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Thomas Massie dei Repubblicani sugli Epstein Files: “Bloccati per proteggere Israele e gli amici di Donald Trump”

Il Capo della Casa Bianca l'ha attaccato sul suo social, ma il deputato ha dichiarato che non si farà intimidire.

Domenico Giampetruzzi by Domenico Giampetruzzi
17 Febbraio 2026
in Esteri
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Thomas Massie dei Repubblicani sugli Epstein Files: “Bloccati per proteggere Israele e gli amici di Donald Trump”

Thomas Massie e Donald Trump - Foto: Facebook ufficiale del deputato repubblicano

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Lo scandalo legato alla controversia degli Epstein Files ha scosso i corridoi del Congresso degli Stati Uniti d’America e acceso un durissimo confronto politico interno anche al Partito Repubblicano. Al centro del dibattito si trova il deputato repubblicano Thomas Massie, divenuto recentemente una voce critica nei confronti del presidente Donald Trump per la gestione della trasparenza sui file collegati alle indagini sul finanziere pedofilo Jeffrey Epstein morto suicida in carcere nel 2019 in circostanze molto misteriose. Secondo Michael Baden, il patologo assunto dagli eredi di Epstein, “la sua morte è stata molto probabilmente causata da una pressione per strangolamento piuttosto che da un’impiccagione”.

Chi è Thomas Massie e cosa ha detto

Thomas Massie, rappresentante del Kentucky noto per le sue posizioni libertarie e spesso indipendenti rispetto alla linea del partito, ha attaccato duramente l’amministrazione Trump definendola “Epstein administration” (l’amministrazione Epstein). La critica, espressa in una recente intervista televisiva a “This Week” della ABC, punta il dito contro il modo in cui l’amministrazione avrebbe gestito la pubblicazione dei documenti relativi alla rete di Jeffrey Epstein, sostenendo che non vi sia stata reale trasparenza.

Secondo Massie, Trump aveva promesso apertura e chiarezza, ma nei fatti sarebbero stati rimossi o limitati documenti giudicati “significativi” prima che i membri del Congresso potessero visionarli integralmente proprio perché Epstein aveva stretti legami con le agenzie di intelligence americane (CIA) e israeliane (Mossad).

Nel suo mirino è finita anche la chiacchieratissima e discussa procuratrice generale Pam Bondi per la sua riluttanza a rendere pubblici i documenti relativi alle indagini su Jeffrey Epstein e sui suoi collaboratori: “Non credo che Pam Bondi abbia fiducia in Pam Bondi. In audizione non si è sentita abbastanza sicura da fare altro che insultare, quindi no, non ho fiducia in lei. Non c’è alcuna responsabilità e trasparenza al Dipartimento di Giustizia”.

Le accuse di copertura e “classe Epstein”

Il deputato ha inoltre espresso sospetti sul fatto che l’amministrazione stesse “proteggendo” individui potenti e miliardari collegati al caso, parlando della cosiddetta “Epstein class”, ovvero un’élite sociale ancora influente a Washington. Massie ha sostenuto che Trump e il Dipartimento di Giustizia abbiano operato per difendere amici e donatori dalla piena esposizione pubblica dei documenti, riducendo così l’efficacia della legge sul rilascio dei file.

Queste critiche si inseriscono in un dibattito più ampio sulle modalità con cui il governo ha rilasciato oltre tre milioni di pagine di documenti, spesso pesantemente redatti, con esclusione di nomi e informazioni che molti legislatori ritengono rilevanti e importantissimi.

SCANDALO EPSTEIN FILES: ARRESTATO IL PRINCIPE ANDREA D’INGHILTERRA

La reazione di Trump e le tensioni interne

Le dichiarazioni di Massie hanno provocato una forte reazione da parte di Trump, che ha attaccato il deputato anche a livello personale e politico, spingendosi fino a sostenere candidati avversari di Massie nelle primarie del Kentucky. La frattura tra i due va oltre l’Epstein Files, riflettendo una più ampia spaccatura nel Partito Repubblicano su temi di trasparenza, rispetto delle istituzioni e lotta alla corruzione percepita. Thomas Massie ha replicato agli attacchi violenti e duri di Trump mediante un post sulla sua pagina Facebook in cui ha sottolineato che sapeva benissimo che il Presidente degli Stati Uniti l’avrebbe attaccato per vendetta: “Non mi farò intimidire a ritirare la mia lotta per la giustizia delle vittime”.

Impatti politici e risonanza mediatica

La controversia non riguarda solo la pubblicazione dei documenti: ha aperto un fronte di tensione tra i sostenitori di una reale trasparenza e coloro che difendono la gestione amministrativa dei materiali. Secondo alcuni osservatori, le critiche di Massie stanno suscitando attenzione anche tra elettori indipendenti e giovani repubblicani, che vedono nella vicenda un simbolo di potenziale insabbiamento politico piuttosto che di rendicontazione completa.

Lo scontro tra Massie e Trump sul caso Epstein Files rimane uno degli esempi più significativi di dissenso interno al GOP, con potenziali effetti sulle dinamiche elettorali future e sulla fiducia pubblica nelle istituzioni statunitensi.

Sia Thomas Massie che la deputata del Partito Democratico Ro Khanna hanno accusato il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti d’America di aver oscurato il nome di almeno “sei uomini” probabilmente implicati nel grave e terribile scandalo internazionale degli Epstein files. La denuncia dei due deputati è arrivata dopo che entrambi hanno avuto accesso ai documenti non censurati sul pedofilo finanziere e imprenditore statunitense Jeffrey Epstein. Ora vogliono concedere al ministero guidato da Pam Bondi il tempo necessario per rimuovere gli omissis dalle carte ma non escludono la possibilità di rendere pubblici i sei nomi durante una seduta della Camera, così da godere dell’immunità.

Intanto la fanbase di Donald Trump, il popolo Maga, è in subbuglio. I sondaggi lo danno in caduta libera. L’ultimo dato della rinomata società di sondaggi Gallup, pubblicato a dicembre 2025, mostra che solo il 36 % degli americani approvava l’operato di Trump, con una netta maggioranza di disapprovazione. Questo valore è tra i più bassi di sempre per un presidente in tempo di pace dal dopoguerra a oggi. I più recenti dati di Rasmussen Reports, notoriamente più favorevoli al Partito Repubblicano, mostrano come il 48% degli elettori pensi che Joe Biden abbia operato meglio, mentre solo il 40% esprime ancora un giudizio positivo su Trump.

Epstein files, la denuncia di una delle vittime del finanziere pedofilo: “Trump ci ha traditi”

Haley Robson aveva solo 16 anni quando fu abusata dal finanziere. “Venni invitata con una scusa a casa di Jeffrey. Ci andai con la mia macchina. Non avevo idea di che cosa mi aspettasse lì. Mi dissero tutt’altro. Al mio arrivo, Epstein mi portò al piano di sopra. Abusò di me per un’ora intera”. Lo ha raccontato lei stessa in un’intervista al Corriere della Sera nella quale Robson ha ripercorso alcuni terribili momenti di quegli anni.

La donna, oggi 40enne, ha poi puntato il dito contro Donald Trump che, lei sostiene, “ci ha traditi”. Robson, che ha votato per il Repubblicano alle scorse elezioni, era convinta che avrebbe reso pubblici tutti i file. “Continuava a ripetere: ‘Saremo trasparenti. Vogliamo risposte’. Non è possibile che non sapesse di essere citato. Epstein era praticamente il suo migliore amico”, ha accusato Robson che contava sulla capacità del presidente di far emergere tutte le verità e i colpevoli sullo scandalo sessuale che ruota attorno a Jeffrey Epstein. Per poi asserire: “È coinvolto in una certa misura, non so se fosse direttamente coinvolto o se sapesse che cosa stesse accadendo. Il problema che abbiamo negli Stati Uniti è questo: dovremmo avviare delle indagini concrete per capire la complicità di certe persone, incluso il nostro presidente, in questa storia. Ma il governo ha detto chiaramente che non succederà. Trump ha mentito, ci ha traditi”.

Rula Jebreal sullo scandalo Epstein Files: “Coinvolge Donald Trump”

In Italia si parla pochissimo dello scandalo del secolo, poiché viene censurato e sminuito a dovere dalla maggior parte dei media filo-americani e filo-israeliani. Qualche giorno fa la giornalista e scrittrice Rula Jebreal ha dichiarato in collegamento con Accordi&Disaccordi, il programma condotto da Luca Sommi con la partecipazione di Marco Travaglio e Andrea Scanzi, in onda ogni sabato sul Nove: “Questa vicenda si lega a doppio filo all’amministrazione di Donald Trump, che starebbe cercando di affossare e, in qualche modo, insabbiare il caso per via dei suoi legami con Israele”.

Per poi sottolineare: “Ci sono circa 6 milioni di email: ne sono state rilasciate 3 milioni, ma la maggior parte è oscurata. Quello che abbiamo visto, secondo gli analisti, è soltanto il 2% di queste e-mail. Ci sono repubblicani come Thomas Massie che hanno combattuto una battaglia per le vittime di abusi – ha continuato la scrittrice -. Marjorie Taylor Greene, repubblicana trumpiana, ha detto di aver ricevuto una telefonata dal presidente Trump in cui le chiedeva di non votare per la pubblicazione di questi documenti perché molti suoi amici ne sarebbero stati pesantemente danneggiati. La ministra della Giustizia americana, Pam Bondi, che ha testimoniato davanti al Congresso, ha dichiarato: ‘Se indagassimo su tutti i nomi presenti nei file, l’intero sistema americano crollerebbe’”.

Per poi concludere: “Persone come Howard Lutnick, segretario al Commercio di questo governo Usa, hanno detto che Jeffrey Epstein era il più grande ricattatore e che così ha fatto i suoi soldi: invitava nella sua casa uomini ricchi e potenti, aveva telecamere ovunque e filmava ciò che accadeva. Non sappiamo se, in questo momento, questi filmati siano tutti nelle mani dell’FBI. Secondo molti analisti, e in particolare secondo agenti dell’FBI, Epstein sarebbe stato un facilitatore, un agente del Mossad reclutato da un ex primo ministro israeliano, un frequentatore assiduo delle residenze di Epstein: Ehud Barak, citato da Virginia Giuffre – l’accusatrice principale di Epstein che ha fatto causa a lui e al principe Andrea – per averla stuprata, torturata e aver poi cercato di strangolarla”.

Tags: AmericaCIADonald TrumpEpstein FilesIsraeleMossadStati Uniti d'AmericaThomas MassieThomas Massie IsraelThomas Massie RepublicanThomas Massie TrumpThomas Massie TwitterUSA
Domenico Giampetruzzi

Domenico Giampetruzzi

Giornalista web, addetto stampa e docente appassionato di spettacolo, tv, moda, calcio, lifestyle, cronaca rosa e nera, cinema e attualità. Dal 2010 è iscritto all'albo dei giornalisti pubblicisti della Puglia. Scrive per diverse testate giornalistiche digitali e cartacee, siti e blog di carattere nazionale. Ha svolto il ruolo di giurato per diversi contest e concorsi di bellezza di rilievo regionale e italiano, da Miss Reginetta d'Italia 2019 in Puglia a Top Kids Model Italy 2019 fino a Top Model of the World Italy 2019. É addetto stampa di molti brand di abbigliamento e accessori, calendari senza veli ed eventi di moda, come il Bari Fashion Red Carpet 2016 e 2019. É laureato alla triennale in SPRISE all'Università degli Studi di Bari e alla magistrale in Relazioni Internazionali per lo Sviluppo Economico all'Universitas Mercatorum. Inoltre ha conseguito il master in HRM e tre master in discipline economico-giuridiche. Il suo motto è: "Libertà, laicità, legalità, eguaglianza e meritocrazia".

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