Fonte: Adnkronos
La Nato è pronta a reagire in caso di escalation sul fianco orientale. A dirlo è Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare dell’Alleanza, durante la riunione dei vertici militari dei 32 Paesi membri a Copenaghen.
«L’alleanza è pronta, la struttura è pronta. I soldati e le armi sono pronti», ha dichiarato l’ammiraglio, secondo quanto riportato da Adnkronos. Il punto, nelle parole di Cavo Dragone, è la deterrenza, far sapere a un eventuale aggressore che un attacco avrebbe conseguenze e che la Nato è nelle condizioni di rispondere.
L’Alleanza, intanto, continua a rafforzare le proprie forze, aumentando uomini e capacità operative.
I piani per il fianco orientale
La Nato non parte da zero. Cavo Dragone ha spiegato che esistono piani militari dettagliati per proteggere il fianco orientale e affrontare diversi scenari di crisi.
I Paesi membri avevano già concordato tre piani regionali di difesa nel 2023, dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia. L’obiettivo è sapere in anticipo come muoversi nel caso in cui la situazione dovesse peggiorare.
Il messaggio arrivato da Copenaghen è proprio questo, gli alleati si stanno preparando a eventualità differenti e, in caso di escalation, dispongono già di procedure e strumenti di risposta.
Le tensioni con la Russia
A rendere più delicato il quadro sono le tensioni delle ultime settimane e gli allarmi arrivati da diversi Paesi europei.
Il premier polacco Donald Tusk, secondo quanto riferito da Adnkronos, ha prospettato la possibilità che Mosca possa tentare nei prossimi mesi una provocazione con droni o missili contro il territorio di un Paese Nato. È uno scenario indicato dal leader polacco, non la conferma di un attacco imminente.
Negli ultimi mesi sono emersi anche episodi e segnalazioni legati a violazioni dello spazio aereo e possibili azioni di sabotaggio. Cavo Dragone ritiene che la condotta russa punti anche a mettere alla prova la compattezza dell’Alleanza.
Secondo l’ammiraglio, però, queste pressioni non starebbero dividendo i Paesi membri. Al contrario, avrebbero spinto la Nato a rafforzare il coordinamento e gli strumenti a disposizione.
Da Copenaghen arriva quindi un messaggio di preparazione più che di allarme, la Nato considera diversi scenari sul fianco orientale e vuole farsi trovare pronta nel caso in cui la tensione dovesse salire.


















