Un’immagine satellitare che circola sui social e nei canali di monitoraggio militare ha riacceso il dibattito sull’effettiva entità dei danni causati ai velivoli iraniani durante recenti attacchi. Secondo alcune analisi indipendenti, gli aerei che inizialmente erano stati indicati come caccia distrutti su una base aerea iraniana potrebbero in realtà essere modelli o sagome 3D utilizzate come esche.
Nella foto si nota chiaramente un cratere al centro dell’area colpita, probabilmente causato da un ordigno guidato. Attorno al punto d’impatto si vedono le sagome di tre velivoli militari parcheggiati su una piattaforma in cemento. Tuttavia, diversi osservatori militari hanno sottolineato alcuni dettagli sospetti: l’assenza di danni coerenti sugli “aerei”, le ombre particolari e la possibile natura artificiale delle strutture.
Secondo l’analista Oleg Blokhin, citato da diversi canali di informazione militare online, si tratterebbe di decoy (bersagli fittizi) realizzati per ingannare la ricognizione satellitare e i sistemi di targeting. L’uso di sagome di velivoli non è una novità nelle operazioni militari: molti paesi impiegano modelli gonfiabili o strutture leggere per attirare attacchi nemici e proteggere gli asset reali.
Se l’ipotesi fosse confermata, significherebbe che l’attacco avrebbe colpito obiettivi di valore nullo, dimostrando l’efficacia delle tecniche di inganno militare. Tuttavia, al momento non esiste una conferma ufficiale da parte delle autorità coinvolte e le analisi restano basate su osservazioni open-source.
Il caso evidenzia ancora una volta quanto, nelle guerre moderne, la guerra dell’informazione e la deception strategica possano essere decisive tanto quanto le operazioni sul campo.



















