Due deputati statunitensi del Congresso, Ro Khanna e Thomas Massie, hanno accusato il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti d’America di aver oscurato il nome di almeno “sei uomini” probabilmente implicati nel grave e terribile scandalo internazionale degli Epstein files. La denuncia dei due deputati – un democratico e un repubblicano – è arrivata dopo che entrambi hanno avuto accesso ai documenti non censurati sul pedofilo finanziere e imprenditore statunitense Jeffrey Epstein. Ora vogliono concedere al ministero guidato da Pam Bondi il tempo necessario per rimuovere gli omissis dalle carte ma non escludono la possibilità di rendere pubblici i sei nomi durante una seduta della Camera, così da godere dell’immunità. Uno dei sei uomini, ha detto Thomas Massie, ricoprirebbe una posizione di alto livello in un Governo straniero mentre un altro sarebbe una personalità di spicco mondiale.

Le indagini indicano che le vittime erano in gran parte adolescenti, spesso in condizioni di vulnerabilità economica e sociale, coinvolte in un meccanismo organizzato di reclutamento, trasporto, pagamento e silenziamento. Dai file emerge una rete opaca che, sui social, viene collegata a suicidi sospetti, incidenti mai chiariti, casi celebri di bambine scomparse e a storie meno note di internamenti in cliniche psichiatriche. Si parla anche di orfani rapiti o venduti dopo il terremoto in Turchia.
Un dato oggettivo è la presenza ricorrente del nome dell’attuale presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump, citato migliaia di volte nei file. Il suo nome è spesso associato a circostanze inquietanti. Le immagini trasmesse in televisione, che mostrano Epstein e Trump mentre si scambiano commenti compiaciuti, vengono frequentemente tagliate prima di inquadrare il gruppo di ragazzine o bambine presenti.
Nel frattempo, il premier polacco Donald Tusk ha annunciato un’inchiesta sui legami tra l’universo Epstein e i servizi russi e israeliani. Dimissioni e scandali hanno iniziato a emergere in Norvegia, Regno Unito, Slovacchia e Francia.

Intanto non ha parlato Ghislaine Maxwell, chiamata a testimoniare alla Camera sul caso Epstein, in un videocollegamento dal carcere a porte chiuse. L’ex compagna e complice del finanziere suicidatosi in carcere si è avvalsa della facoltà di non rispondere, invocando il quinto emendamento della Costituzione, che garantisce il diritto al silenzio per non autoincriminarsi. Gli avvocati di Maxwell, condannata a 20 anni per aver aiutato Epstein ad abusare sessualmente di ragazze minorenni, hanno fatto sapere che parlerà solo se riceverà la grazia presidenziale.
Epstein files, la denuncia di una delle vittime del finanziere pedofilo: “Trump ci ha traditi”
Haley Robson aveva solo 16 anni quando fu abusata dal finanziere. “Venni invitata con una scusa a casa di Jeffrey. Ci andai con la mia macchina. Non avevo idea di che cosa mi aspettasse lì. Mi dissero tutt’altro. Al mio arrivo, Epstein mi portò al piano di sopra. Abusò di me per un’ora intera”. Lo ha raccontato lei stessa in un’intervista al Corriere della Sera nella quale Robson ha ripercorso alcuni terribili momenti di quegli anni.
La donna, oggi 40enne, ha poi puntato il dito contro Donald Trump che, lei sostiene, “ci ha traditi”. Robson, che ha votato per il Repubblicano alle scorse elezioni, era convinta che avrebbe reso pubblici tutti i file. “Continuava a ripetere: ‘Saremo trasparenti. Vogliamo risposte’. Non è possibile che non sapesse di essere citato. Epstein era praticamente il suo migliore amico”, ha accusato Robson che contava sulla capacità del presidente di far emergere tutte le verità e i colpevoli sullo scandalo sessuale che ruota attorno a Jeffrey Epstein. Per poi asserire: “È coinvolto in una certa misura, non so se fosse direttamente coinvolto o se sapesse che cosa stesse accadendo. Il problema che abbiamo negli Stati Uniti è questo: dovremmo avviare delle indagini concrete per capire la complicità di certe persone, incluso il nostro presidente, in questa storia. Ma il governo ha detto chiaramente che non succederà. Trump ha mentito, ci ha traditi”.
Epstein files, re Carlo d’Inghilterra pronto a collaborare con la polizia
Re Carlo III d’Inghilterra ha manifestato piena disponibilità a collaborare con le autorità competenti nell’ambito delle indagini legate allo scandalo Epstein che coinvolgono il fratello, il principe Andrea. Fonti vicine a Buckingham Palace riferiscono che il sovrano intende garantire la massima trasparenza istituzionale, nel rispetto dell’indipendenza della giustizia e del ruolo costituzionale della monarchia.
SCANDALO EPSTEIN FILES: ARRESTATO IL PRINCIPE ANDREA D’INGHILTERRA
La posizione di Re Carlo d’Inghilterra arriva in un momento di rinnovata attenzione mediatica sul caso Epstein, dopo la diffusione di nuovi documenti e testimonianze. Il principe Andrea, da tempo ritirato dalla vita pubblica, continua a negare ogni addebito.
La scelta del sovrano mira a tutelare la credibilità della Corona britannica, segnando una linea di netta separazione tra responsabilità personali e istituzione monarchica.
“Siao molto preoccupati”, hanno sottolineato anche William e Kate per un caso che rischia di travolgere anche il governo Starmer.



















