A una settimana dall’inizio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, il conflitto si è esteso a gran parte del Medio Oriente. Teheran ha risposto all’offensiva lanciando centinaia di missili balistici e migliaia di droni contro Paesi del Golfo che ospitano basi militari americane o che sostengono Washington.
Secondo i dati diffusi dai ministeri della Difesa regionali e da fonti militari, il numero complessivo dei vettori lanciati dall’Iran supera circa 500 missili balistici e oltre 2.000 droni nelle prime fasi del conflitto.
Bilancio degli attacchi iraniani (aggiornato al 6 marzo 2026)
Emirati Arabi Uniti
186 missili balistici
812 droni
gran parte intercettati dalle difese aeree, con pochi impatti sul territorio.
Qatar
101 missili
39 droni
obiettivo principale: basi militari USA, tra cui la base di Al-Udeid.
Bahrein
73 missili
21 droni
alcuni attacchi hanno colpito aree civili e strutture vicino alla sede della Quinta Flotta americana.
Kuwait
168 missili
394 droni
numerosi vettori intercettati dalle difese aeree e dalle forze statunitensi presenti nel Paese.
Perdite e conseguenze
Il conflitto ha già provocato centinaia di vittime e un forte impatto regionale. Secondo stime preliminari:
-oltre 1.300 morti in Iran a causa dei bombardamenti USA-Israele
vittime anche in Israele e nei Paesi del Golfo
almeno 6 soldati statunitensi uccisi in attacchi con droni nella regione.
Gli attacchi hanno inoltre colpito:
basi militari statunitensi
aeroporti e infrastrutture energetiche
porti e installazioni petrolifere nel Golfo Persico.
Rischio guerra regionale
Gli analisti ritengono che la strategia iraniana sia quella di allargare il conflitto coinvolgendo le monarchie del Golfo, aumentando la pressione sugli Stati Uniti e sui loro alleati.
Intanto Israele continua i bombardamenti su obiettivi iraniani e sulle milizie alleate nella regione, mentre Washington esclude per ora un’invasione terrestre dell’Iran ma mantiene una forte presenza militare nel Golfo.




















