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La bara del boia e il braccio alzato

Caffè della VerGOGNA - edizione dell'8 Settembre 2026

Robert Von Sachsen Bellony by Robert Von Sachsen Bellony
8 Settembre 2026
in Editoriale
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La bara del boia e il braccio alzato
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Caffè della VerGOGNA – edizione dell’8 Settembre 2026

Migliaia di persone hanno sfilato a Belgrado per rendere omaggio a Ratko Mladic, il boia di Srebrenica, e l’Europa ha risposto con una nota che definisce l’ex generale un criminale di guerra condannato per genocidio. Il feretro, trasportato da soldati, è stato accolto da bandiere serbe e vessilli con il volto del carnefice, mentre il patriarca Porfirije prometteva che il suo nome resterà impresso nella memoria del popolo serbo-ortodosso. La cerimonia, con ministri serbi e l’ambasciatore russo in prima fila, ha rappresentato la più imponente glorificazione di un condannato per genocidio dai tempi di Milošević. I sopravvissuti di Srebrenica, che ancora seppelliscono i propri cari a trent’anni dalla strage, hanno assistito a quella parata di revisionismo con la rabbia che il tempo non spegne.

 

Donald Trump ha scelto la provocazione digitale: una foto generata con l’intelligenza artificiale in cui Robert De Niro indossa una maglietta con la scritta «Trump è il mio presidente», accompagnata dal commento «Persino questo idiota sta iniziando a capire». L’attore, che a giugno aveva definito il tycoon un tiranno razzista, misogino e xenofobo, non ha replicato. La falsificazione dell’immagine, ormai strumento prediletto del presidente, ha il sapore di uno scherzo che non fa ridere nessuno, se non chi ha smarrito il senso del ridicolo. De Niro, dal canto suo, ha scelto il silenzio, che in questi casi vale più di mille smentite.

Allo stadio Olimpico, quattordici persone sono state identificate per i saluti romani fatti in curva Sud durante Roma-Atalanta. La polizia ha avviato l’istruttoria per il Daspo e le segnalazioni alla Procura per la violazione della legge Mancino. Il gesto, immortalato in una fotografia che ha fatto il giro dei social, è l’ennesima dimostrazione che il fascismo si traveste da tifo e che le curve degli stadi restano un luogo dove l’impunità si fa coreografia. Il Daspo, che impedisce di entrare allo stadio, potrà forse allontanare i protagonisti, ma non potrà cancellare il simbolo che hanno esibito.

L’autopsia di Lorena Isceri ha confermato ciò che la famiglia temeva: la donna era viva quando è stata lanciata dal viadotto dell’A1. L’ex fidanzato l’aveva rinchiusa nel bagagliaio per quasi mezz’ora, dopo averla picchiata, e poi l’ha scaraventata nel vuoto. Franco Isceri ha affidato ai microfoni di Canale 5 un messaggio che suona come una condanna: «Non hai incontrato una persona perbene, hai incontrato un mascalzone». I funerali si terranno a Squinzano, e il padre ha chiesto che quella di Lorena sia l’ultima vittima. Le indagini intanto proseguono, con il nastro adesivo trovato sulla fotocellula del cancello e le fascette nel bagagliaio che raccontano una premeditazione feroce. La politica riempie i social di cordoglio, ma il papà di Lorena ha già detto che gli italiani ne hanno le tasche piene.

La Chiesa tedesca ha lanciato un appello dopo la vittoria dell’AfD in Sassonia-Anhalt. Il vescovo di Magdeburgo, monsignor Gerhard Feige, ha chiesto ai vincitori di rispettare la Costituzione e di difendere la dignità di tutte le persone. Le chiese evangeliche hanno parlato di una lunga storia di resilienza e di porte che resteranno aperte per chi cerca protezione e pace. Le parole, nobili e solenni, rischiano di cadere nel vuoto di un elettorato che ha smesso di ascoltare i pastori e preferisce i sorrisi di Ulrich Siegmund. La Germania che per settant’anni ha espiato i propri fantasmi si ritrova a dover scegliere tra la democrazia e l’incubo.

In Indonesia, il vulcano Anak Krakatoa ha bloccato i voli e lasciato a terra duecentocinquantamila persone. Tra loro c’è Adriano Santorelli, chirurgo plastico italiano, chiuso in un albergo vicino all’aeroporto di Giacarta con la moglie e le due figlie di sette e nove anni. La famiglia avrebbe dovuto rientrare a Napoli, ma la cenere vulcanica ha reso impossibile ogni partenza, e il medico ha raccontato di non poter uscire all’aria aperta per il rischio che le polveri rappresentano per i bambini. L’ambasciata italiana ha verificato le condizioni della famiglia, ma la data del rientro resta ignota. La natura, con la sua indifferenza, ha trasformato una vacanza in una prigionia dorata.

Il caffè della vergogna, stamattina, sa di incenso e di cenere vulcanica, di fotografie false e di braccia alzate, di corpi che cadono nel vuoto e di chiese che pregano nel deserto. Il mondo, in questo settembre, è un groviglio di simboli e di carne, e la verità sta in mezzo, dove nessun algoritmo può arrivare.

Primo Levi, I sommersi e i salvati, Einaudi, Torino, 1986
Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo, Einaudi, Torino, 1966
Elias Canetti, Massa e potere, Adelphi, Milano, 1981
Susan Sontag, Davanti al dolore degli altri, Mondadori, Milano, 2003
Zygmunt Bauman, Paura liquida, Laterza, Roma-Bari, 2006
Michel Foucault, Sorvegliare e punire, Einaudi, Torino, 1976
George Orwell, Omaggio alla Catalogna, Mondadori, Milano, 1938
Amin Maalouf, L’identità, Bompiani, Milano, 1999

The Executioner’s Coffin and the Raised Arm Caffè della VerGOGNA, September 8, 2026 edition

Thousands of people marched in Belgrade to pay homage to Ratko Mladić, the butcher of Srebrenica, and Europe responded with a statement describing the former general as a war criminal convicted of genocide. The coffin, carried by soldiers, was greeted by Serbian flags and banners bearing the executioner’s face, while Patriarch Porfirije pledged that his name would remain engraved in the memory of the Serb-Orthodox people. The ceremony, with Serbian ministers and the Russian ambassador in the front row, represented the most imposing glorification of a convict for genocide since the days of Milošević. The survivors of Srebrenica, who are still burying their loved ones thirty years after the massacre, watched that parade of revisionism with a rage that time does not extinguish.

Donald Trump chose digital provocation: a photo generated with artificial intelligence in which Robert De Niro wears a T-shirt reading “Trump is my president,” accompanied by the comment, “Even this idiot is starting to catch on.” The actor, who in June had called the tycoon a racist, misogynistic, and xenophobic tyrant, did not respond. The falsification of images, by now the president’s favorite instrument, has the flavor of a joke that makes no one laugh — except those who have lost all sense of the ridiculous. De Niro, for his part, chose silence, which in such cases is worth more than a thousand denials.

At the Stadio Olimpico, fourteen people were identified for the Roman salutes made in the Curva Sud during the Roma-Atalanta match. Police have opened proceedings for stadium bans (Daspo) and referrals to the Prosecutor’s Office for violation of the Mancino Law. The gesture, immortalized in a photograph that made the rounds of social media, is yet another demonstration that fascism dresses up as fandom and that stadium terraces remain a place where impunity choreographs itself. The stadium ban, which bars entry to the grounds, may perhaps distance its protagonists, but it will not be able to erase the symbol they displayed.

The autopsy of Lorena Isceri confirmed what the family feared: the woman was alive when she was thrown from the A1 viaduct. Her ex-boyfriend had locked her in the trunk for nearly half an hour, after beating her, and then hurled her into the void. Franco Isceri entrusted a message to the microphones of Canale 5 that sounds like a condemnation: “You didn’t meet an upright person, you met a scoundrel.” The funeral will be held in Squinzano, and the father has asked that Lorena be the last victim. The investigation meanwhile continues, with the adhesive tape found on the gate’s photocell and the cable ties in the trunk telling a story of ferocious premeditation. Politics fills social media with condolences, but Lorena’s father has already said that Italians are fed up to here.

The German Church issued an appeal following the AfD’s victory in Saxony-Anhalt. The Bishop of Magdeburg, Monsignor Gerhard Feige, asked the victors to respect the Constitution and to defend the dignity of all people. The Protestant churches spoke of a long history of resilience and of doors that will remain open for those seeking protection and peace. The words, noble and solemn, risk falling into the void of an electorate that has stopped listening to the shepherds and prefers the smiles of Ulrich Siegmund. Germany, which for seventy years has atoned for its ghosts, finds itself forced to choose between democracy and nightmare.

In Indonesia, the Anak Krakatoa volcano grounded flights and stranded two hundred fifty thousand people. Among them is Adriano Santorelli, an Italian plastic surgeon, confined to a hotel near Jakarta airport with his wife and two daughters aged seven and nine. The family was due to return to Naples, but volcanic ash made every departure impossible, and the doctor said he cannot go out into the open air because of the risk the dust poses to the children. The Italian embassy has checked on the family’s condition, but the date of the return remains unknown. Nature, with its indifference, has turned a vacation into a gilded imprisonment.

The coffee of shame, this morning, tastes of incense and volcanic ash, of false photographs and raised arms, of bodies falling into the void and churches praying in the desert. The world, in this September, is a tangle of symbols and flesh, and truth lies somewhere in between, where no algorithm can reach.

Primo Levi, The Drowned and the Saved, Einaudi, Turin, 1986 Hannah Arendt, The Origins of Totalitarianism, Einaudi, Turin, 1966 Elias Canetti, Crowds and Power, Adelphi, Milan, 1981 Susan Sontag, Regarding the Pain of Others, Mondadori, Milan, 2003 Zygmunt Bauman, Liquid Fear, Laterza, Rome-Bari, 2006 Michel Foucault, Discipline and Punish, Einaudi, Turin, 1976 George Orwell, Homage to Catalonia, Mondadori, Milan, 1938 Amin Maalouf, In the Name of Identity, Bompiani, Milan, 1999


Robert Von Sachsen Bellony

Robert Von Sachsen Bellony

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