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Scandalo Epstein, accusa di insabbiamento a Pam Bondi: “Spariti i files sui minori abusati da Donald Trump”

Domenico Giampetruzzi by Domenico Giampetruzzi
25 Febbraio 2026
in Esteri
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Scandalo Epstein, accusa di insabbiamento a Pam Bondi: “Spariti i files sui minori abusati da Donald Trump”

Donald Trump - Foto: Facebook ufficiale del presidente degli USA

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Una scottante e scomoda inchiesta della radio pubblica americana NPR ha sostenuto che parte dei documenti relativi all’indagine scandalo sul ricco e potente finanziere pedofilo americano Jeffrey Epstein sarebbe stata pubblicata in modo incompleto, includendo materiali che contengono accuse di abusi su minorenni nei confronti dell’attuale presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump. Lo scoop di NPR, media indipendente Usa a cui il presidente Trump ha tagliato i finanziamenti lo scorso maggio, ha denunciato la sparizione dal sito del Dipartimento di giustizia della chiacchieratissima e controversa Pam Bondi dei documenti in cui il capo della Casa Bianca veniva accusato di molestie sessuali da parte di una ragazza.

Donald Trump – Foto: Facebook ufficiale del presidente degli USA

L’accusa di NPR: documenti mancanti sugli Epstein Files

Secondo l’inchiesta giornalistica, oltre 50 pagine di interviste dell’FBI e appunti investigativi sarebbero state inizialmente escluse dal database pubblico dei documenti su Epstein.  L’occultamento dei file è stato scoperto a seguito del confronto effettuato “tra il set di dati iniziale del 30 gennaio e i metadati dei documenti di quei file attualmente presenti sul sito web del Dipartimento di Giustizia“.

Tali materiali riguarderebbero la testimonianza di una donna che ha accusato Trump di abusi sessuali quando era minorenne, fatti che — secondo il racconto — risalirebbero ai primi anni ’80.

Le verifiche sui metadati dei documenti avrebbero evidenziato discrepanze tra il dataset originale e quello pubblicato online, alimentando sospetti di omissioni o rimozioni temporanee di parti sensibili dell’inchiesta.

Altri report giornalistici indicano che le pagine mancanti includerebbero note di colloqui con la presunta vittima e verbali di interrogatori dell’FBI che citano Trump tra le persone menzionate nell’indagine su Epstein. Ha evidenziato poi che il governo ha tentato di proteggere Donald Trump rimuovendo dai registri pubblici testimonianze e accuse.

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Il contenuto delle accuse

La testimonianza citata dai media descrive un presunto episodio in cui la donna, allora tredicenne, sarebbe stata presentata a Trump da Epstein e avrebbe riferito un’aggressione sessuale.

L’adolescente, ricostruisce CNN, ha contattato per la prima volta l’Fbi il 10 luglio 2019, 4 giorni dopo l’arresto di Jeffrey Epstein (poi morto il 10 agosto), testimoniando di esserne stata vittima. Raccontò che il finanziere pedofilo la presentò a Trump, “che successivamente le forzò la testa verso il suo pene scoperto, che lei poi morse. In risposta, Trump le diede un pugno in testa e la cacciò fuori”.

Parole contro il presidente Usa che non compaiono in un documento in originale, ma solo nelle copie dell’elenco delle accuse dell’Fbi e nella presentazione del Dipartimento di Giustizia.

EPSTEIN FILES, RULA JEBREAL CRITICA DONALD TRUMP

Gli elementi forniti da questa testimonianza e la descrizione degli abusi subiti coincidono – scrive CNN – “anche con i dettagli di una causa intentata da una vittima. Nel fascicolo del dicembre 2019, ‘Jane Doe 4′ non menziona Trump, e la donna ha volontariamente respinto le sue accuse contro gli eredi di Epstein nel dicembre 2021″. Racconta di essere stata abusata da Epstein in South Carolina dopo che lei aveva offerto servizi di babysitter. I suoi legali avevano poi scritto che il finanziere l’aveva fatta volare a New York City tre o quattro volte per portarla “a incontri intimi con altri uomini importanti e facoltosi” che l’avevano violentata. Uno di loro, di cui non viene specificato il nome, l’ha costretta a praticare sesso orale, l’ha schiaffeggiata e l’ha violentata, secondo quanto dichiarato dagli avvocati.

Scandalo Epstein Files: le accuse di un’altra donna contro Donald Trump

Altri file spariti dal sito del dipartimento di Giustizia e poi parzialmente ricomparsi, continua Npr nella sua indagine, riguardano un’altra donna, testimone chiave dell’accusa nel processo penale contro la complice del finanziere pedofilo, Ghislaine Maxwell, che sta scontando una condanna a 20 anni di carcere per traffico sessuale.

Intervistata sei volte dall’Fbi tra settembre 2019 e settembre 2021, ha raccontato nei dettagli come gli abusi di Epstein e Maxwell siano iniziati quando aveva circa 13 anni, nel 1994, e frequentava l’Interlochen Center for the Arts. Ha descritto come, a un certo punto, Epstein l’abbia portata al Mar-a-Lago Club di Trump per incontrarlo. “EPSTEIN disse a TRUMP: ‘Questa è una buona idea, eh?’”, si legge nel resoconto dell’intervista. Entrambi, ha detto, ridevano, e lei “si sentiva a disagio, ma, all’epoca, era troppo giovane per capirne il motivo”. Secondo i metadati del documento, l’intervista è stata rimossa dagli archivi pubblici del Dipartimento di Giustizia dopo la pubblicazione iniziale, avvenuta il 30 gennaio, ed è stata ripubblicata il 19 febbraio.

L’episodio, per quanto risalga anch’esso al 1994, non è da confondere con quello denunciato nel 2016, che riguardava sempre un’accusa di stupro a Trump. Parliamo del caso di una giovane che aveva denunciato abusi avvenuti nell’appartamento di Epstein a Manhattan. All’epoca anche questa ragazzina aveva 13 anni e venne reclutata con la promessa di lavorare come modella. Aveva dichiarato di essere stata abusata da Trump ed Epstein durante diverse feste “a tema”. Ha descritto di essere stata legata a un letto e violentata. La causa fu intentata nel 2016 e poi ritirata per “paura delle minacce”.


La posizione del Dipartimento di Giustizia e della Casa Bianca

Il Dipartimento di Giustizia ha respinto l’ipotesi di un insabbiamento, sostenendo che eventuali rimozioni sarebbero state temporanee e motivate dalla necessità di oscurare dati personali delle vittime o informazioni sensibili. Idem la Casa Bianca.

Parallelamente, esponenti politici dell’opposizione hanno chiesto indagini per verificare se la diffusione incompleta dei file possa aver protetto figure potenti citate nei documenti.

EPSTEIN FILES, THOMAS MASSIE DEI REPUBBLICANI ACCUSA ISRAELE E DONALD TRUMP

“Nelle ultime settimane i democratici della commissione hanno indagato su come l’Fbi abbia gestito le accuse di violenza su una minore da parte di Trump”, ha detto il deputato liberal Robert Garcia.


Il contesto: la legge sulla pubblicazione dei file Epstein

La pubblicazione dei documenti è legata all’Epstein Files Transparency Act, la legge approvata nel 2025 che impone la diffusione pubblica dei materiali non classificati relativi all’indagine su Epstein.

Nonostante il rilascio di milioni di pagine, numerose critiche hanno riguardato ritardi, redazioni pesanti e possibili omissioni, fattori che hanno alimentato nuove controversie mediatiche e politiche.

SCANDALO EPSTEIN FILES: NEI GUAI IL PRINCIPE ANDREA D’INGHILTERRA

Scandalo Epstein Files: impatti politici e risonanza mediatica

Donald Trump con Elon Musk – Foto: Facebook ufficiale del presidente degli USA

In merito allo scandalo Epstein Files le critiche del repubblicano Thomas Massie contro Donald Trump e Israele stanno suscitando attenzione anche tra elettori indipendenti e giovani repubblicani, che vedono nella vicenda un simbolo di potenziale insabbiamento politico piuttosto che di rendicontazione completa.

Lo scontro tra Massie e Trump sul caso Epstein Files rimane uno degli esempi più significativi di dissenso interno al GOP, con potenziali effetti sulle dinamiche elettorali future e sulla fiducia pubblica nelle istituzioni statunitensi.

Sia Thomas Massie che la deputata del Partito Democratico Ro Khanna hanno accusato il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti d’America di aver oscurato il nome di almeno “sei uomini” probabilmente implicati nel grave e terribile scandalo internazionale degli Epstein files. La denuncia dei due deputati è arrivata dopo che entrambi hanno avuto accesso ai documenti non censurati sul pedofilo finanziere e imprenditore statunitense Jeffrey Epstein.

Intanto la fanbase di Donald Trump, il popolo Maga, è in subbuglio. I sondaggi lo danno in caduta libera. L’ultimo dato della rinomata società di sondaggi Gallup, pubblicato a dicembre 2025, mostra che solo il 36 % degli americani approvava l’operato di Trump, con una netta maggioranza di disapprovazione. Questo valore è tra i più bassi di sempre per un presidente in tempo di pace dal dopoguerra a oggi.

Epstein files, la denuncia di una delle vittime del finanziere pedofilo: “Trump ci ha traditi”

Haley Robson aveva solo 16 anni quando fu abusata dal finanziere. “Venni invitata con una scusa a casa di Jeffrey. Ci andai con la mia macchina. Non avevo idea di che cosa mi aspettasse lì. Mi dissero tutt’altro. Al mio arrivo, Epstein mi portò al piano di sopra. Abusò di me per un’ora intera”. Lo ha raccontato lei stessa in un’intervista al Corriere della Sera nella quale Robson ha ripercorso alcuni terribili momenti di quegli anni.

La donna, oggi 40enne, ha poi puntato il dito contro Donald Trump: “È coinvolto in una certa misura, non so se fosse direttamente coinvolto o se sapesse che cosa stesse accadendo. Il problema che abbiamo negli Stati Uniti è questo: dovremmo avviare delle indagini concrete per capire la complicità di certe persone, incluso il nostro presidente, in questa storia. Ma il governo ha detto chiaramente che non succederà. Trump ha mentito, ci ha traditi”.

Rula Jebreal sullo scandalo Epstein Files: “Coinvolge Donald Trump”

In Italia si parla pochissimo dello scandalo del secolo, poiché viene censurato e sminuito a dovere dalla maggior parte dei media filo-americani e filo-israeliani. Qualche giorno fa la giornalista e scrittrice Rula Jebreal ha dichiarato in collegamento con Accordi&Disaccordi, il programma condotto da Luca Sommi con la partecipazione di Marco Travaglio e Andrea Scanzi, in onda ogni sabato sul Nove: “Questa vicenda si lega a doppio filo all’amministrazione di Donald Trump, che starebbe cercando di affossare e, in qualche modo, insabbiare il caso per via dei suoi legami con Israele”.

Per poi concludere: “Persone come Howard Lutnick, segretario al Commercio di questo governo Usa, hanno detto che Jeffrey Epstein era il più grande ricattatore e che così ha fatto i suoi soldi: invitava nella sua casa uomini ricchi e potenti, aveva telecamere ovunque e filmava ciò che accadeva. Non sappiamo se, in questo momento, questi filmati siano tutti nelle mani dell’FBI. Secondo molti analisti, e in particolare secondo agenti dell’FBI, Epstein sarebbe stato un facilitatore, un agente del Mossad reclutato da un ex primo ministro israeliano, un frequentatore assiduo delle residenze di Epstein: Ehud Barak, citato da Virginia Giuffre – l’accusatrice principale di Epstein che ha fatto causa a lui e al principe Andrea – per averla stuprata, torturata e aver poi cercato di strangolarla”.

Tags: Donald TrumpEpstein FilesJeffrey EpsteinPam BondiScandalo Jeffrey EpsteinStati Uniti d'AmericaUSA
Domenico Giampetruzzi

Domenico Giampetruzzi

Giornalista web, addetto stampa e docente appassionato di spettacolo, tv, moda, calcio, lifestyle, cronaca rosa e nera, cinema e attualità. Dal 2010 è iscritto all'albo dei giornalisti pubblicisti della Puglia. Scrive per diverse testate giornalistiche digitali e cartacee, siti e blog di carattere nazionale. Ha svolto il ruolo di giurato per diversi contest e concorsi di bellezza di rilievo regionale e italiano, da Miss Reginetta d'Italia 2019 in Puglia a Top Kids Model Italy 2019 fino a Top Model of the World Italy 2019. É addetto stampa di molti brand di abbigliamento e accessori, calendari senza veli ed eventi di moda, come il Bari Fashion Red Carpet 2016 e 2019. É laureato alla triennale in SPRISE all'Università degli Studi di Bari e alla magistrale in Relazioni Internazionali per lo Sviluppo Economico all'Universitas Mercatorum. Inoltre ha conseguito il master in HRM e tre master in discipline economico-giuridiche. Il suo motto è: "Libertà, laicità, legalità, eguaglianza e meritocrazia".

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