Il Comitato di coordinamento delle procedure speciali del Consiglio dei diritti umani dell’Onu ha condannato i feroci attacchi, basati sulla disinformazione, sferrati da diversi ministri europei contro Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati dal 1967. La prima richiesta di revoca era arrivata l’11 febbraio dal ministro francese degli Esteri Jean-Noel Barrot, che aveva accusato la nota giurista italiana, esperta di diritto internazionale e specializzata in diritti umani e Medio Oriente, di aver definito Israele “nemico comune dell’umanità“ durante un forum di Al Jazeera. Un attacco frontale fatto sulla base di un video manipolato che aveva stravolto il reale significato dell’intervento. Nonostante questo, al reclamo della Francia, si erano poi aggiunti quelli della Germania, dell’Italia, dell’Austria e della Repubblica Ceca. Un clamoroso e vergognoso autogol. L’ennesima figuraccia anche per il Governo Meloni in politica estera.

Cos’è il Comitato di coordinamento delle procedure speciali ONU
Il Comitato di coordinamento rappresenta l’organo interno che riunisce i titolari delle Procedure Speciali del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, ovvero esperti indipendenti incaricati di monitorare e riferire su specifici Paesi o tematiche legate ai diritti umani.
Questi esperti operano in modo autonomo e hanno il compito di:
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investigare violazioni dei diritti umani
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inviare comunicazioni ufficiali ai governi
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pubblicare rapporti e prese di posizione
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difendere l’indipendenza del mandato degli esperti ONU
Nel caso in questione, il Comitato è intervenuto per difendere l’integrità del mandato di Francesca Albanese.
L’Onu difende Francesca Albanese
“Denunciamo le azioni dei ministri di alcuni Stati che si basano su fatti inventati e criticano Albanese per dichiarazioni che non ha mai rilasciato al 17esimo Forum di Al Jazeera”, ha affermato l’organo, composto da sei esperti indipendenti, che è abilitato a esaminare i reclami contro i relatori speciali dell’Onu. Il Comitato ha espresso “preoccupazione per la crescente tendenza ad attacchi politicamente motivati e maliziosi contro esperti indipendenti di diritti umani, funzionari delle Nazioni Unite e giudici dei tribunali internazionali, che perseguono la responsabilità, diventando la nuova normalità”.
“Gli Stati che affermano di difendere i diritti umani, la giustizia e lo Stato di diritto dovrebbero investire il loro tempo e le loro energie nel perseguire i responsabili di gravi violazioni dei diritti umani, piuttosto che prendere di mira coloro che indagano e denunciano i crimini internazionali in modo obiettivo”, ha affermato il Comitato, “invece di chiedere le dimissioni di Albanese per aver svolto il suo mandato in circostanze molto difficili, tra cui intimidazioni persistenti, attacchi personali coordinati e sanzioni unilaterali illegali, questi rappresentanti dei governi dovrebbero unire le forze per assicurare alla giustizia, anche davanti alla Corte penale internazionale, i leader e i funzionari accusati di aver commesso crimini di guerra e crimini contro l’umanità a Gaza”.
Il Comitato ha incoraggiato tutti gli Stati a riflettere su come abbiano contribuito all’illegalità e al disordine mondiale consentendo, incoraggiando o difendendo le azioni illegali del governo di Israele. “Gli Stati devono guardarsi allo specchio e intraprendere urgentemente un cambio di rotta”, “devono scegliere di schierarsi dalla parte giusta della storia”, ha detto il comitato, esprimendo solidarietà ad Albanese e al popolo palestinese, che “soffre occupazione illegale, apartheid e genocidio”. Il Comitato di coordinamento è un organo composto da sei esperti indipendenti che è abilitato a esaminare i reclami contro i relatori speciali. “Qualora gli Stati nutrano preoccupazioni in merito ai relatori speciali in relazione al codice di condotta, possono trasmetterle al comitato”, che è “composto dai titolari di mandati delle procedure speciali” e che “esamina tali preoccupazioni nell’ambito della sua procedura consultiva interna riservata”, ha spiegato a LaPresse un portavoce del Consiglio dei diritti umani dell’Onu. È il Consiglio dei diritti umani a nominare i relatori speciali, che sono esperti indipendenti. Il portavoce ha sottolineato che “finora tutti i relatori speciali nominati dal Consiglio dei diritti umani hanno completato il loro mandato, a eccezione di quelli che hanno deciso volontariamente di dimettersi prima della scadenza per motivi personali”.
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L’ennesima figuraccia dei ministri italiani, francesi e tedeschi
A sostegno di Francesca Albanese e del suo lavoro si sono schierati anche 150 ex diplomatici, ministri e ambasciatori. In una lettera aperta hanno criticato duramente l’attuale ministro degli Esteri francese, Jean-Noel Barrot, di ”disinformazione”.
Le 150 personalità, tra cui una maggioranza di ex diplomatici olandesi, ma anche ex ministri greci, argentini o danesi ”condannano il ricorso a elementi inesatti e manipolati per screditare la titolare di un mandato indipendente delle Nazioni Unite”.
Albanese ”non ha qualificato Israele come ‘nemico comune dell’umanità”, hanno ricordato i firmatari, invitando il Quai d’Orsay a ”tornare sulle dichiarazioni inesatte attribuite alla signora Albanese e a rettificarle pubblicamente”.
Le dichiarazioni di Francesca Albanese
Francesca Albanese ha dichiarato a Il Fatto Quotidiano: “Ci sono Stati che oggi mi attaccano apertamente, distogliendo l’attenzione dal genocidio in corso a Gaza da oltre 860 giorni e dal regime di apartheid coloniale che continua a espandersi, a Gaza come in West Bank e Gerusalemme est, colpendo l’intero popolo palestinese. L’ultima campagna contro di me si inserisce in una strategia che dura da decenni: silenziare, intimidire e delegittimare chiunque difenda i diritti del popolo palestinese”.
Una strategia che, per Albanese, “non è un caso: è un metodo. Si estraggono frammenti di discorsi, si eliminano i contesti, si modificano i toni, si diffondono insinuazioni atte a suscitare indignazione. Tale tecnica è stata impiegata per insinuare che avrei giustificato le atrocità del 7 ottobre, negato crimini quali la violenza sessuale occorsa in quel terribile giorno, o minimizzato la sofferenza degli ostaggi e delle loro famiglie. Nulla di ciò corrisponde al vero”.
Ricordiamo che la Camera preliminare I della Corte penale internazionale (CPI) ha emesso mandati di arresto per il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex Ministro della Difesa Yoav Gallant per crimini commessi dai due esponenti politici israeliani, tra l’8 ottobre 2023 e il 20 maggio 2024, durante il genocidio a Gaza. La Camera preliminare ha riscontrato fondati motivi per accusare Netanyahu e Gallant di crimini contro l’umanità e crimine di guerra.
La Corte ha asserito che Netanyahu e Gallant hanno agito consapevolmente per impedire aiuti umanitari, violando il diritto internazionale umanitario. Tali azioni hanno causato malnutrizione, disidratazione e sofferenze gravi alla popolazione civile, con un impatto devastante su ospedali e infrastrutture essenziali. La Camera ha sottolineato che le restrizioni erano motivate politicamente e non da necessità militari.



















