Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato di Sua Santità Leone XIV, ha varcato la soglia dell’Accademia del Regno del Marocco non come semplice ospite d’onore, ma come testimone di un dialogo che cinquant’anni di relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e il Regno marocchino hanno reso possibile.
Nella capitale Rabat, davanti a una platea composta da accademici, diplomatici e rappresentanti della società civile, il porporato ha pronunciato un discorso che ha saputo coniugare la profondità teologica con la concretezza dell’impegno civile, la fedeltà alla tradizione con l’apertura al futuro. La sua investitura come membro onorario dell’istituzione fondata nel 1977 da Re Hassan II è stata l’occasione per riaffermare una verità che il dibattito pubblico troppo spesso dimentica: fede e coscienza civica non sono due dimensioni contrapposte, ma due facce della stessa medaglia, due ali che permettono all’uomo di elevarsi al di sopra delle divisioni e delle strumentalizzazioni.
Parolin ha scelto di parlare di fraternità, ma non di una fraternità generica e svuotata di contenuto, bensì di quella che nasce da un ancoraggio spirituale solido e che si traduce in gesti concreti di accoglienza e di cura. Senza questo ancoraggio, ha avvertito il cardinale, la fraternità rischia di inaridirsi in una visione puramente utilitaristica, in cui l’altro viene tollerato solo in quanto condivide uno spazio di diritti, ma non riconosciuto come fratello in umanità. Il passaggio dalla tolleranza alla fraternità, ha spiegato Parolin, non è un movimento automatico: richiede un’umanità che sappia guardare oltre gli interessi immediati, che riconosca la dignità intrinseca di ogni essere umano come un sacro dono di Dio, non come una concessione degli Stati. È questo il cuore del messaggio che il segretario di Stato ha voluto consegnare all’Accademia e, attraverso di essa, all’intera comunità internazionale.
Il cinquantennio di relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e il Marocco, ha ricordato Parolin, è stato segnato da un rispetto reciproco e da una profonda convergenza di vedute su temi cruciali come la pace, la giustizia sociale e la difesa della dignità umana. Le tappe di questo cammino sono state scandite da incontri storici: la visita di Hassan II in Vaticano nel 1980, il viaggio di san Giovanni Paolo II in Marocco nel 1985, che segnò il primo incontro di un Pontefice con la gioventù musulmana, e più recentemente la visita di Papa Francesco nel 2019. Incontri che non sono stati semplici gesti di cortesia diplomatica, ma momenti di autentico dialogo, capaci di tracciare un solco profondo nel quale le generazioni future potranno continuare a seminare. Parolin ha voluto sottolineare come la religione, quando è vissuta autenticamente, diventi un baluardo contro l’estremismo e non un pretesto per la divisione, e ha ricordato le parole del Documento sulla fratellanza umana firmato ad Abu Dhabi nel 2019, che afferma come il Creatore abbia dotato tutti gli esseri umani di uguale dignità, chiamandoli a vivere insieme come fratelli.
La visione di Parolin è quella di una diplomazia che non si limita a gestire conflitti, ma che si fa artigiana di pace, che tesse trame di dialogo dove altri costruiscono muri, che cerca punti di contatto dove altri vedono solo divergenze. Questa diplomazia, ha spiegato il cardinale, attinge forza e legittimità dalla dimensione spirituale, perché è proprio incarnandosi nel servizio della collettività e riconoscendo la dignità intrinseca di ogni essere umano che la fede diventa il fondamento su cui si edifica la fraternità umana. Il credente, quindi, non è un cittadino di serie B, ma un protagonista della costruzione della pace, come hanno affermato Papa Francesco e Re Mohammed VI nel 2019, e come ha ribadito Leone XIV nel recente Giubileo dei governanti, quando ha sottolineato che credere in Dio, con i valori positivi che ne derivano, è nella vita dei singoli e delle comunità una fonte immensa di bene e di verità.
Il discorso del cardinale ha toccato anche le grandi sfide del nostro tempo: le migrazioni, che il Marocco affronta con un approccio innovativo attraverso il Patto di Marrakech, e la cura della casa comune, dove gli orientamenti dell’enciclica Laudato si’ si accordano con gli sforzi pionieristici del Marocco nel campo delle energie rinnovabili. Parolin ha citato anche le vertiginose mutazioni tecnologiche, ricordando che l’enciclica Magnifica humanitas afferma come la dignità umana possieda un carattere strettamente ontologico, che non dipende né dalle capacità, né dalle ricchezze, né dalle prestazioni dell’individuo, ma è un dono primario che precede e trascende ogni creazione umana. Per radicare questi valori di fronte alle derive della modernità, il cardinale ha indicato l’educazione della gioventù come ultima chiave di volta, l’unico baluardo capace di preservare i figli dai miraggi del nichilismo e dalle derive del fanatismo.
L’Accademia del Regno del Marocco ha accolto Parolin come uno dei suoi membri onorari, riconoscendo in lui non solo un diplomatico di altissimo profilo, ma un uomo che ha saputo interpretare la missione della Santa Sede come un servizio alla verità e alla pace. Il suo discorso, che ha coniugato la precisione del linguaggio diplomatico con la profondità della riflessione spirituale, ha offerto una visione chiara e lungimirante del ruolo che la fede può giocare nella costruzione di una società più giusta e fraterna. In un mondo segnato da conflitti e da divisioni, le parole di Parolin risuonano come un invito a non separare la dimensione spirituale da quella civile, a non ridurre la religione a una questione privata, a non dimenticare che la fraternità, per essere autentica, deve essere ancorata a una visione dell’uomo che trascende il puro utilitarismo. Il cardinale ha concluso il suo intervento con un auspicio: che Marocco e Santa Sede continuino a tracciare insieme i sentieri del futuro e ad offrire al concerto delle nazioni la testimonianza viva, raggiante e indefettibile della loro fraternità. Una testimonianza che, grazie a uomini come Parolin, continua a brillare anche nelle notti più buie.
Bibliografia
Parolin, Pietro, Discorso all’Accademia del Regno del Marocco, Rabat, 23 giugno 2026.
Leone XIV, Omelia per il Giubileo dei governanti, 21 giugno 2026.
Papa Francesco, Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, Abu Dhabi, 4 febbraio 2019.
Giovanni Paolo II, Discorso alla gioventù musulmana, Casablanca, 19 agosto 1985.
Papa Francesco, Laudato si’, 24 maggio 2015.
Leone XIV, Magnifica humanitas, 25 maggio 2026.



















