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Trump: “Iran ha fermato uccisioni”. Attacco a Teheran rimane opzione

Il presidente americano: "Osserveremo e valuteremo qual è il processo"

Robert Von Sachsen Bellony by Robert Von Sachsen Bellony
15 Gennaio 2026
in Esteri
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Trump: “Iran ha fermato uccisioni”. Attacco a Teheran rimane opzione
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ADN KRONOS/

“Mi dicono che le uccisioni in Iran si sono fermate, non ci sono esecuzioni in programma”. Donald Trump riceve notizie dall’Iran e diffonde il segnale positivo, dopo giorni di durissima repressione del regime nei confronti delle proteste di piazza. Le parole del presidente degli Stati Uniti arrivano mentre filtrano indiscrezioni su un’imminente azione militare degli Stati Uniti contro Teheran.

Nello Studio Ovale, Trump risponde alle domande dei giornalisti e non replica in maniera netta a chi chiede se l’opzione militare possa essere esclusa: “Osserveremo e valuteremo qual è il processo, abbiamo avuto dichiarazioni positive da persone informate”. Se l’Iran riprenderà a colpire i manifestanti, “saremo molto turbati. Siamo stati informati da fonti di alto livello, mi hanno detto che non ci saranno esecuzioni: speriamo sia vero”.

Le opzioni per l’attacco

Se Trump dovesse ordinare attacchi militari contro l’Iran, le opzioni a disposizione degli Stati Uniti sarebbero relativamente limitate secondo l’analisi del New York Times. Lo scorso autunno, il Pentagono ha trasferito la portaerei ‘Gerald R. Ford’ e le sue unità di scorta dal Mediterraneo orientale ai Caraibi. Attualmente, secondo funzionari militari, la Marina statunitense dispone di tre cacciatorpedinieri armati di missili nella regione, tra cui la ‘Roosvelt’, entrata di recente nel Mar Rosso. Nella stessa zona sarebbe presente anche un sottomarino lanciamissili.

Il Pentagono ha presentato a Trump un’ampia gamma di opzioni. Tra i possibili obiettivi figurano il programma nucleare iraniano, sulla scia dei raid che lo scorso giugno avevano colpito alcuni siti sensibili, e le basi dei missili balistici di Teheran. Tuttavia, secondo funzionari Usa, risultano più probabili altre ipotesi, come un cyber-attacco o un’azione mirata contro l’apparato di sicurezza interno iraniano, accusato di usare forza letale contro i manifestanti.

Il segnale dal Qatar

Un eventuale attacco potrebbe avvenire anche tra diversi giorni, ma rischierebbe di provocare una dura rappresaglia iraniana. Dopo i raid americani contro tre siti nucleari iraniani nel giugno scorso, Teheran aveva risposto lanciando missili contro la base di Al Udeid, in Qatar, la più grande installazione militare statunitense in Medio Oriente.

Proprio da Al Udeid – dove stazionano bombardieri, caccia, aerei da ricognizione e droni – nelle ultime ore gli Usa hanno iniziato a ritirare personale e mezzi. Il provvedimento ricorda quello adottato dagli Stati Uniti a giugno 2025, prima dell’attacco contro i siti nucleari iraniani.

Il ritiro di parte del personale dalla avviene in risposta alle ”attuali tensioni regionali”, rende noto il Qatar in una nota diffusa dall’International Media Office. Il paese arabo, si legge nel comunicato, ”continua a mettere in atto tutte le misure necessarie per salvaguardare, come massima priorità, la sicurezza e l’incolumità dei suoi cittadini e dei suoi residenti”. Doha evidenzia che sono state messe in atto azioni per ”proteggere le infrastrutture critiche e i siti militari”.

Via tutti

Il rischio di un’escalation è elevato e lo dimostrano i provvedimenti adottati nelle ultime ore da numerosi paesi. L’Italia dispone l’evacuazione del personale non essenziale dall’ambasciata a Teheran. La decisione, a quanto si apprende da fonti informate, è stata presa dopo la riunione alla Farnesina che il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha avuto con l’ambasciatrice a Teheran, Paola Amadei, e gli altri ambasciatori della regione, la Difesa e l’intelligence.

Nelle stesse ore, la Spagna esorta i suoi connazionali a lasciare l’Iran. Il ministero degli Esteri di Madrid pubblica un aggiornamento nel quale “raccomanda agli spagnoli che si trovano in Iran di andare via del Paese utilizzando tutti i mezzi disponibili”.

L’ambasciata indiana a Teheran chiede ai propri connazionali di lasciare l’Iran, parlando di ”situazione in evoluzione” nella Repubblica islamica. In un comunicato postato sull’account di ‘X’ dell’ambasciata di Nuova Delhi si consigliano anche i cittadini indiani di restare altamente vigili e di evitare le zone dove sono in corso le proteste.

La Germania suggerisce alle compagnie aeree di evitare lo spazio iraniano per il rischio di colpi di contraerea. La direttiva, in vigore dal 14 gennaio, è valida fino al 10 febbraio.

Il gruppo aereo tedesco Lufthansa a stretto giro annuncia che le sue compagnie aeree aggireranno gli spazi aerei iraniani e iracheni “fino a nuovo ordine”. Il gruppo, che oltre alla compagnia tedesca Lufthansa comprende Austrian, Brussels Airlines, Discover, Eurowings, Swiss e Ita Airways, spiega in un comunicato che eviterà questi spazi aerei “a causa dell’attuale situazione in Medio Oriente”.

Iran pronto allo scontro

La prospettiva di un’azione imminente condiziona ovviamente anche le operazioni a Teheran. I Guardiani della Rivoluzione dichiarano di trovarsi “al picco della prontezza operativa”. Il comandante delle Forze aerospaziali dei Pasdaran, Majid Mousavi, conferma ai media statali che sono state aumentate le scorte di missili dopo la cosiddetta Guerra dei 12 giorni con Israele dell’anno scorso, aggiungendo che i danni subiti durante il conflitto sono stati riparati e che la produzione di alcuni armamenti oggi è superiore ai livelli precedenti a giugno 2025.

L’Iran è pronto a rispondere “con decisione” a eventuali attacchi contro il suo territorio, dice a stretto giro il comandante dei Guardiani della Rivoluzione, Mohammad Pakpour, accusando Stati Uniti e Israele di fomentare le proteste che hanno scosso la Repubblica islamica. I Pasdaran, sono “al massimo della loro prontezza operativa e daranno una risposta decisiva all’errore di calcolo del nemico”, dice Pakpour.

Iran e Israele, nessuna mossa

L’eventuale escalation non dovrebbe coinvolgere Israele. Al di là di annunci e dichiarazioni, secondo il Washington Post i due paesi avrebbero adottato posizioni prudenti. Pochi giorni prima dell’inizio delle proteste in Iran a fine dicembre, funzionari israeliani hanno comunicato alla leadership iraniana, attraverso la Russia, che Tel Aviv non avrebbe lanciato attacchi se Israele non fosse stato attaccato per primo. Il canale russo è stato sfruttato anche dall’Iran, che ha manifestato l’intenzione di evitare qualsiasi attacco preventivo. Dai contatti sono passati circa 20 giorni e non si possono escludere sviluppi in un’altra direzione. I contatti, in ogni caso, sono un elemento di novità se si considera che i due paesi sono stati protagonisti di una guerra di 12 giorni a giugno.

Robert Von Sachsen Bellony

Robert Von Sachsen Bellony

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