Il confronto tra Stati Uniti e Iran sta entrando in una fase nella quale non è più sufficiente domandarsi semplicemente se prevarrà la guerra oppure la diplomazia. La questione più interessante è capire come stia cambiando, giorno dopo giorno, la probabilità relativa dei diversi futuri possibili. È qui che entra in gioco quella che possiamo chiamare, con una certa libertà terminologica: non una formula capace di predire ciò che accadrà, ma un metodo per aggiornare continuamente gli scenari sulla base dei nuovi segnali osservabili. E gli ultimi segnali indicano qualcosa di preciso: la distribuzione delle possibilità si sta spostando verso gli estremi. Da una parte aumenta la capacità materiale di sostenere una nuova fase militare. Dall’altra, proprio l’aumento dei costi potenziali di quella fase potrebbe rafforzare gli incentivi a raggiungere un compromesso. Lo scenario che sembra diventare progressivamente più difficile da mantenere è quello intermedio: una crisi congelata per lungo tempo senza accordo e senza nuova escalation.
La concentrazione militare americana – è un cambiamento significativo nello scenario regionale. L’Saudi Arabia sta preparando una nuova offensiva militare su vasta scala contro gli Houthi nello Yemen, con l’obiettivo prioritario di riconquistare il controllo dell’area di Bab el-Mandeb, passaggio strategico tra Mar Rosso e Golfo di Aden. Secondo Reuters, l’operazione potrebbe mobilitare oltre 100.000 combattenti yemeniti, sostenuti da attacchi aerei sauditi; gli United States fornirebbero intelligence e assistenza consultiva. Questo rappresenta un salto di livello rispetto agli attacchi nello Yemen già segnalati: non più soltanto azioni aeree episodiche, ma la preparazione di una campagna terrestre e aerea organizzata contro il principale alleato regionale dell’Iran rimasto militarmente attivo. Riyad starebbe valutando sia un’operazione circoscritta a Bab el-Mandeb sia un’offensiva su più fronti.

L’ anatra zoppa – Nelle stesse ore è diventata definitiva anche una misura economica eccezionale legata alla guerra: i Paesi del G7 hanno concordato il rilascio coordinato di 100 milioni di barili di petrolio e diesel dalle riserve strategiche, distribuito nell’arco di quattro mesi, per contrastare l’aumento dei prezzi energetici provocato dal conflitto. Per il quadro che stiamo seguendo, la novità più importante è Bab el-Mandeb: mentre Hormuz resta sotto pressione, si profila ora una grande operazione militare sull’altro passaggio fondamentale delle rotte energetiche regionali. Il conflitto USA-Iran rischia quindi di trasformarsi sempre più chiaramente da confronto centrato sul Golfo in una guerra regionale articolata su due strozzature marittime: Hormuz a est e Bab el-Mandeb a ovest.
Escalation USA-Iran – C’è un cambiamento significativo sul fronte delle sanzioni. Gli United States hanno ampliato la pressione economica sull’Iran colpendo direttamente i settori automobilistico e ferroviario, oltre a reti manifatturiere e siderurgiche. Il Tesoro americano ha inserito tra i soggetti sanzionati i due maggiori costruttori iraniani, Iran Khodro e SAIPA, che insieme rappresentano oltre il 90% del mercato automobilistico interno, nonché le principali società ferroviarie iraniane. La misura consente inoltre a Washington di sanzionare anche imprese straniere che continuino a operare in questi settori. La novità è strategicamente rilevante perché Washington sta spostando la pressione dal mare alla rete terrestre iraniana: il blocco delle esportazioni attraverso Hormuz ha reso ferrovia e trasporto stradale sempre più importanti per petrolio, prodotti chimici e merci iraniane, e le nuove sanzioni mirano precisamente a queste vie alternative.

Nello stesso pacchetto di pressione finanziaria, il Tesoro ha colpito anche la rete di pagamenti russo-collegata A7, accusandola di aiutare Teheran e soggetti legati all’IRGC ad aggirare le sanzioni internazionali. A7 nega le accuse. Al controllo delle 22:33 del 2 ottobre, non risultano invece nuovi attacchi diretti USA-Iran o nuove vittime di rilievo successivi agli eventi già segnalati. La novità sostanziale è dunque l’allargamento della guerra economica americana alle principali infrastrutture industriali e terrestri dell’Iran.
Escalation USA-Iran – C’è un nuovo sviluppo significativo, successivo all’ultimo controllo: l’escalation saudita-Houthi è diventata più concreta nelle ultime ore. La coalizione saudita afferma di avere intercettato tre missili balistici Houthi diretti nel sud dell’Saudi Arabia; frammenti di uno dei missili intercettati sono caduti nella provincia di Asir, ferendo una persona. Parallelamente, gli Houthi sostengono che l’Arabia Saudita abbia effettuato 94 attacchi in Yemen nelle ultime 24 ore. Quest’ultimo numero proviene dagli stessi Houthi e non risulta verificato indipendentemente, ma l’intensificazione dei combattimenti è confermata da altre fonti. C’è poi una novità nello Stretto di Hormuz: come è ormai noto, nelle prime ore del 3 ottobre una nuova petroliera è stata colpita da un proiettile come al solito, per ora non identificato a quasi 7 chilometri a est dell’Oman. L’equipaggio è salvo e non risultano danni ambientali; l’origine del proiettile non è ancora stata attribuita.

La combinazione dei fronti – Il dato strategicamente più importante, però, è la combinazione dei due fronti: mentre Hormuz continua a registrare attacchi alla navigazione, l’Saudi Arabia sta preparando una grande controffensiva per riconquistare Bab el-Mandeb, con oltre 100.000 combattenti yemeniti previsti e sostegno aereo saudita; gli United States fornirebbero intelligence e assistenza senza, per ora, partecipare direttamente all’offensiva. Nelle ultimissime ore è emerso anche che i principali responsabili della sicurezza nazionale americana si sono riuniti in segreto a Camp David, sotto la guida del vicepresidente JD Vance, proprio per discutere le prossime mosse sull’Iran e l’escalation in Yemen. Questo, insieme all’invio della terza portaerei già segnalato, indica che Washington sta valutando contemporaneamente il dossier iraniano e quello di Bab el-Mandeb come parti dello stesso quadro strategico. Per criterio di allerta, quindi, la soglia è superata: non c’è ancora un nuovo attacco diretto USA-Iran, ma l’allargamento militare del fronte saudita-Houthi e il nuovo episodio a Hormuz costituiscono un cambiamento significativo dello scenario.

















