Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che richiama il Defense Production Act per garantire l’approvvigionamento di erbicidi a base di glifosato, definiti una risorsa critica per la sicurezza nazionale. Secondo l’amministrazione repubblicana, assicurare la disponibilità di questi prodotti è considerato strategico per sostenere la produttività agricola e la stabilità della filiera alimentare. Le associazioni ambientalistiche sono sul piede di guerra.

Donald Trump promuove il glifosato: la dura condanna di MAHA
L’ordine esecutivo firmato dal presidente degli USA Donald Trump per garantire la produzione di glifosato, l’erbicida più diffuso al mondo, ha scatenato forti reazioni politiche e sanitarie negli Stati Uniti, in particolare all’interno del movimento MAHA (Make America Healthy Again), considerato uno dei fattori chiave della vittoria alle elezioni presidenziali del 2024.
L’ordine esecutivo di Trump sulla produzione di glifosato viene quindi interpretato da parte del movimento come un cambio di rotta rispetto agli impegni presi su pesticidi e politiche alimentari.
La reazione del movimento MAHA è stata immediata e visibile anche sui social. Kelly Ryerson, influencer conosciuta online come “Glyphosate Girl”, ha parlato su X di un possibile indebolimento del movimento, sottolineando come molti sostenitori si fossero mobilitati principalmente su temi come pesticidi, qualità del cibo e salute, più che su altre questioni politiche.
Critiche sono arrivate anche dal mondo dell’attivismo alimentare. Zen Honeycutt, direttrice esecutiva dell’organizzazione Moms Across America, ha dichiarato che favorire l’agricoltura industriale rispetto alla salute dei bambini rappresenta, secondo il movimento, una scelta politica controversa per gli elettori che avevano sostenuto Trump con l’obiettivo di cambiare le politiche su pesticidi, glifosato e sicurezza alimentare.
Donald Trump promuove il glifosato: le critiche dell’Environmental Working Group
La decisione ha provocato la durissima reazione dell’Environmental Working Group (EWG), organizzazione non profit statunitense impegnata sui temi della salute pubblica e della tutela ambientale.
L’associazione parla di un “tradimento” degli elettori sensibili ai temi sanitari, accusando l’amministrazione di aver smentito le promesse elettorali sulla riduzione dei pesticidi e sulla protezione dei consumatori.
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«Se qualcuno si chiedeva ancora se “Make America Healthy Again” fosse un impegno autentico per proteggere la salute pubblica o solo una strategia per conquistare gli elettori sensibili ai temi sanitari, la decisione di oggi risponde chiaramente», ha dichiarato Ken Cook, presidente e cofondatore dell’Ewg.
Cook ha parlato di «tradimento scioccante», soprattutto nei confronti delle persone che vivono e lavorano vicino ai campi agricoli dove il glifosato viene impiegato su larga scala.
Nel mirino dell’organizzazione anche la scelta di garantire una forma di protezione ai produttori del glifosato, tra cui Bayer, che negli ultimi anni ha affrontato migliaia di cause legali negli Stati Uniti per presunti danni alla salute collegati al prodotto.
L’Ewg ha attaccato la posizione di Robert F. Kennedy Jr., oggi segretario alla Salute e ai Servizi Umani (Hhs) dato che nel recente passato Kennedy jr. aveva criticato pubblicamente il glifosato e aveva sostenuto azioni legali contro Bayer-Monsanto per i presunti effetti nocivi dell’erbicida.
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Durante la campagna elettorale, sia Kennedy sia Trump avevano promesso un giro di vite sui pesticidi e una maggiore attenzione alla qualità della filiera alimentare, nel tentativo di intercettare il consenso degli elettori più attenti ai temi ambientali e sanitari.
«Se Kennedy resterà al suo posto dopo questa decisione – ha affermato Cook – sarà difficile sostenere che i suoi precedenti avvertimenti sul glifosato fossero qualcosa di più di retorica elettorale».
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Glifosato al centro del dibattito su salute e agricoltura
Il glifosato è da anni al centro del dibattito internazionale tra esigenze produttive dell’agricoltura e serie preoccupazioni legate ai possibili impatti sulla salute e sull’ambiente.
L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) di Lione, ente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, lo ha classificato come «probabilmente cancerogeno».
L’ordine esecutivo riaccende quindi il confronto tra istituzioni, industria agricola e organizzazioni ambientaliste, con possibili ripercussioni sulle politiche future relative ai pesticidi e alla sicurezza alimentare.
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Glifosato, Bayer propone un accordo per chiudere il contenzioso sul Roundup
Il colosso tedesco Bayer, già coinvolto in oltre 130.000 cause legali e con un esborso di circa 10 miliardi di dollari, ha avanzato alla Corte Suprema degli Stati Uniti una proposta di accordo per risolvere definitivamente il contenzioso legato al Roundup, l’erbicida a base di glifosato.
L’accordo mira a mettere fine alle cause civili che hanno visto cittadini americani richiedere risarcimenti per presunti danni alla salute legati all’uso del prodotto.
Glifosato, Greenpeace va all’attacco

Greenpeace ha più volte denunciato i problemi legati all’uso del glifosato, sottolineando che «è sospettato anche di causare danni al sistema nervoso e ormonale, oltre a essere potenzialmente collegato a malattie come il Parkinson. A questo si aggiungono i danni causati a suolo, api e biodiversità. L’uso del glifosato può e deve essere messo al bando: coltivare senza pesticidi è possibile, come già dimostra l’agricoltura biologica. È tempo che l’Unione Europea riveda la sua posizione e si schieri contro l’uso del glifosato e di altre sostanze pericolose: noi di Greenpeace non smetteremo di fare pressione affinché questo avvenga».
Glifosato, M5S presenta interrogazione sul licenziamento di Daniele Mandrioli
Il Movimento 5 Stelle ha presentato un’interrogazione sulla vicenda che ha interessato l’Istituto Ramazzini e il licenziamento di Daniele Mandrioli, avvenuto cronologicamente dopo la pubblicazione del Global Glyphosate Study.
Il senatore Pietro Lorefice, segretario di Presidenza del Senato e Capogruppo M5S in Commissione Bicamerale Ecomafie, ha dichiarato in una nota stampa: «La coincidenza temporale tra la diffusione di uno studio scientifico, che evidenziava criticità legate a una sostanza così ampiamente utilizzata, e la decisione di licenziare chi ha dedicato la sua attività di ricerca alla prevenzione del cancro e delle malattie di origine ambientali, risulta quanto mai sospetta. Un provvedimento di tale rilievo impone un chiarimento immediato da parte del Governo. Quando sono in gioco temi con ricadute sulla salute pubblica, la trasparenza e l’autonomia della ricerca devono essere pienamente garantite».


















