La situazione a Gaza è definita catastrofica e richiede con urgenza un afflusso massiccio di aiuti salvavita e un accesso umanitario senza ostacoli. A lanciare l’allarme è Medici Senza Frontiere, che ribadisce la propria determinazione a restare sul territorio per continuare a fornire cure mediche alla popolazione.

Ricordiamo che la Camera preliminare I della Corte penale internazionale (CPI) ha emesso mandati di arresto per il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex Ministro della Difesa Yoav Gallant per crimini commessi dai due esponenti politici israeliani, tra l’8 ottobre 2023 e il 20 maggio 2024, durante il genocidio a Gaza. La Camera preliminare ha riscontrato fondati motivi per accusare Netanyahu e Gallant di crimini contro l’umanità e crimine di guerra.
La Corte ha asserito che Netanyahu e Gallant hanno agito consapevolmente per impedire aiuti umanitari, violando il diritto internazionale umanitario. Tali azioni hanno causato malnutrizione, disidratazione e sofferenze gravi alla popolazione civile, con un impatto devastante su ospedali e infrastrutture essenziali. La Camera ha sottolineato che le restrizioni erano motivate politicamente e non da necessità militari.
Restrizioni alle ONG e diritto internazionale umanitario
Secondo quanto riportato in una nota da Medici senza frontiere, in base al diritto internazionale umanitario — e in qualità di potenza occupante — le autorità israeliane sono tenute a garantire la fornitura di assistenza umanitaria. Tuttavia, nuove norme restrittive che impongono a 37 ONG di lasciare i Territori Palestinesi Occupati entro il 1° marzo 2026 rischiano di ridurre drasticamente aiuti già considerati insufficienti.
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Medici Senza Frontiere: bisogni sanitari enormi
“Stiamo cercando di mantenere i servizi per i pazienti in un contesto sempre più difficile”, ha dichiarato Christopher Lockyear, segretario generale di Medici Senza Frontiere.
Secondo l’organizzazione, i bisogni sanitari sono enormi e le restrizioni hanno conseguenze potenzialmente mortali.
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Centinaia di migliaia di pazienti necessitano di cure mediche e supporto psicologico, mentre decine di migliaia di persone hanno bisogno di assistenza continua e a lungo termine, sia chirurgica sia psicologica.
Emergenza sanitaria a Gaza: la necessità di interventi immediati
L’emergenza sanitaria nella Striscia di Gaza continua quindi ad aggravarsi, rendendo fondamentale un intervento internazionale rapido, un aumento degli aiuti umanitari e la garanzia di accesso senza ostacoli per le organizzazioni mediche presenti sul campo.
20 Paesi condannano annessioni di Israele in Cisgiordania
Quasi 20 Paesi, dal Brasile all’Arabia Saudita, dalla Francia alla Spagna, hanno condannato “con la massima fermezza” le recenti misure prese da Israele per rafforzare il suo controllo sulla Cisgiordania. “Queste ultime decisioni si iscrivono in una chiara strategia volta a modificare la situazione sul terreno e a perseguire un’annessione de facto inaccettabile”, scrivono in una dichiarazione congiunta i ministri degli Esteri di questi Stati.
Dall’inizio del mese, Israele ha adottato una serie di misure volte ad aumentare il suo controllo sulla Cisgiordania, che occupa dal 1967, comprese le aree poste sotto il controllo dell’Autorità palestinese in virtù degli accordi israeliani-palestinesi di Oslo, conclusi negli anni ’90 e oggi moribondi. “Tali azioni costituiscono un attacco deliberato e diretto contro la sostenibilità dello Stato palestinese e l’attuazione della soluzione a due Stati”, aggiungono gli autori del testo, invitando il governo israeliano “a ritornare immediatamente su queste decisioni” e “rispettare i propri obblighi internazionali”.
Tra i firmatari ci sono anche i Paesi scandinavi, l’Irlanda, il Portogallo, l’Egitto, la Turchia e l’Indonesia, nonché organizzazioni come la Lega araba e l’Organizzazione per la cooperazione islamica con sede in Arabia Saudita.
La settimana scorsa, 85 stati membri delle Nazioni Unite hanno già criticato le azioni di Israele. La colonizzazione si è notevolmente intensificata sotto l’attuale governo di Benjamin Netanyahu, uno dei più a destra nella storia di Israele, soprattutto dopo l’inizio della guerra a Gaza il 7 ottobre 2023. Al di fuori di Gerusalemme Est, occupata e annessa da Israele dal 1967, più di mezzo milione di israeliani vive oggi in Cisgiordania in insediamenti che l’ONU ritiene illegali ai sensi del diritto internazionale, tra circa tre milioni di palestinesi.


















