Dire.it/“Le persone a Gaza non sono né morte né vive, sono cadaveri ambulanti”. La frase, pronunciata da un operatore dell’Unrwa e rilanciata sui social dal Commissario Generale Philippe Lazzarini, fotografa l’abisso umanitario in cui è sprofondata la Striscia. Nella terra martoriata da 21 mesi di guerra, ora è la fame a fare il lavoro sporco: silenziosa, sistemica, incurabile. Colpisce tutti: neonati, bambini, adulti. Anziani ormai non ce ne sono quasi più. E i medici, e i giornalisti. Le bombe di Israele sono ormai un contorno.Secondo i decessi segnalati dagli ospedali di Gaza, in soli quattro giorni di questa settimana sono morte 45 persone per fame, oggi altri due. Per fare un paragone, i morti attribuibili alla fame dal 7 ottobre 2023 finora erano solo 68, secondo nuove statistiche del Ministero della Salute di Gaza.
Gli operatori dell’Agenzia Onu per i rifugiati palestinesi svengono mentre prestano soccorso. Sopravvivono, letteralmente, con un pugno di lenticchie. “Quando chi si prende cura degli altri non riesce a sfamarsi, l’intero sistema umanitario è al collasso”, denuncia Lazzarini. Lo scenario è quello di una carestia annunciata, usata come un’arma. Secondo il Programma Alimentare Mondiale, un terzo della popolazione salta interi giorni senza cibo. I dati, seppur difficili da verificare, parlano di almeno 111 morti per fame dall’inizio del conflitto, di cui 81 bambini. Il dottor Ahmed al-Farra, pediatra all’ospedale Nasser di Khan Younis, lancia l’allarme: “Anch’io, medico, cerco ogni giorno farina per la mia famiglia. Nessuno è fuori dalla carestia”.




















