I malumori dell’elettorato MAGA stanno iniziando a riversarsi anche su diversi repubblicani del Congresso USA. La guerra di Israele e Stati Uniti d’America contro l’Iran viene percepita da una parte della base conservatrice come un grave e imperdonabile tradimento di uno dei principi cardine della linea politica dell’attuale presidente Donald Trump: evitare il coinvolgimento degli Stati Uniti in guerre lontane e potenzialmente dannose per gli interessi nazionali.
Tra i critici più duri di questa svolta vi è Thomas Massie, membro del Congresso dal 2012 e rappresentante repubblicano dello stato del Kentucky.

Thomas Massie e la battaglia per la pubblicazione degli Epstein Files che imbarazzano Donald Trump
Da tempo Massie è impegnato nel chiedere la pubblicazione integrale dei file legati a Jeffrey Epstein, miliardario faccendiere e finanziere pedofilo statunitense con forti legami con i servizi segreti israeliani del Mossad e i servizi segreti americani della CIA, facendo pressione affinché venga fatta piena luce sul caso senza proteggere nessuna figura politica o pubblica. Lo scandalo del secolo degli Epstein Files si basa su cannibalismo, rituali macabri, abusi e violenze sessuali su bambine e bambini, traffico internazionale di minori e pedopornografia.
EPSTEIN FILES, NUOVE ACCUSE DI VIOLENZE SU MINORENNE CONTRO DONALD TRUMP
Trasparenza senza distinzione tra democratici e repubblicani
Secondo il deputato repubblicano Thomas Massie, la verità sui crimini di Epstein deve emergere indipendentemente dalle conseguenze politiche. Non importa se a essere danneggiata sarà l’immagine di un democratico o di un repubblicano: ciò che conta, sostiene Massie, è chiarire le responsabilità e le pratiche disumane attribuite al finanziere e alla sua rete.
Le critiche all’azione militare contro l’Iran
Massie ha attaccato frontalmente l’operazione militare contro l’Iran, ritenendola incompatibile con la dottrina “America First”.
Secondo il repubblicano, questa scelta rappresenta non solo un cambiamento rispetto alle tradizionali posizioni del movimento MAGA, ma rischia anche di spostare l’attenzione mediatica da altre questioni sensibili, tra cui proprio il caso Epstein.
“DONALD TRUMP E’ BULLO E BUGIARDO”, IL DURO ATTACCO DI SUA NIPOTE MARY L. TRUMP
Il messaggio su X
In un post pubblicato su X, Massie ha dichiarato:
“Bombardare un paese dall’altra parte del globo non farà sparire i fascicoli di Epstein, così come non lo farà il Dow Jones che supera i 50.000 punti”.
La richiesta di un voto del Congresso sulla guerra
Massie ha inoltre ribadito la sua opposizione al conflitto e ha chiesto che il Congresso si esprima formalmente su un eventuale coinvolgimento militare degli Stati Uniti.
In un altro messaggio pubblicato sui social ha scritto:
“Sono contrario a questa guerra. Questo non è ‘America First’. Quando il Congresso si riunirà collaborerò con Ro Khanna per imporre un voto del Congresso sulla guerra con l’Iran”.
La collaborazione con Ro Khanna
Il deputato repubblicano ha annunciato l’intenzione di lavorare con Ro Khanna, rappresentante democratico della California, per portare la questione al voto e garantire che qualsiasi azione militare venga autorizzata formalmente dal Congresso.
Le accuse al Republican Jewish Coalition Victory Fund
Massie ha anche denunciato pubblicamente le pressioni politiche e finanziarie contro di lui. In particolare ha accusato il Republican Jewish Coalition Victory Fund di aver speso milioni di dollari per contrastarlo politicamente.
Secondo il deputato, tali attacchi sarebbero legati alle sue posizioni su due temi sensibili:
-
la richiesta di piena trasparenza sul caso Epstein
-
la volontà di sottoporre al Congresso qualsiasi decisione su una guerra con l’Iran
Massie ha dichiarato:
“Ho denunciato l’organizzazione mondiale del traffico sessuale di Epstein e ho insistito affinché il Congresso discutesse e autorizzasse qualsiasi possibile guerra con l’Iran per proteggere i nostri soldati. Ed ecco la risposta”.
Il timore di pressioni politiche sui parlamentari
Il deputato repubblicano ha poi lanciato un monito più ampio sul clima politico a Washington. Secondo Massie, molti parlamentari — sia repubblicani sia democratici — eviterebbero di esporsi su alcune questioni proprio per timore di ritorsioni politiche o finanziarie.
Impatti politici e risonanza mediatica
La controversia non riguarda solo la pubblicazione dei documenti: ha aperto un fronte di tensione tra i sostenitori di una reale trasparenza e coloro che difendono la gestione amministrativa dei materiali. Secondo alcuni osservatori, le critiche di Massie stanno suscitando attenzione anche tra elettori indipendenti e giovani repubblicani, che vedono nella vicenda un simbolo di potenziale insabbiamento politico piuttosto che di rendicontazione completa.
Lo scontro tra Massie e Trump sul caso Epstein Files rimane uno degli esempi più significativi di dissenso interno al GOP, con potenziali effetti sulle dinamiche elettorali future e sulla fiducia pubblica nelle istituzioni statunitensi.
Sia Thomas Massie che la deputata del Partito Democratico Ro Khanna hanno accusato il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti d’America di aver oscurato il nome di almeno “sei uomini” probabilmente implicati nel grave e terribile scandalo internazionale degli Epstein files. La denuncia dei due deputati è arrivata dopo che entrambi hanno avuto accesso ai documenti non censurati sul pedofilo finanziere e imprenditore statunitense Jeffrey Epstein. Ora vogliono concedere al ministero guidato da Pam Bondi il tempo necessario per rimuovere gli omissis dalle carte ma non escludono la possibilità di rendere pubblici i sei nomi durante una seduta della Camera, così da godere dell’immunità.
Intanto la fanbase di Donald Trump, il popolo Maga, è in subbuglio. I sondaggi lo danno in caduta libera. L’ultimo dato della rinomata società di sondaggi Gallup, pubblicato a dicembre 2025, mostra che solo il 36 % degli americani approvava l’operato di Trump, con una netta maggioranza di disapprovazione. Questo valore è tra i più bassi di sempre per un presidente in tempo di pace dal dopoguerra a oggi. I più recenti dati di Rasmussen Reports, notoriamente più favorevoli al Partito Repubblicano, mostrano come il 48% degli elettori pensi che Joe Biden abbia operato meglio, mentre solo il 40% esprime ancora un giudizio positivo su Trump.
Epstein files, la denuncia di una delle vittime del finanziere pedofilo: “Trump ci ha traditi”
Haley Robson aveva solo 16 anni quando fu abusata dal finanziere. “Venni invitata con una scusa a casa di Jeffrey. Ci andai con la mia macchina. Non avevo idea di che cosa mi aspettasse lì. Mi dissero tutt’altro. Al mio arrivo, Epstein mi portò al piano di sopra. Abusò di me per un’ora intera”. Lo ha raccontato lei stessa in un’intervista al Corriere della Sera nella quale Robson ha ripercorso alcuni terribili momenti di quegli anni.
La donna, oggi 40enne, ha poi puntato il dito contro Donald Trump che, lei sostiene, “ci ha traditi”. Robson, che ha votato per il Repubblicano alle scorse elezioni, era convinta che avrebbe reso pubblici tutti i file. “Continuava a ripetere: ‘Saremo trasparenti. Vogliamo risposte’. Non è possibile che non sapesse di essere citato. Epstein era praticamente il suo migliore amico”, ha accusato Robson che contava sulla capacità del presidente di far emergere tutte le verità e i colpevoli sullo scandalo sessuale che ruota attorno a Jeffrey Epstein. Per poi asserire: “È coinvolto in una certa misura, non so se fosse direttamente coinvolto o se sapesse che cosa stesse accadendo. Il problema che abbiamo negli Stati Uniti è questo: dovremmo avviare delle indagini concrete per capire la complicità di certe persone, incluso il nostro presidente, in questa storia. Ma il governo ha detto chiaramente che non succederà. Trump ha mentito, ci ha traditi”.
Rula Jebreal sullo scandalo Epstein Files: “Coinvolge Donald Trump”
In Italia si parla pochissimo dello scandalo del secolo, poiché viene censurato e sminuito a dovere dalla maggior parte dei media filo-americani e filo-israeliani. Qualche giorno fa la giornalista e scrittrice Rula Jebreal ha dichiarato in collegamento con Accordi&Disaccordi, il programma condotto da Luca Sommi con la partecipazione di Marco Travaglio e Andrea Scanzi, in onda ogni sabato sul Nove: “Questa vicenda si lega a doppio filo all’amministrazione di Donald Trump, che starebbe cercando di affossare e, in qualche modo, insabbiare il caso per via dei suoi legami con Israele”.
Per poi sottolineare: “Ci sono circa 6 milioni di email: ne sono state rilasciate 3 milioni, ma la maggior parte è oscurata. Quello che abbiamo visto, secondo gli analisti, è soltanto il 2% di queste e-mail. Ci sono repubblicani come Thomas Massie che hanno combattuto una battaglia per le vittime di abusi – ha continuato la scrittrice -. Marjorie Taylor Greene, repubblicana trumpiana, ha detto di aver ricevuto una telefonata dal presidente Trump in cui le chiedeva di non votare per la pubblicazione di questi documenti perché molti suoi amici ne sarebbero stati pesantemente danneggiati. La ministra della Giustizia americana, Pam Bondi, che ha testimoniato davanti al Congresso, ha dichiarato: ‘Se indagassimo su tutti i nomi presenti nei file, l’intero sistema americano crollerebbe’”.
Per poi concludere: “Persone come Howard Lutnick, segretario al Commercio di questo governo Usa, hanno detto che Jeffrey Epstein era il più grande ricattatore e che così ha fatto i suoi soldi: invitava nella sua casa uomini ricchi e potenti, aveva telecamere ovunque e filmava ciò che accadeva. Non sappiamo se, in questo momento, questi filmati siano tutti nelle mani dell’FBI. Secondo molti analisti, e in particolare secondo agenti dell’FBI, Epstein sarebbe stato un facilitatore, un agente del Mossad reclutato da un ex primo ministro israeliano, un frequentatore assiduo delle residenze di Epstein: Ehud Barak, citato da Virginia Giuffre – l’accusatrice principale di Epstein che ha fatto causa a lui e al principe Andrea – per averla stuprata, torturata e aver poi cercato di strangolarla”.



















