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Dalla farsa di Hormuz alla rotonda di Testaccio: la grande fuga dell’Italia (e del mondo)

Caffè della VerGOGNA - edizione di Lunedì 25 maggio 2026

Robert Von Sachsen Bellony by Robert Von Sachsen Bellony
25 Maggio 2026
in Esteri
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Dalla farsa di Hormuz alla rotonda di Testaccio: la grande fuga dell’Italia (e del mondo)
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Caffè della VerGOGNA – edizione di Lunedì 25 maggio 2026

I negoziati tra Stati Uniti e Iran sono un tormentone che farebbe impallidire le peggiori telenovelas sudamericane. Marco Rubio, segretario di Stato americano, annuncia da Nuova Delhi che l’accordo potrebbe arrivare “oggi”. Pochi minuti dopo, Donald Trump, il suo capo, frena bruscamente: “Non c’è fretta, il tempo è dalla nostra parte”.

 

 

 

L’intesa di massima per la riapertura dello Stretto di Hormuz e la gestione dell’uranio iraniano arricchito al sessanta per cento sarebbe su un tovagliolo, ma non si può firmare in settantadue ore. I funzionari americani filtrano ai giornali che serviranno almeno sessanta giorni per definire i dettagli. Teheran smentisce, smentisce, smentisce. Il premier israeliano Netanyahu tuona che l’uranio va rimosso dal territorio iraniano. Il presidente iraniano Pezeshkian giura che non cercano armi atomiche. E la Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, avrebbe approvato le linee generali, ma non si sa né quando né come. Insomma, la pace è a un passo, ma il passo è quello di un gambero che arretra ogni volta che crede di avanzare.

Questa commedia dell’assurdo si consuma mentre nel mondo reale le cose continuano a scivolare via. In Italia, ieri, gli elettori sono andati alle urne per le elezioni amministrative in ottocentonovantacinque comuni, diciotto capoluoghi compresi. L’affluenza alle ventitré era al quarantasei virgola trentuno per cento, in calo rispetto al cinquanta virgola venti delle precedenti elezioni. Un dato che dice molto più di qualsiasi analisi politica: gli italiani si allontanano dalle urne con la stessa disaffezione con cui gli americani e gli iraniani si allontanano dai tavoli negoziali. La politica, ormai, è percepita come una recita in cui nessuno crede più. I protagonisti cambiano, i copioni sono sempre gli stessi, e il pubblico, stanco, se ne va a casa. Non vota, non si informa, non partecipa. Lascia che altri decidano per lui. E poi si lamenta.

Nel frattempo, nella tarda serata di ieri a Testaccio, un’utilitaria tentava la fuga da una pattuglia dei carabinieri. L’inseguimento si è concluso nei pressi di via Zabaglia, dove l’auto si è schiantata contro una rotonda. Il conducente è stato fermato. La notizia occupa poche righe nel flusso delle cronache, l’ennesimo episodio di ordinaria follia cittadina. Ma c’è una metafora, in quella rotonda. L’auto che corre senza sapere dove andare, che cerca di sfuggire a qualcosa, che finisce per schiantarsi contro un ostacolo circolare, che gira su se stessa senza uscita. Non è forse l’immagine perfetta di questa stagione politica e diplomatica? Tutti corrono, nessuno sa dove, e alla fine ci si schianta contro la stessa rotonda da cui si era partiti.

L’accordo Iran-Usa, le elezioni amministrative, l’inseguimento di Testaccio. Tre storie diverse, tre livelli di fuga. La fuga dalla responsabilità di chi governa, che rimanda le decisioni all’infinito, giocando con le parole e con le date, illudendo i cittadini che un domani, forse, tutto si risolverà. La fuga dal voto, da parte di un elettorato che ha smesso di credere che la propria opinione possa fare la differenza. La fuga fisica di un uomo alla guida di un’auto, che forse aveva qualcosa da nascondere, o forse solo la paura di fermarsi. In tutte e tre, il denominatore comune è l’incapacità di guardare in faccia la realtà. Si rimanda, si procrastina, si scappa. E intanto lo Stretto di Hormuz resta minato, l’uranio resta nei silos iraniani, i comuni restano senza amministratori rappresentativi, e le rotonde di Roma restano lì, impassibili, ad attendere il prossimo incidente.

Rubio ha detto che un accordo “non si può fare in settantadue ore su un tovagliolo”. Ha ragione. Ma non si può neppure inseguire per settimane un miraggio, annunciando e smentendo, alimentando speranze e poi spegnendole con un tweet. La diplomazia non è un gioco di prestigio. È fatica, pazienza, concessioni reciproche. Ma per fare concessioni bisogna avere chiaro ciò che si vuole ottenere, e finora né Washington né Teheran hanno dimostrato di saperlo. Trump dice che l’Iran non avrà mai armi atomiche. L’Iran dice che non le vuole. Allora, se è vero, perché non si firma? Perché il nodo non è l’uranio, ma il potere. La faccia da salvare. La partita a scacchi tra due presidenti che non vogliono perdere l’ultima mossa.

E mentre loro giocano, il mondo va avanti. Le elezioni amministrative si svolgono in un clima di indifferenza generale. I cittadini non vanno a votare perché nessuno li ha convinti che votare serva a qualcosa. I partiti hanno smesso di essere luoghi di elaborazione politica per diventare macchine di potere personale. I candidati si presentano con slogan vuoti e promesse impossibili. E l’elettore, disilluso, resta a casa. La democrazia, si sa, è un sistema imperfetto. Ma l’unico modo per renderlo peggiore è non parteciparvi. La fuga dall’urna è la fuga dalla responsabilità. E chi fugge, prima o poi, si schianta.

L’inseguimento di Testaccio, infine, è il racconto minuto di una fuga che finisce male. Non sappiamo chi fosse l’uomo alla guida, né cosa avesse fatto. Ma sappiamo che ha cercato di scappare, che ha corso tra le strade del quartiere, che ha pensato di poterla fare franca, e che alla fine ha trovato una rotonda. Le rotonde, a Roma, sono famose per la loro capacità di disorientare. Ti fanno girare in tondo, ti fanno perdere l’orientamento. E se arrivi troppo veloce, ti ci schianti. La vita, a volte, è una rotonda. Giri, giri, non trovi l’uscita. E poi, quando pensi di averla trovata, scopri che sei finito dritto contro un muro.

Oggi è lunedì. Il caffè è servito. Amaro, come piace a RVSCB. La notizia dell’accordo Iran-Usa è ancora lì, appesa a un filo. Le elezioni amministrative hanno registrato l’ennesima débâcle della partecipazione. L’uomo di Testaccio è stato fermato. Il mondo continua a girare, come una rotonda. E noi, spettatori distratti, guardiamo e aspettiamo. Aspettiamo che qualcuno, finalmente, decida di uscire da questo circolo vizioso. Ma forse, il circolo vizioso siamo noi. E l’uscita, se c’è, è dentro di noi. Ma questo, lo sappiamo, è un discorso troppo serio per un lunedì mattina. Meglio un’altra notizia. Meglio un’altra fuga. Meglio un’altra rotonda.

RVSCB – Archivio delle Scomode Verità, 25 maggio 2026

“Non mi interessa essere amato. Mi interessa essere letto dopo che mi avranno odiato.”

Robert Von Sachsen Bellony

Robert Von Sachsen Bellony

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