Si sono conclusi a Berlino i colloqui tra le delegazioni di Ucraina e Stati Uniti, dedicati alle prospettive di un possibile processo di pace con la Russia. A confermarlo è stato l’ufficio del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, citato dai media internazionali.
Da parte ucraina il bilancio ufficiale è positivo. Il capo negoziatore di Kiev ha parlato sui social di incontri “costruttivi e produttivi”, mentre Rustem Umerov, segretario del Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale, ha dichiarato che sono stati compiuti “veri progressi” nella ricerca di un accordo di pace duraturo. Secondo Umerov, la delegazione statunitense, guidata da Steve Witkoff e Jared Kushner, starebbe lavorando “in modo estremamente costruttivo” per favorire una soluzione negoziata.
Dietro le dichiarazioni concilianti, tuttavia, resta irrisolto il principale punto di frizione. Secondo un funzionario informato sui colloqui, citato dall’AFP, Washington continuerebbe a ritenere necessaria la rinuncia ucraina al controllo delle regioni orientali di Donetsk e Luhansk come condizione per avviare negoziati di pace con Mosca.
Una richiesta che Kiev respinge apertamente. L’Ucraina non intende ritirare le proprie truppe dal Donbass, un’area che la Russia non è riuscita a conquistare completamente dall’inizio dell’invasione su larga scala nel febbraio 2022. “Putin vuole il territorio”, ha affermato la fonte, sottolineando come la posizione americana su questo punto venga percepita a Kiev come sorprendentemente allineata a quella russa.
Secondo le stime dell’Institute for the Study of War, Mosca controlla attualmente quasi tutta la regione di Luhansk e circa l’80 per cento di Donetsk. Ma il dato militare si scontra con quello politico e sociale. Un sondaggio pubblicato oggi dall’Istituto Internazionale di Sociologia di Kiev indica che il 75 per cento degli ucraini è contrario a qualsiasi rinuncia al Donbass.
I colloqui di Berlino confermano dunque un doppio binario: da un lato la volontà di mantenere aperto il dialogo con Washington, dall’altro una linea rossa che Kiev, almeno per ora, non sembra disposta a superare.



















