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Il drone e la tregua

Caffè della VerGOGNA - edizione del 15 Settembre 2026

Robert Von Sachsen Bellony by Robert Von Sachsen Bellony
15 Settembre 2026
in Editoriale
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Il drone e la tregua
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Caffè della VerGOGNA – edizione del 15 Settembre 2026

Un drone ha violato lo spazio aereo lituano nella notte, e i caccia della Nato lo hanno abbattuto prima che potesse causare danni. Il presidente Gitanas Nausėda ha ringraziato gli alleati con un messaggio che sa di gratitudine e di preoccupazione, ricordando che mentre la Russia intensifica la sua aggressione contro l’Ucraina, la prontezza delle forze aeree è fondamentale per la sicurezza della regione. La Lituania, come i suoi vicini baltici, vive da mesi con l’ombra di droni che sconfinano e di infrastrutture che vengono sabotate, e ogni abbattimento è una piccola vittoria che non cancella la paura. La Nato ha dimostrato di essere vigile, ma la vigilanza, quando si trasforma in routine, rischia di assuefare gli animi e di far dimenticare che dietro ogni allarme c’è una guerra vera.

 

 

 

Donald Trump ha annunciato su Truth Social che l’Ucraina ha accettato di non colpire gli obiettivi energetici russi e che la Russia ha accettato di fare altrettanto. Il presidente americano ha aggiunto che l’aumento del prezzo della benzina è causato principalmente dal conflitto tra Mosca e Kiev, e non dall’Iran, e ha chiesto a Zelensky di interrompere gli attacchi alle raffinerie. Zelensky ha risposto con un messaggio sui social, spiegando che Kiev è pronta a fermare i propri attacchi contro le infrastrutture critiche russe se Mosca farà altrettanto, e ha chiesto che l’eventuale intesa sia affidabile, di lungo periodo e capace di avere un impatto reale sulla vita delle persone. Il presidente ucraino ha precisato di non essere convinto che la Russia rispetterà qualsiasi accordo, e ha indicato nella de-escalation sulle infrastrutture critiche un possibile primo passo verso la pace. Le sue parole suonano come una concessione strappata dalla necessità, e la fiducia, in questa guerra, è merce che nessuno osa più mettere sul tavolo.

Il Financial Times ha rivelato che Vladimir Putin sarebbe riluttante a raggiungere un accordo per una tregua sugli attacchi alle infrastrutture energetiche prima dell’inverno, ritenendo che la pressione sulla rete elettrica ucraina nei mesi più freddi possa favorire concessioni da parte di Kiev. Il Cremlino, secondo funzionari coinvolti nei negoziati, considera il freddo un’arma e la sofferenza dei civili un mezzo di pressione, e la tregua energetica, in questa lettura, è soltanto un modo per congelare il conflitto senza risolverlo. L’inverno si avvicina, e l’Ucraina si prepara a un’altra stagione di blackout e di bombardamenti, mentre le cancellerie occidentali discutono di garanzie che nessuno sa come rendere credibili.

La notizia del drone abbattuto in Lituania e quella della tregua energetica si intrecciano in un quadro che ha il sapore della guerra ibrida: da una parte i caccia che proteggono i cieli baltici, dall’altra i negoziati che provano a spegnere le raffinerie. La Nato difende il proprio spazio aereo, l’Ucraina accetta di non colpire le infrastrutture russe, la Russia finge di accettare e intanto prepara l’inverno come un assedio. La pace, in questa versione, è un puzzle dove ogni tessera nasconde un secondo fine, e i civili ucraini, che hanno già passato tre inverni al buio, si preparano al quarto senza sapere se la tregua arriverà prima del gelo.

Il caffè della vergogna, stamattina, sa di cherosene e di neve, di droni abbattuti e di promesse elettorali. La Lituania respira per una notte, l’Ucraina propone una tregua che Mosca non vuole, Trump annuncia un accordo che gli altri non hanno firmato, e Putin aspetta il freddo come un alleato. Il mondo, in questo settembre, è un campo di battaglia dove le parole contano meno dei gradi sotto zero, e la verità sta in mezzo, dove nessun radar può arrivare.

Carl von Clausewitz, Della guerra, Mondadori, Milano, 1970
John Mearsheimer, La tragedia delle grandi potenze, LUISS University Press, Roma, 2005
Hannah Arendt, Sulla violenza, Guanda, Parma, 1996
Zygmunt Bauman, Paura liquida, Laterza, Roma-Bari, 2006
Elias Canetti, Massa e potere, Adelphi, Milano, 1981
Timothy Snyder, Terra nera, Mondadori, Milano, 2015
Ryszard Kapuściński, Imperium, Feltrinelli, Milano, 1993
Primo Levi, I sommersi e i salvati, Einaudi, Torino, 1986

The Drone and the Truce Caffè della VerGOGNA, September 15, 2026 edition

A drone violated Lithuanian airspace overnight, and NATO fighters shot it down before it could cause damage. President Gitanas Nausėda thanked his allies with a message that carried both gratitude and concern, reminding that while Russia intensifies its aggression against Ukraine, the readiness of air forces is fundamental to regional security. Lithuania, like its Baltic neighbors, has lived for months with the shadow of drones breaching borders and infrastructure being sabotaged, and each interception is a small victory that does not erase fear. NATO has demonstrated vigilance, but vigilance, when it turns into routine, risks numbing the spirit and forgetting that behind every alarm there is a real war.

Donald Trump announced on Truth Social that Ukraine has agreed not to strike Russian energy targets and that Russia has agreed to do likewise. The American president added that rising gasoline prices are caused primarily by the conflict between Moscow and Kyiv, not Iran, and asked Zelensky to halt attacks on refineries. Zelensky responded with a social media message, explaining that Kyiv is ready to stop its own attacks on critical Russian infrastructure if Moscow does the same, and asked that any eventual agreement be reliable, long-term, and capable of having a real impact on people’s lives. The Ukrainian president specified he was not convinced that Russia would respect any agreement, and indicated de-escalation on critical infrastructure as a possible first step toward peace. His words sound like a concession wrung from necessity, and trust, in this war, is a commodity no one dares place on the table anymore.

The Financial Times revealed that Vladimir Putin would be reluctant to reach an agreement on a truce regarding attacks on energy infrastructure before winter, believing that pressure on Ukraine’s power grid in the coldest months could favor concessions from Kyiv. The Kremlin, according to officials involved in negotiations, considers cold weather a weapon and civilian suffering a means of pressure, and the energy truce, in this reading, is merely a way to freeze the conflict without resolving it. Winter approaches, and Ukraine prepares for another season of blackouts and bombardments, while Western chancelleries discuss guarantees that no one knows how to make credible.

The news of the drone shot down in Lithuania and that of the energy truce intertwine in a picture that has the flavor of hybrid warfare: on one side, fighters protecting Baltic skies; on the other, negotiations attempting to extinguish refineries. NATO defends its airspace, Ukraine agrees not to strike Russian infrastructure, Russia feigns acceptance while preparing winter as if it were a siege. Peace, in this version, is a puzzle where every tile hides a secondary purpose, and Ukrainian civilians, who have already spent three winters in darkness, prepare for the fourth without knowing whether the truce will arrive before the frost.

The coffee of shame, this morning, tastes of kerosene and snow, of downed drones and electoral promises. Lithuania breathes easy for one night, Ukraine proposes a truce Moscow does not want, Trump announces an agreement that others have not signed, and Putin waits for the cold as an ally. The world, in this September, is a battlefield where words count less than degrees below zero, and truth lies somewhere in between, where no radar can reach.

Carl von Clausewitz, On War, Mondadori, Milan, 1970 John Mearsheimer, The Tragedy of Great Power Politics, LUISS University Press, Rome, 2005 Hannah Arendt, On Violence, Guanda, Parma, 1996 Zygmunt Bauman, Liquid Fear, Laterza, Rome-Bari, 2006 Elias Canetti, Crowds and Power, Adelphi, Milan, 1981 Timothy Snyder, Black Earth: The Holocaust as History and Warning, Mondadori, Milan, 2015 Ryszard Kapuściński, Imperium, Feltrinelli, Milan, 1993 Primo Levi, The Drowned and the Saved, Einaudi, Turin, 1986


Robert Von Sachsen Bellony

Robert Von Sachsen Bellony

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