Nel cuore della città vecchia di Damasco, nel quartiere cristiano di Bab Tuma, nelle ultime ore si sono registrati raduni spontanei e proteste da parte della popolazione locale. Uomini, donne e giovani appartenenti alle diverse comunità cristiane della capitale siriana si stanno riunendo per esprimere preoccupazione, rabbia e paura di fronte a una situazione che, secondo numerose testimonianze locali, sta diventando sempre più difficile.
Le manifestazioni denunciano uccisioni di civili cristiani, distruzioni e confische di chiese e santuari, oltre a quella che i manifestanti definiscono una crescente pressione contro la libertà religiosa.
Il quartiere simbolo della presenza cristiana
Bab Tuma è uno dei luoghi più simbolici della presenza cristiana in Siria. Situato nella Città Vecchia di Damasco, il quartiere prende il nome dalla Porta di San Tommaso, una delle antiche porte della città. Da secoli rappresenta un centro vitale per le comunità cristiane siriane: greco-ortodossi, siriaci, armeni, cattolici e melchiti convivono qui con una rete di chiese, monasteri e istituzioni religiose.
Per questo motivo, qualsiasi minaccia percepita contro questi luoghi assume un valore altamente simbolico e suscita forte mobilitazione tra i residenti.
Le accuse dei manifestanti
Durante i raduni, i partecipanti hanno denunciato una serie di episodi che, a loro dire, rivelerebbero un clima di crescente ostilità:
-uccisioni di cristiani in varie aree del paese
-danneggiamenti o distruzioni di chiese e santuari
-confische di proprietà ecclesiastiche
-restrizioni alla libertà religiosa e alla vita comunitaria
-provocazioni e intimidazioni attribuite a gruppi jihadisti Secondo i manifestanti, tali episodi non sarebbero casi isolati ma parte di una pressione sistematica sulle comunità cristiane, già fortemente ridotte dopo anni di guerra civile e migrazione.
Una comunità già drasticamente ridotta
Prima dello scoppio della guerra nel 2011, si stimava che in Siria vivessero circa 1,5–2 milioni di cristiani, appartenenti a diverse confessioni. Il conflitto, l’instabilità economica e la crescita di gruppi estremisti hanno provocato una massiccia emigrazione, riducendo drasticamente la presenza cristiana nel paese.
Molti quartieri storicamente cristiani, soprattutto nel nord e nell’est della Siria, sono stati svuotati negli anni più duri del conflitto.
Paura per il futuro
Le proteste a Bab Tuma riflettono quindi non solo la reazione a episodi recenti, ma anche la paura di un futuro incerto per una delle comunità religiose più antiche del Medio Oriente.
Per molti dei partecipanti, la mobilitazione rappresenta un tentativo di richiamare l’attenzione nazionale e internazionale sulla situazione dei cristiani in Siria e sulla necessità di garantire:
sicurezza per le minoranze religiose
protezione dei luoghi di culto
rispetto della libertà religiosafine delle intimidazioni settarie.
Un segnale che arriva dal cuore di Damasco
Il fatto che la protesta avvenga proprio a Bab Tuma, nel cuore storico della presenza cristiana damascena, conferisce all’evento un forte valore simbolico. Per molti residenti si tratta di un messaggio chiaro: la comunità cristiana siriana, nonostante le difficoltà e l’esodo degli ultimi anni, non intende scomparire né rinunciare ai propri diritti.
Le prossime settimane diranno se queste proteste resteranno un episodio isolato o se diventeranno il segnale di una mobilitazione più ampia delle minoranze religiose nel paese.




















