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Guerra Usa e Israele contro l’Iran, l’Ambasciata Russa sbugiarda Giorgia Meloni: “Menzogne e responsabilità dell’Occidente”

L’Ambasciata della Federazione Russa a Roma ha diffuso un comunicato in cui contesta la visione della premier italiana della guerra in Medio Oriente.

Domenico Giampetruzzi by Domenico Giampetruzzi
3 Marzo 2026
in Esteri
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Guerra Usa e Israele contro l’Iran, l’Ambasciata Russa sbugiarda Giorgia Meloni: “Menzogne e responsabilità dell’Occidente”

Donald Trump e Giorgia Meloni - Foto: Facebook ufficiale della presidente del Consiglio italiano

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In questi giorni la guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha acceso non solo tensioni militari nel Medio Oriente ma anche forti reazioni diplomatiche in Europa. Tra queste, quella dell’Ambasciata della Federazione Russa in Italia, che ha risposto alle parole della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, con una dura critica alle sue dichiarazioni sulla dinamica del conflitto rilasciate al TG5.

Donald Trump e Giorgia Meloni – Foto: Facebook ufficiale della presidente del Consiglio italiano

Guerra USA e Israele contro l’Iran: le parole di Giorgia Meloni

La premier italiana Giorgia Meloni è intervenuta pubblicamente sull’attacco di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, sottolineando che la decisione militare è stata presa senza coinvolgere i partner europei.

Meloni ha evidenziato come questa escalation, e in particolare gli attacchi di USA e Israele, rappresentino una preoccupazione per il diritto internazionale, collegando la crisi attuale anche alla lunga guerra in Ucraina.

La replica dell’Ambasciata russa: “Bugie e responsabilità dell’Occidente”

In risposta alle affermazioni di Meloni, l’Ambasciata della Federazione Russa a Roma ha diffuso un comunicato in cui contesta la visione italiana della crisi. Secondo il messaggio diplomatico, la situazione attuale non sarebbe semplicemente una conseguenza della guerra in Ucraina, ma frutto di “bugie e manipolazioni dell’Occidente” sulle violazioni della Carta dell’Onu.

“Tutto semplice, dunque – scrive la rappresentanza russa sui social –. Attenendosi alla logica del primo ministro italiano, si potrebbe, tuttavia, proporre una formulazione più precisa. A nostro avviso, madre dell’attuale crisi del sistema del diritto internazionale è la menzogna utilizzata dai leader occidentali per giustificare le proprie intrepide violazioni della Carta delle Nazioni Unite, a partire dalle aggressioni armate, non provocate e brutali, a Paesi indipendenti e membri dell’Onu: contro la Jugoslavia (1999), l’Iraq (2003), la Libia (2011) e, oggi, contro l’Iran (2026)”.

“Sempre sulla menzogna – prosegue l’ambasciata russa – si fonda l’attuale posizione dell’Occidente anche nei riguardi delle cause profonde della crisi ucraina, generata nel 2014 da un sanguinoso colpo di Stato e dalla guerra successivamente scatenata da Kiev contro la componente russofona della propria popolazione residente nel Donbass e in Novorossija, nonché dal sabotaggio da parte dell’Occidente degli Accordi di Minsk – sanciti dalla Risoluzione n. 2202 (2015) del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite – ossia da una diretta violazione di una norma del diritto internazionale”.

Intanto l’ONU ha chiesto un’inchiesta sull’orribile attacco alla scuola femminile in Minab in cui hanno perso la vita oltre 150 bambine.

Guerra USA e Israele contro l’Iran: cos’è successo alla scuola femminile di Minab

Secondo le autorità iraniane e varie fonti internazionali, una scuola elementare femminile – la Shajareh Tayyebeh – è stata colpita da un missile o da un ordigno israeliano durante un attacco aereo il 28 febbraio 2026.

  • L’attacco è avvenuto nel contesto degli scontri tra forze statunitensi, israeliane e iraniane.

  • Il bilancio delle vittime varia, con il governo iraniano che parla di oltre 150 morti, molti dei quali bambine tra i 7 e i 12 anni.


Guerra USA e Israele contro l’Iran: la posizione dell’ONU sull’attacco alla scuola

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Volker Turk, ha definito l’attacco “assolutamente orribile” e ha sottolineato la necessità di capire esattamente cosa sia accaduto.

Cosa chiede l’ONU

  • Una inchiesta imparziale e trasparente per determinare le cause e le circostanze dell’attacco.

  • Che le forze ritenute responsabili conducano l’indagine e condividano i risultati.

  • Il rispetto del diritto internazionale umanitario per proteggere civili e infrastrutture educative.

Turk ha inoltre invitato tutte le parti in conflitto a esercitare moderazione e tornare al tavolo dei negoziati.


Reazioni internazionali e al di fuori dell’ONU

Oltre al richiamo delle Nazioni Unite, altre istituzioni globali hanno duramente condannato l’attacco:

  • UNESCO ha definito il bombardamento una grave violazione del diritto umanitario internazionale, ricordando la protezione speciale riconosciuta alle scuole e alle istituzioni educative.

  • UNICEF ha sottolineato che gli attacchi contro scuole e bambini costituiscono una violazione del diritto internazionale mentre ha chiesto la fine delle ostilità.

  • Personalità come Malala Yousafzai hanno espresso profonda indignazione e solidarietà alle vittime, definendo inaccettabile la perdita di vite innocenti.


Perché è importante l’inchiesta richiesta dall’ONU

Un’indagine trasparente è fondamentale per:

  1. Accertare le responsabilità reali dell’attacco – comprese eventuali violazioni del diritto internazionale.

  2. Garantire giustizia alle famiglie delle vittime, soprattutto quando si tratta di bambini.

  3. Ridurre future tragedie simili, promuovendo standard internazionali per la protezione dei civili in aree di conflitto.

Guerra di USA e Israele contro l’Iran: una condanna netta all’intervento militare arriva dalla Spagna

Pedro Sanchez con Antonio Guterres – Foto: Facebook ufficiale del premier spagnolo

Secondo quanto dichiarato dal premier spagnolo e dai suoi rappresentanti, l’azione militare congiunta di Stati Uniti e Israele in Iran è stata definita “unilaterale”, “ingiustificata” e priva di un mandato delle Nazioni Unite, mettendo in pericolo la pace mondiale e alimentando un clima di instabilità internazionale.

Madrid ha sottolineato che la violenza non porta né alla pace né alla stabilità, ribadendo la necessità di un ritorno alla diplomazia, al dialogo e alla negoziazione come strumenti principali per risolvere le crisi internazionali.

“È importante ricordare che si può essere contrari a un regime odioso, come la società spagnola è contraria al regime iraniano, e allo stesso tempo essere contrari a un intervento militare ingiustificabile, pericoloso e al di fuori del diritto internazionale”, ha affermato Sanchez all’inaugurazione del Mobile World Congress di Barcellona. Il primo ministro ha anche affermato di essere contrario alla guerra che non ha ottenuto l’approvazione del Congresso degli Stati Uniti né del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Guerra di USA e Israele contro l’Iran: la questione delle basi militari spagnole

Un aspetto chiave della posizione di Sanchez riguarda il rifiuto della Spagna di autorizzare l’uso delle proprie basi militari di Rota e Moron per operazioni contro l’Iran. Il governo ha chiarito che tali basi non sono e non saranno sfruttate per attacchi che esulano dagli accordi esistenti o che violano la Carta delle Nazioni Unite.

Secondo il ministro della Difesa spagnolo, Margarita Robles, nessun supporto militare spagnolo è stato fornito all’operazione, e le autorità hanno richiamato gli Stati Uniti al rispetto degli accordi bilaterali e della legalità internazionale.

“DONALD TRUMP E’ BULLO E BUGIARDO”, IL DURO ATTACCO DI SUA NIPOTE MARY L. TRUMP

Una voce critica in Europa

La posizione di Pedro Sanchez si distingue anche all’interno dell’Unione Europea. Mentre alcuni Paesi europei hanno mostrato aperture verso un ruolo più neutrale o di sostegno alle operazioni, la Spagna è stata fra i pochi Stati membri ad esprimere una critica così forte contro l’intervento militare di USA e Israele.

Questa linea si inserisce in un quadro di politica estera spagnola tradizionalmente favorevole al rispetto delle norme internazionali, alla diplomazia multilaterale e alla prevenzione dei conflitti, come già emerso anche in passato in relazione ad altri teatri di crisi importanti.

Perché questa posizione conta?

La condanna di Sanchez non è soltanto una presa di posizione retorica, ma ha implicazioni pratiche. Rifiutare l’uso delle basi militari del paese per operazioni di guerra ha conseguenze diplomatiche significative, potenzialmente complicando i rapporti con alleati tradizionali come gli Stati Uniti.

Allo stesso tempo, questa scelta rafforza l’immagine della Spagna come attore attento al diritto internazionale e alla pace, un elemento che può influenzare la percezione globale del paese sui temi di sicurezza e politica estera.

Guerra USA e Israele contro l’Iran: la posizione dell’ONU

“Da questa mattina ho condannato i massicci attacchi militari degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran, e ho anche condannato i successivi attacchi dell’Iran che violano la sovranità e l’integrità territoriale di Bahrein, Iraq, Giordania, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Stiamo assistendo a una grave minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale. L’azione militare implica il rischio di scatenare una catena di eventi che nessuno può controllare, nella regione più instabile del mondo”. Così il segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, aprendo la riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite convocata dopo l’attacco di Usa e Israele all’Iran e la risposta di Teheran.

USA dichiara guerra all’Iran: Donald Trump tradisce sé stesso

“Smetteremo di correre a rovesciare regimi stranieri di cui non sappiamo nulla, con cui non dovremmo essere coinvolti“, aveva promesso Donald Trump a Fayettevile, vicino alla base militare di Fort Bragg, in Carolina del Nord. Era il 2016. Il tycoon di New York era appena stato eletto presidente degli Stati Uniti per la prima volta.

BASE MAGA CONTRO DONALD TRUMP PER LA GUERRA ALL’IRAN: “INTERESSA ISRAELE E NON GLI USA”

La sua vittoria segnò una svolta profonda nella politica americana, sia sul piano interno sia su quello internazionale. Il candidato repubblicano costruì la propria campagna elettorale su un messaggio chiaro e diretto: priorità assoluta agli interessi nazionali, protezionismo economico e ridimensionamento dell’impegno militare americano all’estero.

Lo slogan “America First” divenne il pilastro della sua narrativa politica. Il riferimento principale era ai conflitti in Afghanistan e Iraq, simboli di un impegno militare durato anni e costato ingenti risorse economiche e umane agli Stati Uniti.

EPSTEIN FILES, THOMAS MASSIE DEI REPUBBLICANI ACCUSA ISRAELE E DONALD TRUMP

Il riferimento principale era ai conflitti in Afghanistan e Iraq, simboli di un impegno militare durato anni e costato ingenti risorse economiche e umane agli Stati Uniti.

Durante la campagna elettorale e nel corso del suo mandato, Trump assicurò ai suoi sostenitori che non ci sarebbero state nuove guerre prolungate all’estero. La critica alle amministrazioni precedenti era netta: troppe risorse spese in conflitti lontani, a discapito dei cittadini americani.

Il messaggio trovò forte consenso tra l’elettorato repubblicano e tra chi chiedeva un ridimensionamento del ruolo globale degli Stati Uniti. Nonostante la retorica isolazionista e l’enfasi sull’“America First”, nel corso dei dieci anni successivi le promesse di un netto disimpegno non sono state rispettate.

USA dichiara guerra all’Iran: Donald Trump esegue il piano di Israele

Il 28 febbraio 2026 gli Stati Uniti, insieme a Israele, hanno lanciato un’importante offensiva aerea su obiettivi strategici in Iran, con l’intento dichiarato di indebolire il programma missilistico e nucleare iraniano. L’operazione è stata presentata come una risposta alle minacce percepite da Teheran, con obiettivi ambiziosi incluso un possibile cambio di regime.

Questa decisione segna un’inversione rispetto ad alcune delle posizioni che Trump aveva espresso in passato, durante la campagna elettorale e i primi mesi della sua presidenza, quando aveva sottolineato la necessità di evitare “guerre senza fine”.

EPSTEIN FILES, RULA JEBREAL CRITICA DONALD TRUMP

“Il popolo americano è stanco di guerre per cambi di regime che ci costano miliardi di dollari e mettono a rischio le nostre vite”, ha dichiarato in un videomessaggio il deputato democratico Ro Khanna, co-responsabile dell’iniziativa della Camera. Il repubblicano Thomas Massie, che guida l’iniziativa insieme a Khanna, ha affermato che è fondamentale proteggere il ruolo costituzionale del Congresso nel dichiarare guerra.


MAGA divisa: critiche dall’interno della base conservatrice

La reazione all’interno dell’elettorato MAGA è stata piuttosto dura. Figure influenti della base, come Tucker Carlson, hanno descritto l’attacco come una violazione delle promesse di Trump e come un potenziale errore strategico, definendolo “malvagio” e contrario all’agenda “America First”.

Esponenti libertari e anti-interventisti, come il deputato Thomas Massie, hanno apertamente criticato l’intervento, sostenendo che non rappresenti gli interessi degli Stati Uniti ma piuttosto quelli di altri Paesi coinvolti nel Medio Oriente.

Marjorie Taylor Greene, l’ex deputata repubblicana della Georgia che si è dimessa però dopo essere entrata in rotta di collisione con il presidente ha parlato di tradimento da parte di un presidente che “tutti noi avevamo creduto fosse diverso e che aveva detto basta”. In un altro messaggio ha aggiunto: “Avevamo votato per America First e ZERO guerre”.

Altre figure dell’alt-right MAGA, tra cui Milo Yiannopoulos e Cassandra MacDonald, hanno descritto la decisione come malvagia e disgustosa. L’esponente di estrema destra Nick Fuentes ha scritto su X: “Israele ci sta trascinando in guerra. L’America prima di tutto”. Pertanto ha implorato Trump su X di ritornare alla promessa del non interventismo dell’America First.

“C’è un’alta probabilità che l’Iran attivi cellule terroristiche dormienti all’interno degli Stati Uniti nei prossimi giorni e settimane – ha scritto su X Alex Jones, noto teorico cospirazionista di estrema destra –. L’enorme scommessa di Trump accelera la traiettoria del mondo verso una guerra nucleare mondiale”.

Questa frattura rappresenta un elemento di crisi interna senza precedenti per il movimento che ha sempre fatto della contrarietà alle “guerre infinite” uno dei propri pilastri.


Guerra USA contro l’Iran: implicazioni politiche e sondaggi, cala il consenso di Donald Trump

Secondo un sondaggio recente, la maggioranza degli americani non supporta interventi militari estesi contro l’Iran, con solo il 25% di approvazione per le operazioni in corso e una significativa porzione di cittadini preoccupati per i costi umani ed economici.

Questi numeri riflettono anche una crescente insoddisfazione tra parte dei repubblicani e degli elettori MAGA, che temono che l’impegno militare possa danneggiare l’agenda “America First”, focalizzata su questioni interne più che estere.

La disputa tra la base MAGA e Trump sulla guerra in Iran ha potenziali ripercussioni a lungo termine:

  1. Rottura con l’elettorato tradizionale conservatore – La base potrebbe sentirsi tradita dalle promesse di evitare “nuove guerre”.

  2. Debolezza nella coesione interna del Partito Repubblicano – Un fronte diviso rischia di danneggiare la leadership di Trump su temi chiave come politica estera e sicurezza nazionale.

  3. Influenza sulle elezioni future – La percezione di un governo pronto a entrare in conflitti esterni potrebbe influenzare negativamente il sostegno elettorale tra gli isolazionisti e gli elettori indipendenti.


Guerra USA e Israele contro l’Iran: critiche a Donald Trump

“Sull’immigrazione è stato il disastro più assoluto, finito con gli omicidi degli scherani dell’Ice e poi gli 80mila posti di lavoro persi in un anno come non succedeva dai tempi della Grande Depressione, per non parlare degli Epstein Files. Non gli resta che ricorrere a qualche colpo di teatro dal crescente effetto-shock”. Chi parla è Paul De Grauwe, economista della London School of Economics: in un’intervista a Repubblica, si è detto convinto che “anche in questo settimo attacco armato lanciato da Trump, portato al massimo livello e alla massima visibilità mediatica, c’è alla base la componente del diversivo”.

L’idea che l’attacco al regime degli Ayatollah sia un altro tentativo del capo della Casa Bianca per distogliere l’attenzione dalla crisi interna, travolta dagli Epstein Files e dai dazi, trova spazio tra commentatori e media critici del tycoon.

Tags: AmericaDonald TrumpGiorgia MeloniGoverno ItalianoGuerra IraniranIsraeleStati Uniti d'AmericaUSA
Domenico Giampetruzzi

Domenico Giampetruzzi

Giornalista web, addetto stampa e docente appassionato di spettacolo, tv, moda, calcio, lifestyle, cronaca rosa e nera, cinema e attualità. Dal 2010 è iscritto all'albo dei giornalisti pubblicisti della Puglia. Scrive per diverse testate giornalistiche digitali e cartacee, siti e blog di carattere nazionale. Ha svolto il ruolo di giurato per diversi contest e concorsi di bellezza di rilievo regionale e italiano, da Miss Reginetta d'Italia 2019 in Puglia a Top Kids Model Italy 2019 fino a Top Model of the World Italy 2019. É addetto stampa di molti brand di abbigliamento e accessori, calendari senza veli ed eventi di moda, come il Bari Fashion Red Carpet 2016 e 2019. É laureato alla triennale in SPRISE all'Università degli Studi di Bari e alla magistrale in Relazioni Internazionali per lo Sviluppo Economico all'Universitas Mercatorum. Inoltre ha conseguito il master in HRM e tre master in discipline economico-giuridiche. Il suo motto è: "Libertà, laicità, legalità, eguaglianza e meritocrazia".

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