BALDUINA – Fuori dal 27 giugno il primo singolo di SaVi “Me lo dirai?”, fuori su tutte le piattaforme digitali distribuito da Artist First. Savino Maria Piccione, in arte SaVi, è un cantautore che trasforma emozioni crude in canzoni che parlano d’amore, di attese e di promesse non mantenute.
Ho incontrato SaVi da Candido a Balduina, uno di quei ristoranti dove respiri e mangi ancora la vecchia guardia romana. Uno di quei ristoranti in cui dopo il secondo amaro imbracci una chitarra intonando “Wonderwall” degli Oasis e tutti i commensali cantano all’unisono e, nell’intervista che segue, che ha avuto più il sapore di una chiacchierata tra amici, Savino racconta di sé, delle sue collaborazioni con i produttori Simone Bacchini e Simone Lontano che sedevano con noi al tavolo e della sua canzone:
1 – Parlami del progetto SaVi. Come è nato?
Il progetto Savi è nato da un bisogno, ma anche da una frattura. La chiave di volta è stato un litigio con il mio migliore amico, con cui condividevo da sempre la passione per la musica. Poco prima del mio compleanno, a giugno 2024, mi sentivo perso ma non volevo smettere di credere in quel sogno. È lì che mia sorella ha avuto un’idea: mi ha regalato le prime quattro lezioni di songwriting con Simone Bacchini, cantautore e autore Rai, che lei conosceva da anni. Quelle prime lezioni sono state speciali, quasi un incontro tra due mondi. Ognuno cercava di capire l’altro. Abbiamo continuato a lavorare insieme in video call, e col tempo, grazie alla mia costanza e alla sua fiducia, è nato il progetto Savi. Un progetto in cui crediamo entrambi, sin dal primo istante, e che oggi portiamo avanti in completa sinergia.
2 – Sei uno di quegli artisti che muove la penna per scrivere solo una volta aver fatto un bel tour dentro di sé, vero?
Sì, assolutamente. Non riesco a scrivere se non ho prima vissuto o sentito qualcosa nel profondo. Di solito tutto parte da un nodo che non riesco a sciogliere con le parole. La musica arriva proprio lì, dove le parole non bastano. Prima capisco cosa mi sta succedendo, poi arriva la canzone. Ogni canzone che scrivo è un momento vissuto sulla mia pelle. Non potrei farlo in nessun altro modo.
3 – Cosa hai trovato dentro di te?
Tante cose che avevo lasciato lì, senza affrontarle. Proprio in quel cassetto semichiuso che ognuno ha. Ferite, ricordi, promesse fatte e non mantenute, ma anche una forza creativa che non sapevo di avere. Scrivere mi ha aiutato a mettere ordine, a dare un nome a emozioni che fino a poco fa erano solo confusione e con il tempo vorrei riuscire a tirarle fuori tutte, una per una, canzone dopo canzone.
4 – Come è nata la collaborazione con Simone Bacchini e con Simone Lontano?
Con Simone Bacchini ci siamo capiti subito: stessi gusti, stesso approccio emotivo alla musica. È stato il primo a credere davvero nel progetto, a volerlo produrre rispettando la mia identità, senza stravolgimenti. Con Simone Lontano invece è nato tutto in studio, con un’intesa naturale e spontanea. Lavorare con entrambi ha dato al brano un respiro nuovo, più profondo. Conoscendosi da anni, i due produttori si muovono come due lati opposti ma complementari: uno più emotivo, l’altro più razionale. All’inizio questo equilibrio mi ha travolto, poi mi ci sono ritrovato dentro. Sono innamorato perso delle mie canzoni, e sapere che loro le tratteranno con cura e rispetto è la cosa più importante per me. Insieme abbiamo costruito qualcosa che sento davvero.
5 – La tua città di origine è Milano. Cosa riporti a casa dopo l’esperienza di registrazione a Roma? Cosa ti ha lasciato questa città?
Mi porto a casa un disco, un rapporto vero con i produttori… e qualche chilo in più (ride, riferendosi alla cena). Roma mi ha dato la libertà di sbagliare con calma, senza il timer milanese che ti mette fretta anche quando respiri. Le giornate a Roma sono state piene: tra registrazioni intense e provanti, ci sono stati anche momenti surreali, come questa cena da Candido, un ristorantino storico dove il proprietario, Valentino, ti accoglie senza chiederti chi sei, dove ho conosciuto anche te Laura, una di quelle persone che arrivano al momento giusto, con una presenza leggera ma che ti resta dentro. E poi c’è Roma, che quando ti lascia andare, lo fa con stile. Come se sapesse che prima o poi tornerai.
6 – “Me lo dirai?” è il titolo del tuo singolo. A chi poni questa domanda?
È una domanda che faccio a chiunque, ma anche un po’ a me stesso. Parla del bisogno di sentirsi scelti, capiti… ma anche della paura di sentire la verità. “Me lo dirai?” può voler dire tante cose: C’è chi pensa “mi dirai che mi ami?”, chi spera in un “mi manchi”, chi cerca anche solo un “mi vuoi bene”. È quella domanda che fai quando, in fondo, sai già la risposta, ma continui a sperare in un finale diverso. Chi ha amato davvero, almeno una volta, se l’è posta. E poi… alla fine abbiamo davvero bisogno di sentircelo dire?
7 – Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Sto lavorando al mio primo disco, che raccoglie diversi lati di me: l’ironia, la malinconia, la rabbia e la dolcezza. Ogni brano è un frammento di qualcosa che ho vissuto, e in certi casi, di chi mi ha ispirato. Insieme al mio produttore abbiamo costruito un piano editoriale per i prossimi mesi, con nuovi singoli in uscita e l’obiettivo di portare il progetto anche dal vivo, partecipando a festival legati alla musica italiana, sia in Italia che all’estero. Proprio per questo sto lavorando anche a brani in lingua inglese, pensati per il mercato internazionale: colonne sonore, serie TV, progetti che possano far viaggiare la mia musica anche fuori dai confini. Sono innamorato perso delle mie canzoni, e mi piacerebbe vederle arrivare lontano, anche dove io non arrivo.




















