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Pedro Sanchez e il no della Spagna alla guerra: “Non si gioca con il destino di milioni di persone”

Il premier spagnolo ribadisce il suo No agli Stati Uniti d'America di Donald Trump per l'uso delle basi militari.

Domenico Giampetruzzi by Domenico Giampetruzzi
4 Marzo 2026
in Esteri
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Pedro Sanchez e il no della Spagna alla guerra: “Non si gioca con il destino di milioni di persone”

Pedro Sanchez - Foto: Facebook ufficiale del premier spagnolo

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Il presidente del Governo spagnolo Pedro Sanchez ha motivato il suo “No” alla guerra di Israele e Stati Uniti d’America contro l’Iran e ha ribadito il suo “No” all’uso di basi militari Nato in Spagna in una dichiarazione istituzionale dal Palazzo della Moncloa, all’indomani delle minacce del presidente statunitense Donald Trump di interrompere le relazioni commerciali con Madrid per il rifiuto di autorizzare l’utilizzo delle basi congiunte di Moron e Rota, in Andalucia, nell’operazione israelo-statunitense contro l’Iran. “Non saremo complici di qualcosa che è dannoso per il mondo – ha asserito il premier spagnolo Sanchez – e che è anche contrario ai nostri valori e interessi, semplicemente per paura delle ritorsioni di qualcuno, perché abbiamo assoluta fiducia nella forza economica, istituzionale e, direi anche, morale del nostro Paese”.

Pedro Sanchez – Foto: Facebook ufficiale del premier spagnolo

Guerra USA e Israele contro l’Iran: il “NO” di Pedro Sanchez della Spagna

Pedro Sanchez ha sottolineato: “Alcuni ci accuseranno di essere ingenui per questo, ma ingenuo è pensare che la soluzione sia la violenza, ingenuo è credere che le democrazie o il rispetto tra le nazioni nascano dalle rovine o pensare che un’obbedienza cieca e servile significhi leadership. Non si può rispondere a un’illegalità con un’altra, perché è così che iniziano i disastri dell’umanità“.

“La domanda è se siamo dalla parte della legalità internazionale e, pertanto, della pace”, ha anche detto il premier spagnolo nell’esigere “una soluzione diplomatica e politica” ai conflitti in Medio Oriente.

“Spesso le grandi guerre scoppiano per una concatenazione di risposte che sfuggono di mano – ha continuato Sanchez -, per errori di calcolo, per guasti tecnici, per eventi imprevisti, pertanto dobbiamo imparare alla storia. E non possiamo giocare alla roulette russa con il destino di milioni di persone”.

GUERRA USA E ISRAELE CONTRO L’IRAN: LA DURA CONDANNA DELLA SPAGNA DI PEDRO SANCHEZ

Pedro Sanchez ha poi sottolineato: “La guerra in Iraq del 2003 ha portato a un mondo più insicuro e a una vita peggiore e il conflitto attuale di Stati Uniti e Israele con Iran non poterà a un ordine internazionale più giusto, né salari più alti, né migliori servizi pubblici, né un ambiente più sano”.

E poi ancora: “Il mondo, l’Europa e la Spagna ci sono già passati, 23 anni fa gli Stati Uniti ci trascinarono in una guerra per eliminare le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein per portare la democrazia e garantire la sicurezza globale. In realtà produsse l’effetto contrario”. Secondo Sanchez, quel conflitto provocò “insicurezza, aumento del terrorismo jihadista e un aumento dei prezzi dell’energia. Quello fu il regalo del trio delle Azzorre: un mondo più insicuro e una vita peggiore”.

Per poi concludere: “E’ presto per sapere se la guerra in Iran avrà conseguenze simili, sicuramente non ne uscirà un ordine internazionale più giusto. La Spagna è contro questo disastro, è inaccettabile che alcuni presidenti usino il fumo della guerra per coprire i propri fallimenti e riempire le tasche dei soliti, quelli che guadagnano quando non si costruiscono ospedali ma missili”.

GUERRA USA E ISRAELE CONTRO L’IRAN: L’ONU CHIEDE UN’INCHIESTA SULL’ORRIBILE ATTACCO ALLA SCUOLA FEMMINILE IN MINAB

“Il governo sta con chi deve stare, con i valori che i nostri padri e i nostri nonni hanno fissato nella nostra Costituzione”, “con i principi fondanti dell’Unione Europea, con la Carta delle Nazioni Unite, con il diritto internazionale e quindi con la pace e la convivenza pacifica tra i paesi e la loro coesistenza”, ha concluso il leader socialista spagnolo.

Guerra di USA e Israele contro l’Iran: una condanna netta all’intervento militare da parte di Pedro Sanchez

Secondo quanto dichiarato dal premier spagnolo e dai suoi rappresentanti, l’azione militare congiunta di Stati Uniti e Israele in Iran è stata definita “unilaterale”, “ingiustificata” e priva di un mandato delle Nazioni Unite, mettendo in pericolo la pace mondiale e alimentando un clima di instabilità internazionale.

Madrid ha sottolineato che la violenza non porta né alla pace né alla stabilità, ribadendo la necessità di un ritorno alla diplomazia, al dialogo e alla negoziazione come strumenti principali per risolvere le crisi internazionali.

GUERRA USA E ISRAELE CONTRO L’IRAN: L’AMBASCIATA RUTTA SBUGIARDA GIORGIA MELONI

“È importante ricordare che si può essere contrari a un regime odioso, come la società spagnola è contraria al regime iraniano, e allo stesso tempo essere contrari a un intervento militare ingiustificabile, pericoloso e al di fuori del diritto internazionale”, ha affermato Sanchez all’inaugurazione del Mobile World Congress di Barcellona. Il primo ministro ha anche affermato di essere contrario alla guerra che non ha ottenuto l’approvazione del Congresso degli Stati Uniti né del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Guerra di USA e Israele contro l’Iran: la questione delle basi militari spagnole, la fermezza di Pedro Sanchez

Un aspetto chiave della posizione di Sanchez riguarda il rifiuto della Spagna di autorizzare l’uso delle proprie basi militari di Rota e Moron per operazioni contro l’Iran. Il governo ha chiarito che tali basi non sono e non saranno sfruttate per attacchi che esulano dagli accordi esistenti o che violano la Carta delle Nazioni Unite.

Secondo il ministro della Difesa spagnolo, Margarita Robles, nessun supporto militare spagnolo è stato fornito all’operazione, e le autorità hanno richiamato gli Stati Uniti al rispetto degli accordi bilaterali e della legalità internazionale.

“DONALD TRUMP E’ BULLO E BUGIARDO”, IL DURO ATTACCO DI SUA NIPOTE MARY L. TRUMP

Guerra all’Iran, Pedro Sanchez: una voce critica e illuminante in Europa

La posizione di Pedro Sanchez si distingue anche all’interno dell’Unione Europea. Mentre alcuni Paesi europei hanno mostrato aperture verso un ruolo più neutrale o di sostegno alle operazioni, la Spagna è stata fra i pochi Stati membri ad esprimere una critica così forte contro l’intervento militare di USA e Israele.

Questa linea si inserisce in un quadro di politica estera spagnola tradizionalmente favorevole al rispetto delle norme internazionali, alla diplomazia multilaterale e alla prevenzione dei conflitti, come già emerso anche in passato in relazione ad altri teatri di crisi importanti.

Guerra all’Iran: perché questa posizione di Pedro Sanchez conta?

La condanna di Sanchez non è soltanto una presa di posizione retorica, ma ha implicazioni pratiche. Rifiutare l’uso delle basi militari del paese per operazioni di guerra ha conseguenze diplomatiche significative, potenzialmente complicando i rapporti con alleati tradizionali come gli Stati Uniti.

Allo stesso tempo, questa scelta rafforza l’immagine della Spagna come attore attento al diritto internazionale e alla pace, un elemento che può influenzare la percezione globale del paese sui temi di sicurezza e politica estera.

Guerra USA e Israele contro l’Iran: la posizione dell’ONU

“Da questa mattina ho condannato i massicci attacchi militari degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran, e ho anche condannato i successivi attacchi dell’Iran che violano la sovranità e l’integrità territoriale di Bahrein, Iraq, Giordania, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Stiamo assistendo a una grave minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale. L’azione militare implica il rischio di scatenare una catena di eventi che nessuno può controllare, nella regione più instabile del mondo”. Così il segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, aprendo la riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite convocata dopo l’attacco di Usa e Israele all’Iran e la risposta di Teheran.

USA dichiara guerra all’Iran: Donald Trump tradisce sé stesso

“Smetteremo di correre a rovesciare regimi stranieri di cui non sappiamo nulla, con cui non dovremmo essere coinvolti“, aveva promesso Donald Trump a Fayettevile, vicino alla base militare di Fort Bragg, in Carolina del Nord. Era il 2016. Il tycoon di New York era appena stato eletto presidente degli Stati Uniti per la prima volta.

BASE MAGA CONTRO DONALD TRUMP PER LA GUERRA ALL’IRAN: “INTERESSA ISRAELE E NON GLI USA”

La sua vittoria segnò una svolta profonda nella politica americana, sia sul piano interno sia su quello internazionale. Il candidato repubblicano costruì la propria campagna elettorale su un messaggio chiaro e diretto: priorità assoluta agli interessi nazionali, protezionismo economico e ridimensionamento dell’impegno militare americano all’estero.

Lo slogan “America First” divenne il pilastro della sua narrativa politica. Il riferimento principale era ai conflitti in Afghanistan e Iraq, simboli di un impegno militare durato anni e costato ingenti risorse economiche e umane agli Stati Uniti.

EPSTEIN FILES, THOMAS MASSIE DEI REPUBBLICANI ACCUSA ISRAELE E DONALD TRUMP

Il riferimento principale era ai conflitti in Afghanistan e Iraq, simboli di un impegno militare durato anni e costato ingenti risorse economiche e umane agli Stati Uniti.

Durante la campagna elettorale e nel corso del suo mandato, Trump assicurò ai suoi sostenitori che non ci sarebbero state nuove guerre prolungate all’estero. La critica alle amministrazioni precedenti era netta: troppe risorse spese in conflitti lontani, a discapito dei cittadini americani.

Il messaggio trovò forte consenso tra l’elettorato repubblicano e tra chi chiedeva un ridimensionamento del ruolo globale degli Stati Uniti. Nonostante la retorica isolazionista e l’enfasi sull’“America First”, nel corso dei dieci anni successivi le promesse di un netto disimpegno non sono state rispettate.

USA dichiara guerra all’Iran: Donald Trump esegue il piano di Israele

Il 28 febbraio 2026 gli Stati Uniti, insieme a Israele, hanno lanciato un’importante offensiva aerea su obiettivi strategici in Iran, con l’intento dichiarato di indebolire il programma missilistico e nucleare iraniano. L’operazione è stata presentata come una risposta alle minacce percepite da Teheran, con obiettivi ambiziosi incluso un possibile cambio di regime.

Questa decisione segna un’inversione rispetto ad alcune delle posizioni che Trump aveva espresso in passato, durante la campagna elettorale e i primi mesi della sua presidenza, quando aveva sottolineato la necessità di evitare “guerre senza fine”.

EPSTEIN FILES, RULA JEBREAL CRITICA DONALD TRUMP

“Il popolo americano è stanco di guerre per cambi di regime che ci costano miliardi di dollari e mettono a rischio le nostre vite”, ha dichiarato in un videomessaggio il deputato democratico Ro Khanna, co-responsabile dell’iniziativa della Camera. Il repubblicano Thomas Massie, che guida l’iniziativa insieme a Khanna, ha affermato che è fondamentale proteggere il ruolo costituzionale del Congresso nel dichiarare guerra.


MAGA divisa: critiche dall’interno della base conservatrice

La reazione all’interno dell’elettorato MAGA è stata piuttosto dura. Figure influenti della base, come Tucker Carlson, hanno descritto l’attacco come una violazione delle promesse di Trump e come un potenziale errore strategico, definendolo “malvagio” e contrario all’agenda “America First”.

Esponenti libertari e anti-interventisti, come il deputato Thomas Massie, hanno apertamente criticato l’intervento, sostenendo che non rappresenti gli interessi degli Stati Uniti ma piuttosto quelli di altri Paesi coinvolti nel Medio Oriente.

Marjorie Taylor Greene, l’ex deputata repubblicana della Georgia che si è dimessa però dopo essere entrata in rotta di collisione con il presidente ha parlato di tradimento da parte di un presidente che “tutti noi avevamo creduto fosse diverso e che aveva detto basta”. In un altro messaggio ha aggiunto: “Avevamo votato per America First e ZERO guerre”.

Altre figure dell’alt-right MAGA, tra cui Milo Yiannopoulos e Cassandra MacDonald, hanno descritto la decisione come malvagia e disgustosa. L’esponente di estrema destra Nick Fuentes ha scritto su X: “Israele ci sta trascinando in guerra. L’America prima di tutto”. Pertanto ha implorato Trump su X di ritornare alla promessa del non interventismo dell’America First.

“C’è un’alta probabilità che l’Iran attivi cellule terroristiche dormienti all’interno degli Stati Uniti nei prossimi giorni e settimane – ha scritto su X Alex Jones, noto teorico cospirazionista di estrema destra –. L’enorme scommessa di Trump accelera la traiettoria del mondo verso una guerra nucleare mondiale”.

Questa frattura rappresenta un elemento di crisi interna senza precedenti per il movimento che ha sempre fatto della contrarietà alle “guerre infinite” uno dei propri pilastri.


Guerra USA contro l’Iran: implicazioni politiche e sondaggi, cala il consenso di Donald Trump

Secondo un sondaggio recente, la maggioranza degli americani non supporta interventi militari estesi contro l’Iran, con solo il 25% di approvazione per le operazioni in corso e una significativa porzione di cittadini preoccupati per i costi umani ed economici.

Questi numeri riflettono anche una crescente insoddisfazione tra parte dei repubblicani e degli elettori MAGA, che temono che l’impegno militare possa danneggiare l’agenda “America First”, focalizzata su questioni interne più che estere.

La disputa tra la base MAGA e Trump sulla guerra in Iran ha potenziali ripercussioni a lungo termine:

  1. Rottura con l’elettorato tradizionale conservatore – La base potrebbe sentirsi tradita dalle promesse di evitare “nuove guerre”.

  2. Debolezza nella coesione interna del Partito Repubblicano – Un fronte diviso rischia di danneggiare la leadership di Trump su temi chiave come politica estera e sicurezza nazionale.

  3. Influenza sulle elezioni future – La percezione di un governo pronto a entrare in conflitti esterni potrebbe influenzare negativamente il sostegno elettorale tra gli isolazionisti e gli elettori indipendenti.


Guerra USA e Israele contro l’Iran: critiche a Donald Trump

“Sull’immigrazione è stato il disastro più assoluto, finito con gli omicidi degli scherani dell’Ice e poi gli 80mila posti di lavoro persi in un anno come non succedeva dai tempi della Grande Depressione, per non parlare degli Epstein Files. Non gli resta che ricorrere a qualche colpo di teatro dal crescente effetto-shock”. Chi parla è Paul De Grauwe, economista della London School of Economics: in un’intervista a Repubblica, si è detto convinto che “anche in questo settimo attacco armato lanciato da Trump, portato al massimo livello e alla massima visibilità mediatica, c’è alla base la componente del diversivo”.

L’idea che l’attacco al regime degli Ayatollah sia un altro tentativo del capo della Casa Bianca per distogliere l’attenzione dalla crisi interna, travolta dagli Epstein Files e dai dazi, trova spazio tra commentatori e media critici del tycoon.

Tags: Benjamin NetanyahuDonald TrumpGuerra IranGuerra Iran IsraeleiranIsraelePedro SanchezSpagnaStati Uniti d'America
Domenico Giampetruzzi

Domenico Giampetruzzi

Giornalista web, addetto stampa e docente appassionato di spettacolo, tv, moda, calcio, lifestyle, cronaca rosa e nera, cinema e attualità. Dal 2010 è iscritto all'albo dei giornalisti pubblicisti della Puglia. Scrive per diverse testate giornalistiche digitali e cartacee, siti e blog di carattere nazionale. Ha svolto il ruolo di giurato per diversi contest e concorsi di bellezza di rilievo regionale e italiano, da Miss Reginetta d'Italia 2019 in Puglia a Top Kids Model Italy 2019 fino a Top Model of the World Italy 2019. É addetto stampa di molti brand di abbigliamento e accessori, calendari senza veli ed eventi di moda, come il Bari Fashion Red Carpet 2016 e 2019. É laureato alla triennale in SPRISE all'Università degli Studi di Bari e alla magistrale in Relazioni Internazionali per lo Sviluppo Economico all'Universitas Mercatorum. Inoltre ha conseguito il master in HRM e tre master in discipline economico-giuridiche. Il suo motto è: "Libertà, laicità, legalità, eguaglianza e meritocrazia".

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