consulate in Bonn, announced sanctions, and pledged to raise the price Moscow pays for its hybrid war. Alessandro Marrone of the Institute of International Affairs explained that triggering Article Five would require casualties and political will, and that the Russian strategy is to wear down the West while staying below the threshold of conventional conflict. One hundred forty-four drone intrusions into European airspace in eighteen months, shadow fleets in the Baltic, sabotage and cyberattacks: the undeclared war is already here, but no one dares give it the name it deserves.

The coffee of shame, this morning, has the bitter aftertaste of celebrations held on the edge of an abyss. Meloni counts the days of her record, Trump counts the plaques to rename, Minneapolis counts the dead, Giuliacci counts the insults, and Europe counts the drones crossing its sky. Longevity, perhaps, is just another word for saying that time passes, and that no one knows how to stop it anymore.

Niccolò Machiavelli, The Prince, Einaudi, Turin, 1961 Raymond Aron, Peace and War: A Theory of International Relations, Edizioni di Comunità, Milan, 1970 Carl von Clausewitz, On War, Mondadori, Milan, 1970 Robert Cialdini, Influence: The Psychology of Persuasion, Giunti, Florence, 1995 Hannah Arendt, The Origins of Totalitarianism, Einaudi, Turin, 1966 Zygmunt Bauman, Loneliness of the Global Citizen, Feltrinelli, Milan, 2000 Walter Benjamin, Angelus Novus, Einaudi, Turin, 1962 Umberto Eco, Eternal Fascism (Ur-Fascism), La nave di Teseo, Milan, 2018

Robert Von Sachsen Bellony

Robert Von Sachsen Bellony

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