
fonte AdnKronos
Nuova e pericolosa escalation nel confronto tra Stati Uniti e Iran. Washington ha lanciato una nuova ondata di attacchi contro obiettivi strategici iraniani, come anticipato nelle scorse ore dal presidente Donald Trump. L’avvio delle operazioni è stato confermato dal Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom), che ha definito i raid una risposta alle continue azioni ostili attribuite a Teheran.
Secondo quanto comunicato dal Centcom, le operazioni sono iniziate alle 17:15 della costa orientale americana, corrispondenti alle 23:15 italiane del 10 giugno. Gli attacchi hanno colpito diversi obiettivi militari nel sud dell’Iran, tra cui sistemi di difesa aerea, radar e centri di comando e controllo utilizzati per le operazioni con droni.
Le autorità iraniane hanno immediatamente attivato le difese aeree in diverse aree del Paese. Esplosioni sono state segnalate nei pressi dell’isola di Kish, nel Golfo Persico, e nel porto di Sirik, vicino alla città di Minab, nella provincia meridionale di Hormozgan. Tra gli obiettivi colpiti figura anche un importante impianto petrolchimico ad Asalouyeh, considerato uno dei nodi centrali della rete energetica iraniana.
Ulteriori esplosioni sono state registrate nella città portuale di Bandar Abbas, in particolare nelle vicinanze di un aeroporto e di una base aerea. Secondo fonti iraniane, i raid hanno interessato anche il giacimento di gas di South Pars, il più grande del Paese e uno dei più importanti al mondo per la produzione di gas naturale.
Le dichiarazioni di Trump
Nel corso di un’intervista all’emittente Fox News, il presidente Donald Trump ha affermato di aver avuto contatti diretti con funzionari iraniani che avrebbero chiesto agli Stati Uniti di interrompere i bombardamenti. Il presidente americano si è detto convinto che le operazioni militari possano terminare a breve e ha rivelato che le forze statunitensi hanno lanciato 49 missili Tomahawk contro obiettivi situati in profondità nel territorio iraniano.
Trump ha inoltre precisato che Israele non sarebbe coinvolto nell’attuale offensiva americana. Allo stesso tempo ha lanciato un duro ultimatum a Teheran, dichiarando che, in assenza di un accordo, gli Stati Uniti sarebbero pronti a intensificare ulteriormente le operazioni militari.
Le autorità iraniane hanno però smentito categoricamente la versione fornita dalla Casa Bianca. Secondo Teheran, nessun rappresentante della Repubblica Islamica avrebbe contattato Trump per chiedere la cessazione dei bombardamenti. Un funzionario iraniano ha definito le affermazioni del presidente americano una “falsa narrazione” finalizzata a giustificare le azioni militari di Washington.
Scontri nel Golfo e tensione sullo Stretto di Hormuz
Parallelamente ai raid aerei, i media iraniani riferiscono di scontri navali tra unità americane e iraniane nelle acque del Golfo Persico. Secondo l’agenzia Mehr, forze iraniane avrebbero lanciato missili e droni contro navi statunitensi nei pressi dello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici del pianeta per il commercio mondiale di petrolio.
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno inoltre dichiarato di aver costretto alla ritirata un caccia americano F-16 dopo aver lanciato un missile contro il velivolo, accusato di aver violato lo spazio aereo del Golfo.
In un ulteriore sviluppo della crisi, il comando militare congiunto iraniano ha annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz al traffico navale, minacciando di considerare bersaglio qualsiasi imbarcazione in transito, comprese petroliere e navi commerciali.
La versione di Teheran è stata tuttavia smentita dal Centcom, che ha assicurato che lo stretto rimane aperto e pienamente operativo. In un messaggio pubblicato sui social, il comando americano ha affermato che il traffico marittimo commerciale continua regolarmente e che le navi stanno transitando senza interruzioni attraverso il corridoio strategico.
Scenario sempre più incerto
L’intensificarsi degli attacchi e delle tensioni nel Golfo Persico alimenta il timore di un allargamento del conflitto. La contrapposizione tra Washington e Teheran si sta infatti spostando su più fronti, coinvolgendo infrastrutture energetiche, rotte commerciali e assetti militari strategici.
La comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione gli sviluppi della crisi, mentre il rischio di un’escalation regionale continua ad aumentare e il futuro dei rapporti tra Stati Uniti e Iran appare sempre più incerto.



















