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Trump: “Iran ha 3 giorni per evitare disastro petrolifero”. Teheran parla con Putin

Il presidente americano parla di collasso imminente del sistema petrolifero iraniano a causa del blocco nello Stretto di Hormuz. Intanto il ministro degli Esteri Araghchi vola a Mosca

Robert Von Sachsen Bellony by Robert Von Sachsen Bellony
27 Aprile 2026
in Esteri
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Trump: “Iran ha 3 giorni per evitare disastro petrolifero”. Teheran parla con Putin
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ADN KRONOS/

Donald rump prevede l'”esplosione” dell’Iran nel giro di 3 giorni. Teheran, intanto, dice no all’accordo sul nucleare e cerca sponde in Russia. I negoziati per chiudere definitivamente la guerra rimangono impantanati, il dialogo tra Stati Uniti e Iran non decolla in una partita a scacchi che rischia di complicarsi nuovamente. Trump rimane in posizione d’attesa. Il presidente americano ha congelato la missione dell’inviato speciale Steve Witkoff e di Jared Kushner, suo genero e emissario: niente viaggio in Pakistan per incontrare il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. “Inutile fare un volo di 18 ore per non concludere nulla”, la sintesi di Trump.

“Se vogliono parlare, possono venire da noi oppure possono chiamarci. Sapete, esiste il telefono. Abbiamo linee sicure e affidabili”, ha detto il numero 1 della Casa Bianca a Fox News. I paletti degli Stati Uniti, d’altra parte, sono noti: l’Iran deve rinunciare al progetto di dotarsi di armi atomiche, lo Stretto di Hormuz resterà sigillato dal blocco navale americano fino alla firma di un accordo.

La previsione

“La guerra con l’Iran finirà molto presto, e ne usciremo nettamente vincitori”, dice il presidente degli Stati Uniti proponendo un repertorio già arcinoto. Il copione di Trump non cambia granché, la prospettiva di arrivare al primo maggio – con la prospettiva di dover ottenere l’autorizzazione del Congresso per un’eventuale prosecuzione delle operazioni militari – non turba il numero 1 della Casa Bianca. La novità è rappresentata da una profezia ‘tecnica’ che, secondo Trump, rappresenta di fatto un ultimatum per Teheran. Il blocco navale nello Stretto di Hormuz, dice il presidente degli Usa, impedisce alla Repubblica islamica di incassare 500 milioni di dollari al giorno.

E, soprattutto, sta saturando l’intera industria iraniana del petrolio che rischia di andare in tilt. “Grandi quantità di greggio continuano ad accumularsi nel sistema, ma le linee sono ferme perché non si possono utilizzare navi o container. Il sistema, a livello meccanico o nel sottosuolo, semplicemente esplode. Hanno 3 giorni per evitare una rottura o un’esplosione che potrebbe danneggiare il sistema in modo permanente. E’ impossibile ricostruirlo e ripristinarlo in maniera integrale, potrebbero arrivare al 50% della capacità attuale. Gli iraniani sono sotto pressione”, la previsione di Trump.

Teheran va da Putin

Il quadro delineato da Trump, in realtà, al momento non sembra avvicinare l’Iran al tavolo dei negoziati. Teheran non sarebbe più interessata a un accordo con gli Stati Uniti che preveda limitazioni al suo programma nucleare, riferisce l’agenzia Tasnim, tradizionalmente vicina ai Pasdaran e all’anima militare del paese. La Repubblica islamica indica come priorità la questione dello Stretto di Hormuz, l’allentamento delle sanzioni, il risarcimento dei danni e la revoca del blocco navale statunitense. Solo in un secondo momento, secondo le fonti iraniane, l’arricchimento dell’uranio diventerebbe un tema da discutere con Washington. Un simile programma rischia di trasformarsi in un ulteriore ostacolo in un dialogo già complesso. Come se non bastasse, l’Iran non sembra apprezzare lo sforzo del Pakistan come mediatore. ”Il Pakistan è un buon vicino e un buon amico ma non è un mediatore adatto per i negoziati e manca della credibilità necessaria. Tiene sempre in considerazione gli interessi di Trump”, scrive su X Ebrahim Rezaei, portavoce del Comitato di Sicurezza Nazionale iraniano.

Teheran sta cambiando approccio diplomatico e si muove su più tavoli con le missioni e i contatti affidati al ministro degli Esteri. Dopo le tappe in Pakistan e Oman, il numero 1 della diplomazia vola in Russia per incontrare Vladimir Putin nell’ambito di una visita durante la quale farà il punto sulla crisi. Araghchi discuterà con “i responsabili russi della situazione più recente dei negoziati, del cessate il fuoco e degli sviluppi correlati”, e presenterà “un resoconto dei colloqui” alle autorità di Mosca, spiega l’agenzia Isna.

Rischia di passare inosservata, in queste ore, la telefonata tra Araghchi e il ministro degli Esteri francese Jean Noel Barrot. Come si legge in una nota del ministero degli Esteri di Teheran condivisa su Telegram, Araghchi ha sottolineato ”l’importanza del ruolo costruttivo” che possono svolgere i Paesi europei per la pace nella regione. Bisogna trovare l’accordo con Trump, ma sulla scacchiera ci sono anche altri pezzi.

Robert Von Sachsen Bellony

Robert Von Sachsen Bellony

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