Il Caffè della VerGOGNA – Edizione del 26 maggio 2026
Un attacco americano contro barche e siti missilistici iraniani nello Stretto di Hormuz. Donald Trump annuncia che l’uranio iraniano sarà “distrutto”, come se fosse una scatola di sardine scaduta. L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo conta oltre novecento casi sospetti e duecentoventi decessi sospetti, ma il rischio globale è ancora “basso” secondo l’Oms, perché l’Africa, si sa, è un altro pianeta.
Gli attivisti della Flotilla vengono sgomberati con violenza dalle forze della Libia Ovest, una ragazza italiana viene strattonata, un ragazzo finisce con un trauma cranico, e la notizia scivola via come un rigagnolo tra le pieghe del telegiornale. Ucraina, la Russia avverte diplomatici e stranieri di lasciare Kiev perché arriveranno nuovi raid. E nel frattempo, in Italia, quasi tredici milioni di connazionali rinunciano alle cure dentistiche per paura del dentista, ma ora c’è il gas esilarante che potrebbe riavvicinarli alla poltrona. Una boccata di protossido d’azoto, e la paura svanisce. Peccato che per le paure più grandi – la guerra, le epidemie, la violenza istituzionale – non sia ancora stata inventata una sedazione altrettanto efficace.
La commedia della diplomazia prosegue senza sosta. Da settimane i media occidentali raccontano che l’accordo tra Stati Uniti e Iran è imminente, che la firma potrebbe arrivare da un’ora all’altra, che il tovagliolo è già stato scarabocchiato con le condizioni. Poi, mentre i negoziatori parlano di pace, i cacciabombardieri colpiscono obiettivi iraniani. Il Centcom definisce l’azione “attacchi di autodifesa”. L’Iran, si sa, è sempre colpevole. Anche quando si siede al tavolo delle trattative. Anche quando dichiara di non volere armi atomiche. Anche quando la Guida Suprema avrebbe approvato le linee generali dell’intesa. Nel frattempo, Trump su Truth annuncia che l’uranio arricchito al sessanta per cento sarà consegnato agli Stati Uniti e distrutto, “preferibilmente in collaborazione con la Repubblica Islamica”. Una dichiarazione che suona come un ultimatum, non come un accordo. E intanto lo Stretto di Hormuz resta minato, il petrolio continua a salire, e i civili iraniani, quelli veri, quelli che non c’entrano nulla con i Pasdaran, continuano a pregare che non cada un’altra bomba sulla loro testa.
L’Ebola, intanto, allarga il suo abbraccio mortale. Nella Repubblica Democratica del Congo i casi confermati sono centouno, ma i sospetti toccano quota novecento. I decessi accertati sono dieci, ma quelli sospetti duecentoventi. Numeri che raccontano una verità scomoda: il sistema di sorveglianza epidemiologica in quelle aree è un colabrodo. L’Oms ha alzato il livello di rischio da alto a molto alto per il paese, ma per il resto del mondo, rassicurano, il rischio resta basso. Basso. Come quando il virus era ancora confinato in un mercato di Wuhan. Come quando nessuno credeva che sarebbe diventato una pandemia. L’Africa, continente dimenticato, continua a morire in sordina, mentre i grandi del mondo discutono di uranio e di Stretto di Hormuz. Il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus si recherà oggi in Congo, un gesto di presenza che serve più a sollevare la coscienza dell’Occidente che a fermare il virus. E l’Uganda, intanto, ha annullato la commemorazione della Giornata dei Martiri, che attira fino a due milioni di persone. La prudenza, a volte, è l’unica arma che resta.
In Libia, la Flotilla umanitaria ha incontrato la violenza delle milizie. L’attivista italiana Sara Suriano racconta di camionette nere con militari a volto coperto, di sgombero forzato, di donne strattonate, di un ragazzo colpito al capo fino a perdere i sensi. La missione era nobile: portare aiuti umanitari al valico di Rafah per la popolazione palestinese. La risposta è stata il gas lacrimogeno dentro una moschea. I dieci attivisti fermati ieri sono ancora nelle mani del governo della Libia dell’Est. Il console italiano, si spera, sta facendo il possibile. Ma la sensazione è che il mondo sia troppo occupato a guardare altrove per occuparsi di un gruppo di sognatori che hanno osato sfidare i confini della guerra.
Ucraina. La Russia ha avvertito diplomatici e stranieri di lasciare Kiev “il prima possibile”. I raid si intensificheranno, colpiranno “centri decisionali e postazioni di comando”. Il ministero degli Esteri russo parla di una “goccia che ha fatto traboccare il vaso”: l’attacco ucraino a Starobelsk, costato la vita a ventuno persone, tra cui molte giovani donne. Mosca dice che era uno studentato. Kiev dice che era una base di dronisti. La verità, come sempre in guerra, giace sepolta sotto le macerie. Il ministro Lavrov ha telefonato a Rubio per esortare l’evacuazione dei diplomatici americani da Kiev. Un gesto che sa di teatro, di messa in scena, di tensione calcolata. Intanto i droni ucraini colpiscono le regioni russe di Yaroslav e Belgorod. Un’auto prende fuoco, un autista muore. La guerra, quella vera, non conosce tregua.
E infine, il gas esilarante. Quasi tredici milioni di italiani rinunciano alle cure dentistiche per paura. Il protossido d’azoto, noto storicamente come gas esilarante, promette di risolvere il problema. Sedazione cosciente, rilassamento profondo, nessun ricovero. I pazienti ansiosi, gli anziani, i cardiopatici, i bambini con difficoltà comportamentali potranno finalmente affrontare la poltrona senza tremare. Una rivoluzione, dicono gli esperti. Peccato che per la paura di una guerra nucleare, per l’ansia di un’epidemia globale, per il terrore di essere sbattuti fuori da una moschea con il gas lacrimogeno, non ci sia ancora una sedazione altrettanto efficace. La paura del dentista si cura con una mascherina. La paura del mondo, no. Quella si cura con l’indifferenza. E l’indifferenza, a differenza del protossido d’azoto, non ha effetti collaterali. È già dentro di noi.
Oggi, cari lettori, abbiamo assistito all’ennesima puntata della farsa globale. Attacchi di autodifesa che sono attacchi e basta. Accordi di pace che sono dichiarazioni di guerra. Epidemie che nessuno vuole vedere. Attivisti presi a calci mentre cercano di portare aiuti. Guerre che non finiscono mai. E una società che preferisce addormentare le proprie paure piuttosto che affrontarle. RVSCB non si stanca di guardare. Ma voi dovreste stancarvi di subire. Spegnete i notiziari, accendete la coscienza. È l’unico filtro che funziona ancora. Anche senza gas esilarante.
Bibliografia
United States Central Command, Comunicato stampa sugli attacchi in autodifesa nello Stretto di Hormuz, 26 maggio 2026
Trump, Donald, Dichiarazione su Truth Social, 26 maggio 2026
Organizzazione Mondiale della Sanità, Dichiarazione del Direttore Generale Tedros Adhanom Ghebreyesus sull’epidemia di Ebola, 26 maggio 2026
Suriano, Sara, Testimonianza all’Adnkronos sulla Flotilla in Libia, 25 maggio 2026
Ministero degli Esteri della Federazione Russa, Nota sull’evacuazione dei diplomatici da Kiev, 25 maggio 2026
Scavia, Stefano, Dichiarazioni all’Adnkronos sulla sedazione cosciente con protossido d’azoto, 25 maggio 2026
RVSCB – Archivio delle Scomode Verità, 26 maggio 2026
“Non mi interessa essere amato. Mi interessa essere letto dopo che mi avranno odiato.”





















