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Guerra USA e Israele contro l’Iran: la Spagna di Pedro Sanchez ritira l’ambasciatore da Tel Aviv

La Spagna è anche uno dei Paesi europei più critici del governo di Israele e delle sue politiche sui palestinesi nei Territori occupati.

Domenico Giampetruzzi by Domenico Giampetruzzi
11 Marzo 2026
in Esteri
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Pedro Sanchez e il no della Spagna alla guerra: “Non si gioca con il destino di milioni di persone”

Pedro Sanchez - Foto: Facebook ufficiale del premier spagnolo

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La decisione della Spagna di Pedro Sanchez di ritirare definitivamente il proprio ambasciatore da Israele segna un nuovo capitolo nella crescente tensione diplomatica tra i due Paesi. Il governo spagnolo ha formalizzato la revoca dell’incarico dell’ambasciatrice spagnola a Tel Aviv, una mossa che evidenzia il deterioramento dei rapporti bilaterali e il forte dissenso di Madrid rispetto alla politica del governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu sia per il genocidio a Gaza e Cisgiordania sia per la guerra illegittima contro l’Iran.

Pedro Sanchez – Foto: Facebook ufficiale del premier spagnolo

La decisione della Spagna: revocato l’incarico all’ambasciatrice di Israele

Il Consiglio dei ministri spagnolo ha approvato la revoca dell’incarico dell’ambasciatrice Ana Salomon, già richiamata a Madrid nel 2025 per consultazioni dopo una serie di tensioni diplomatiche. La decisione è stata ufficializzata con un decreto firmato dal re Felipe VI e proposta dal ministro degli Esteri José Manuel Albares.

Con questo provvedimento, la rappresentanza diplomatica spagnola in Israele viene di fatto declassata e sarà guidata da un incaricato d’affari, in attesa di eventuali sviluppi futuri nei rapporti tra i due Paesi.

LA SPAGNA DI PEDRO SANCHEZ DICE NO ALLA GUERRA DI USA E ISRAELE CONTRO L’IRAN

La scelta del governo di Madrid rappresenta una risposta politica alle tensioni accumulate negli ultimi mesi e consolida una linea diplomatica sempre più critica nei confronti delle azioni del governo israeliano.

Le origini della crisi diplomatica tra Spagna e Israele

La crisi diplomatica tra Spagna e Israele non è improvvisa. Le tensioni si sono intensificate già nel 2024, quando Madrid ha deciso di riconoscere ufficialmente lo Stato di Palestina, provocando la dura reazione del governo israeliano.

“DONALD TRUMP E’ BULLO E BUGIARDO”, IL DURO ATTACCO DI SUA NIPOTE MARY L. TRUMP

Nel corso del 2025, lo scontro si è aggravato ulteriormente quando Israele ha accusato il governo spagnolo di assumere posizioni ostili e ha richiamato il proprio ambasciatore da Madrid. Da allora, entrambe le rappresentanze diplomatiche sono state guidate da incaricati d’affari anziché da ambasciatori.

PEDRO SANCHEZ DELLA SPAGNA CONDANNA DURAMENTE LA GUERRA DI USA E ISRAELE CONTRO L’IRAN

Le tensioni sono state alimentate anche dalle posizioni espresse dal Governo spagnolo sul genocidio a Gaza e dalle critiche rivolte alla politica militare israeliana.

Guerra USA e Israele contro l’Iran: la vicepremier della Spagna Yolanda Diaz affossa il cancelliere tedesco Friedrich Merz: “All’Europa non servono vassalli che rendono omaggio a Donald Trump”

La Spagna di Pedro Sanchez continua a dare lezioni di politica, diritto internazionale e arte diplomatica a diversi leader mondiali, occidentali ed europei. Dopo la lezione durissima a Donald Trump e a Benjamin Netanyahu, la vicepremier spagnola Yolanda Diaz ha giustamente criticato e affossato il cancelliere tedesco Friedrich Merz poiché durante la recente conferenza stampa nello Studio Ovale del 3 marzo scorso era rimasto in silenzio di fronte ai beceri e vigliacchi attacchi del presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump contro la Spagna di Pedro Sanchez per via del netto rifiuto di consentire agli Stati Uniti l’utilizzo di basi aeree spagnole per operazioni militari contro l’Iran e per l’opposizione alla richiesta di portare la spesa per la difesa al 5% del prodotto interno lordo.

In un’intervista pubblicata da Politico, Diaz ha dichiarato che Merz non sarebbe “all’altezza del momento storico” e che attualmente l’Europa avrebbe bisogno di una leadership e non di “vassalli che rendono omaggio a Donald Trump”.

Anche una parte della stampa spagnola ha commentato con toni durissimi l’episodio, apostrofando il cancelliere tedesco come “codardo” e traditore della solidarietà europea.

Guerra USA e Israele contro l’Iran: la posizione dell’ONU

“Da questa mattina ho condannato i massicci attacchi militari degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran, e ho anche condannato i successivi attacchi dell’Iran che violano la sovranità e l’integrità territoriale di Bahrein, Iraq, Giordania, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Stiamo assistendo a una grave minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale. L’azione militare implica il rischio di scatenare una catena di eventi che nessuno può controllare, nella regione più instabile del mondo”. Così il segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, aprendo la riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite convocata dopo l’attacco di Usa e Israele all’Iran e la risposta di Teheran.

USA dichiara guerra all’Iran: Donald Trump tradisce sé stesso

“Smetteremo di correre a rovesciare regimi stranieri di cui non sappiamo nulla, con cui non dovremmo essere coinvolti“, aveva promesso Donald Trump a Fayettevile, vicino alla base militare di Fort Bragg, in Carolina del Nord. Era il 2016. Il tycoon di New York era appena stato eletto presidente degli Stati Uniti per la prima volta.

BASE MAGA CONTRO DONALD TRUMP PER LA GUERRA ALL’IRAN: “INTERESSA ISRAELE E NON GLI USA”

La sua vittoria segnò una svolta profonda nella politica americana, sia sul piano interno sia su quello internazionale. Il candidato repubblicano costruì la propria campagna elettorale su un messaggio chiaro e diretto: priorità assoluta agli interessi nazionali, protezionismo economico e ridimensionamento dell’impegno militare americano all’estero.

Lo slogan “America First” divenne il pilastro della sua narrativa politica. Il riferimento principale era ai conflitti in Afghanistan e Iraq, simboli di un impegno militare durato anni e costato ingenti risorse economiche e umane agli Stati Uniti.

EPSTEIN FILES, THOMAS MASSIE DEI REPUBBLICANI ACCUSA ISRAELE E DONALD TRUMP

Il riferimento principale era ai conflitti in Afghanistan e Iraq, simboli di un impegno militare durato anni e costato ingenti risorse economiche e umane agli Stati Uniti.

Durante la campagna elettorale e nel corso del suo mandato, Trump assicurò ai suoi sostenitori che non ci sarebbero state nuove guerre prolungate all’estero. La critica alle amministrazioni precedenti era netta: troppe risorse spese in conflitti lontani, a discapito dei cittadini americani.

Il messaggio trovò forte consenso tra l’elettorato repubblicano e tra chi chiedeva un ridimensionamento del ruolo globale degli Stati Uniti. Nonostante la retorica isolazionista e l’enfasi sull’“America First”, nel corso dei dieci anni successivi le promesse di un netto disimpegno non sono state rispettate.

USA dichiara guerra all’Iran: Donald Trump esegue il piano di Israele

Il 28 febbraio 2026 gli Stati Uniti, insieme a Israele, hanno lanciato un’importante offensiva aerea su obiettivi strategici in Iran, con l’intento dichiarato di indebolire il programma missilistico e nucleare iraniano. L’operazione è stata presentata come una risposta alle minacce percepite da Teheran, con obiettivi ambiziosi incluso un possibile cambio di regime.

Questa decisione segna un’inversione rispetto ad alcune delle posizioni che Trump aveva espresso in passato, durante la campagna elettorale e i primi mesi della sua presidenza, quando aveva sottolineato la necessità di evitare “guerre senza fine”.

EPSTEIN FILES, RULA JEBREAL CRITICA DONALD TRUMP

“Il popolo americano è stanco di guerre per cambi di regime che ci costano miliardi di dollari e mettono a rischio le nostre vite”, ha dichiarato in un videomessaggio il deputato democratico Ro Khanna, co-responsabile dell’iniziativa della Camera. Il repubblicano Thomas Massie, che guida l’iniziativa insieme a Khanna, ha affermato che è fondamentale proteggere il ruolo costituzionale del Congresso nel dichiarare guerra.


MAGA divisa: critiche dall’interno della base conservatrice

La reazione all’interno dell’elettorato MAGA è stata piuttosto dura. Figure influenti della base, come Tucker Carlson, hanno descritto l’attacco come una violazione delle promesse di Trump e come un potenziale errore strategico, definendolo “malvagio” e contrario all’agenda “America First”.

Esponenti libertari e anti-interventisti, come il deputato Thomas Massie, hanno apertamente criticato l’intervento, sostenendo che non rappresenti gli interessi degli Stati Uniti ma piuttosto quelli di altri Paesi coinvolti nel Medio Oriente.

Marjorie Taylor Greene, l’ex deputata repubblicana della Georgia che si è dimessa però dopo essere entrata in rotta di collisione con il presidente ha parlato di tradimento da parte di un presidente che “tutti noi avevamo creduto fosse diverso e che aveva detto basta”. In un altro messaggio ha aggiunto: “Avevamo votato per America First e ZERO guerre”.

Altre figure dell’alt-right MAGA, tra cui Milo Yiannopoulos e Cassandra MacDonald, hanno descritto la decisione come malvagia e disgustosa. L’esponente di estrema destra Nick Fuentes ha scritto su X: “Israele ci sta trascinando in guerra. L’America prima di tutto”. Pertanto ha implorato Trump su X di ritornare alla promessa del non interventismo dell’America First.

“C’è un’alta probabilità che l’Iran attivi cellule terroristiche dormienti all’interno degli Stati Uniti nei prossimi giorni e settimane – ha scritto su X Alex Jones, noto teorico cospirazionista di estrema destra –. L’enorme scommessa di Trump accelera la traiettoria del mondo verso una guerra nucleare mondiale”.

Questa frattura rappresenta un elemento di crisi interna senza precedenti per il movimento che ha sempre fatto della contrarietà alle “guerre infinite” uno dei propri pilastri.


Guerra USA contro l’Iran: implicazioni politiche e sondaggi, cala il consenso di Donald Trump

Secondo un sondaggio recente, la maggioranza degli americani non supporta interventi militari estesi contro l’Iran, con solo il 25% di approvazione per le operazioni in corso e una significativa porzione di cittadini preoccupati per i costi umani ed economici.

Questi numeri riflettono anche una crescente insoddisfazione tra parte dei repubblicani e degli elettori MAGA, che temono che l’impegno militare possa danneggiare l’agenda “America First”, focalizzata su questioni interne più che estere.

La disputa tra la base MAGA e Trump sulla guerra in Iran ha potenziali ripercussioni a lungo termine:

  1. Rottura con l’elettorato tradizionale conservatore – La base potrebbe sentirsi tradita dalle promesse di evitare “nuove guerre”.

  2. Debolezza nella coesione interna del Partito Repubblicano – Un fronte diviso rischia di danneggiare la leadership di Trump su temi chiave come politica estera e sicurezza nazionale.

  3. Influenza sulle elezioni future – La percezione di un governo pronto a entrare in conflitti esterni potrebbe influenzare negativamente il sostegno elettorale tra gli isolazionisti e gli elettori indipendenti.


Guerra USA e Israele contro l’Iran: critiche a Donald Trump

“Sull’immigrazione è stato il disastro più assoluto, finito con gli omicidi degli scherani dell’Ice e poi gli 80mila posti di lavoro persi in un anno come non succedeva dai tempi della Grande Depressione, per non parlare degli Epstein Files. Non gli resta che ricorrere a qualche colpo di teatro dal crescente effetto-shock”. Chi parla è Paul De Grauwe, economista della London School of Economics: in un’intervista a Repubblica, si è detto convinto che “anche in questo settimo attacco armato lanciato da Trump, portato al massimo livello e alla massima visibilità mediatica, c’è alla base la componente del diversivo”.

L’idea che l’attacco al regime degli Ayatollah sia un altro tentativo del capo della Casa Bianca per distogliere l’attenzione dalla crisi interna, travolta dagli Epstein Files e dai dazi, trova spazio tra commentatori e media critici del tycoon.

Tags: AmericaDonald TrumpGuerra IranIsraelePedro SanchezSpagnaUSA
Domenico Giampetruzzi

Domenico Giampetruzzi

Giornalista web, addetto stampa e docente appassionato di spettacolo, tv, moda, calcio, lifestyle, cronaca rosa e nera, cinema e attualità. Dal 2010 è iscritto all'albo dei giornalisti pubblicisti della Puglia. Scrive per diverse testate giornalistiche digitali e cartacee, siti e blog di carattere nazionale. Ha svolto il ruolo di giurato per diversi contest e concorsi di bellezza di rilievo regionale e italiano, da Miss Reginetta d'Italia 2019 in Puglia a Top Kids Model Italy 2019 fino a Top Model of the World Italy 2019. É addetto stampa di molti brand di abbigliamento e accessori, calendari senza veli ed eventi di moda, come il Bari Fashion Red Carpet 2016 e 2019. É laureato alla triennale in SPRISE all'Università degli Studi di Bari e alla magistrale in Relazioni Internazionali per lo Sviluppo Economico all'Universitas Mercatorum. Inoltre ha conseguito il master in HRM e tre master in discipline economico-giuridiche. Il suo motto è: "Libertà, laicità, legalità, eguaglianza e meritocrazia".

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