fonte AdnKronos
L’Europa potrebbe trovarsi davanti a una delle fasi più delicate della propria sicurezza dalla fine della Guerra Fredda. È quanto emerge da una vasta inchiesta realizzata dall’emittente pubblica danese DR insieme a media di Svezia, Norvegia ed Estonia, secondo cui la Russia starebbe rafforzando in modo significativo il proprio dispositivo militare lungo il confine settentrionale con la Nato.

L’indagine, durata oltre diciotto mesi, si basa su immagini satellitari, documenti riservati, analisi di intelligence e testimonianze di ufficiali Nato e responsabili dei servizi di sicurezza dei Paesi nordici. Secondo le conclusioni del lavoro giornalistico, Mosca non si limiterebbe a sostenere lo sforzo bellico in Ucraina, ma starebbe riorganizzando le proprie forze armate in vista di possibili scenari di confronto con l’Alleanza Atlantica.
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la trasformazione della struttura militare russa. Diverse unità attualmente organizzate come brigate verrebbero convertite in divisioni, formazioni più numerose e dotate di maggiori capacità operative, logistiche e di supporto. Una scelta che, secondo gli esperti consultati dall’inchiesta, sarebbe compatibile con operazioni militari su larga scala e di lunga durata.
La preoccupazione maggiore riguarda però i tempi. Le fonti citate da DR individuano nei prossimi uno-tre anni una possibile “finestra di vulnerabilità” per l’Europa. Il rischio non sarebbe legato a un attacco imminente già pianificato, ma alla possibilità che la Russia possa trovarsi in una posizione di vantaggio militare nel periodo successivo a un eventuale cessate il fuoco o congelamento del conflitto in Ucraina. In quel contesto, Mosca potrebbe contare su un esercito con esperienza di combattimento, un’industria bellica pienamente operativa e una capacità di mobilitazione superiore a quella europea.
Particolare attenzione viene rivolta al fronte baltico e artico. L’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato ha modificato profondamente gli equilibri strategici della regione, allungando il confine diretto tra l’Alleanza e la Federazione Russa. Le aree della penisola di Kola, del Baltico e della regione di San Pietroburgo sono tornate al centro della pianificazione militare sia di Mosca sia dei Paesi alleati.
L’inchiesta evidenzia inoltre alcune debolezze della difesa europea. Tra le principali criticità vengono segnalate la carenza di sistemi di difesa aerea integrata, la limitata disponibilità di droni e piattaforme senza equipaggio, oltre a una capacità ancora insufficiente di proteggere infrastrutture strategiche come aeroporti, porti, reti energetiche e snodi logistici.
Secondo numerosi analisti e think tank internazionali citati nel rapporto, la Russia ha dimostrato una notevole capacità di adattamento economico e militare nonostante le sanzioni occidentali, mantenendo elevata la produzione di armamenti e proseguendo il processo di riorganizzazione delle proprie forze armate.
Mosca respinge però con decisione queste valutazioni. L’ambasciata russa a Copenaghen ha definito “una menzogna” l’ipotesi di un futuro attacco contro Paesi Nato, sostenendo che tali allarmi servano principalmente a giustificare il riarmo europeo e il rafforzamento dell’Alleanza Atlantica.
Al di là delle opposte interpretazioni, il messaggio che emerge dall’inchiesta è chiaro: la sicurezza europea sta entrando in una fase di profonda trasformazione. Gli esperti sottolineano che una guerra tra Russia e Nato non è inevitabile, ma ritengono essenziale rafforzare la capacità di deterrenza dell’Europa per evitare che eventuali tensioni possano trasformarsi in un conflitto aperto. La vera sfida, secondo le valutazioni raccolte da DR, sarà colmare rapidamente il divario tra la crescente capacità militare russa e il processo di riarmo ancora in corso nei Paesi europei.



















