Fonte: AGI
Potrebbe aprirsi una nuova fase nel conflitto che da mesi scuote il Medio Oriente. L’Iran ha annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz, accusando gli Stati Uniti di aver violato gli impegni previsti dal memorandum di intesa che avrebbe dovuto garantire il cessate il fuoco anche sul fronte libanese. Nelle stesse ore, secondo quanto riferito dall’emittente israeliana Channel 12, il primo ministro Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz hanno ordinato all’esercito israeliano di interrompere le operazioni offensive in Libano, pur senza prevedere il ritiro delle truppe dal sud del Paese.
La decisione di Tel Aviv sarebbe maturata al termine di un coordinamento politico con Washington. L’esercito israeliano ha confermato il proprio impegno a rispettare il cessate il fuoco, precisando tuttavia che continuerà ad agire contro qualsiasi minaccia alla sicurezza dello Stato di Israele e delle proprie forze armate.
Nonostante l’annuncio, la situazione sul terreno resta estremamente fragile. I media libanesi hanno infatti segnalato nuovi raid israeliani nel Libano meridionale, iniziati all’alba e successivi agli attacchi delle ultime ore che avrebbero provocato oltre 80 vittime. Da parte sua, Israele accusa Hezbollah di violare sistematicamente il cessate il fuoco. Il portavoce del ministero degli Esteri israeliano, Oren Marmorstein, ha dichiarato che il movimento sciita filo-iraniano continua a infrangere gli accordi, giustificando così le operazioni militari in corso.
Intanto il bilancio umano del conflitto continua ad aggravarsi. Secondo il ministero della Salute libanese, dal 2 marzo al 20 giugno gli scontri tra Israele e Hezbollah hanno causato 4.057 morti e 12.121 feriti. Solo nell’ultima escalation si contano 83 vittime e 141 feriti. Tra le località più colpite figurano Nabatieh, dove sono morte 17 persone, e Harouf, con 10 vittime, tra cui un bambino e tre donne.
Sul fronte diplomatico, Teheran ha alzato ulteriormente il livello dello scontro annunciando la chiusura dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio energetico mondiale. In un comunicato diffuso dalla televisione di Stato e attribuito al comando centrale unificato Khatam al-Anbiya, l’Iran ha denunciato la mancata applicazione del primo punto dell’accordo di fine guerra e il proseguimento delle operazioni israeliane nel Libano meridionale.
Secondo la nota, la chiusura dello stretto rappresenta una prima misura di risposta alle presunte violazioni degli impegni assunti dagli Stati Uniti. Il comunicato avverte inoltre che ulteriori provvedimenti potrebbero essere adottati qualora la situazione non dovesse cambiare.
Anche il governo iraniano ha formalizzato le proprie accuse. Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmail Baqaei, ha sostenuto che Washington non avrebbe rispettato l’impegno di fermare le operazioni israeliane contro il Libano. “La controparte ha violato il proprio impegno a costringere l’entità sionista a cessare le sue aggressioni contro il Libano”, ha dichiarato, aggiungendo che l’Iran è pronto a reagire con “le misure necessarie” qualora gli accordi continuassero a essere disattesi.
La crisi si presenta dunque in una fase estremamente delicata, tra accuse reciproche, tregue contestate e nuove minacce che rischiano di allargare ulteriormente il conflitto regionale.



















