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“Kirkē” il nuovo album di E-Lee tra storia e mito

Il nuovo progetto musicale di Elisa Rossi, in arte E-LEE, dedicato alla riscoperta delle origini del Mito di Circe

Laura Nasoni by Laura Nasoni
18 Luglio 2025
in Interviste, musica
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“Kirkē” il nuovo album di E-Lee tra storia e mito
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Attraverso un viaggio sonoro difficile da etichettare, ma sicuramente di matrice jazzistica con una
forte connotazione sperimentale, tra elettroacustica e canzone d’autore, E-Lee ci accompagna in un viaggio attraverso il mito della Maga Circe che passa attraverso la storia di chi ne canta le vesti.

Non a caso il lavoro è frutto di una dettagliata ricerca antropologica iniziata nel 2019, che vede la sua realizzazione a partire dal 2024 grazie alla collaborazione con il pianista Gabriele Manzi, l’antropologa e artista Daniela Bordoni, il polistrumentista e sound engineer Nick Valente. Una sinergia che ha reso possibile la definizione di ciascun aspetto creativo dell’opera curando tutti i passaggi filologico-letterari e musicali necessari ad esplorare Circe da nuove angolazioni e tramite una lente diversa, che potesse proiettare l’immaginario della dea primordiale in una visione più umanizzata e contemporanea.

  • Ciao Elisa, partiamo dalle basi: il tuo nome d’arte è E-LEE. Come mai lo hai scelto? Cosa ti ha ispirato?

Ciao Laura, allora quando iniziai ad immaginare un nome d’arte da associare al mio inflazionato nome anagrafico, cercavo ovviamente qualcosa che mi rispecchiasse il più possibile e non si discostasse troppo da me. Un giorno ascoltando l’album Conspiracy di Jeanne Lee, mi venne in mente l’immagine grafica che poi è quella attuale, con l’accostamento della mia iniziale al cognome della cantante, non certo per paragonarmi minimamente ad una artista così grande, ma perché semplicemente veniva fuori una forma graficamente interessante del mio diminutivo. Un rimando confidenziale ed intimo, associato al contempo ad una cantante che è stata per me fonte ispiratrice. Un’artista a cui mi sento particolarmente vicina, in cui poesia, canto, avanguardia ed impegno civile si mescolano ad un’urgenza espressiva che fugge dagli schemi, per esprimermi nella forma più libera possibile.

  • Kirkē è il titolo dell’album che rappresenta una vera e propria ricerca nel mito di Circe. Cosa di ha colpito di questo mito?

Sono moltissimi gli elementi che mi hanno colpita in questo vasto mondo che è la mitologia e la storia del mito di Circe. Per sintetizzare direi che questa idea di una maga malvagia, femme fatale pericolosamente insidiosa, non mi risuonava. Quando iniziai a rileggere l’Odissea trovai proprio lì le prime tracce di quella dissonanza percepita. Circe rappresenta sicuramente una divinità importante, magari anche da temere, ma nei versi che Omero le dedica, Circe si manifesta altresì come una figura accudente, che non seduce né inganna, bensì aiuta l’eroe e i suoi compagni “nel riprendere il coraggio nell’animo”. Se ne prende cura rivelando una più alta forma di amore, lontana anni luce da quelle forme di inganno o di spietata seduzione che le venivano attribuite. Quando i compagni di Ulisse piangendo chiesero lui di tornare a casa (“Diletto Ulisse, è tempo che di Itaca tu ti ricordi”), Circe rispose: “non rimarrete, no, controvoglia, fra queste mie mura”. A Ulisse si “spezza il cuore” nell’immaginare di dover riaffrontare altre difficoltà, ma lei lo rassicura, lo guida e supporta nella nuova impresa. Da qui è partito il mio viaggio alla riscoperta delle origini del mito, scoprendo il suo legame con le divinità femminili pre-elleniche, a loro volta discendenti del culto antico della Dea Madre; un mondo affascinante e potente, in cui la donna conservava un ruolo ben diverso e fortemente connesso alla magia e alla “farmacopea”, alla ciclicità della vita e alla natura. Devo in particolare ringraziare gli studi di Momolina Marconi esperta di storia delle religioni, allieva di Uberto Pestolazza (storico, paleografo e docente italiano, noto per i suoi contributi significativi alla storia delle religioni e alla filologia classica) e docente di Storia delle Religioni all’Università degli studi di Milano, per avermi permesso di mettere a fuoco la figura e il ruolo del Mito di Circe nella storia.

 

  • Con la metamorfosi che dai a Circe, è come se superassi il concetto di archetipo tipico del teatro greco. Circe già supera di per sé questo concetto, essendo un personaggio all’interno dell’Odissea, ma tu hai scelto di scolpire altre sfaccettature attorno ad essa. C’è qualche aspetto in cui riconosci te stessa?

Ho cercato a mio modo di riscostruire le origini del mito, attraverso le fonti letterarie e gli studi fatti, lasciando emergere quelle qualità che Circe porta con sé, insieme a molte sfaccettature e riflessioni ancora di grande attualità. Però sicuramente c’è del mio, inevitabilmente, qualcosa di profondamente personale legato alla dimensione dell’amore e della cura, ma sono la spiritualità e la connessione con le potenze che la natura sprigiona, e che Circe stessa rappresenta, ciò che sicuramente sento appartenermi maggiormente. Il suo mito fa inoltre da specchio a tutti; riflette l’evoluzione del ruolo della donna nel tempo e all’interno della società. Un ruolo e un rapporto, quello tra uomo e donna, che dall’antichità più remota ha subito profondi mutamenti, cambiamenti che dalla Grecia antica ad oggi ancora riportano quelle fratture, quella tenace incapacità di apprezzare e accogliere la parità dei ruoli, prediligendo forme di possesso e prevaricazione, di dominio e potere, di supremazia che nella vita ho sempre criticato e rifiutato.

 

  • A livello globale siamo sul filo del rasoio rispetto allo scoppio di una terza guerra mondiale (come abbiamo ampiamente sentito e visto sui media), probabilmente sotto altri termini ci stiamo già dentro con tutte le scarpe. In quanto artista, che responsabilità e che ruolo senti di avere in un momento così delicato?

Eh, nella mia vita sono sempre stata attenta e sensibile a tematiche sociali e politiche; inevitabilmente questa attenzione me la porto dietro anche sul piano artistico. Non ho mai approcciato alla musica esclusivamente in modalità di mero intrattenimento, bensì ho sempre cercato di portare, per quanto possibile, le mie idee o ancora portando in superficie realtà poco note, convogliandole nei miei progetti musicali, nella speranza di poterle condividere e che potessero stimolare l’ascoltatore attento, cercando di smuoverne emozioni e, magari fosse, anche un nuovo agito. Così era nato per esempio il progetto musicale Rebel Jazz: Cronache di una R-Esistenza, che attraverso brani musicali di Max Roach, canti di dolore o ancora attraverso le interpretazioni di Billie Holiday e Nina Simone (Mississippi Goddam e Strange Fruit) portavano in scena la storia della schiavitù e della segregazione raziale negli USA, con frammenti recitati, tra poesia e citazioni cinematografiche tratte da Il Grande Dittatore di Charlie Chaplin. Così Kirkē vorrebbe a suo modo far riflettere sulla necessità di attuare una profonda trasformazione umana e sociale, di un riavvicinamento alla spiritualità e a un modo di vivere più amorevole e in sintonia con la natura, passando poi a scandagliare il ruolo stesso della donna attraverso i secoli.

 

  • E nei confronti del panorama jazz italiano, di cosa sei particolarmente grata e cosa vorresti vedere o sentire maggiormente? (anche da un punto di vista organizzativo di eventi, live ecc)

Sono grata in particolar modo all’arte dell’improvvisazione musicale, che mi ha dato la possibilità di esprimermi con maggior consapevolezza e libertà espressiva, stimolando la mia creatività e la capacità di affrontare senza paura l’incognita, l’incertezza del risultato, accettando la possibilità della caduta, dell’errore, che in questa prassi esecutiva è potenzialmente sempre dietro l’angolo. Ti offre inoltre la possibilità di entrare in un flusso di coscienza musicale e l’opportunità di saggiare al contemplo l’inesplorato e la propria “emotività musicale”. Da un punto di vista organizzativo di eventi invece non so cosa vorrei vedere o sentire, perché a mio avviso c’è già tanto nel panorama jazzistico e di molto interessante e valido, ma sicuramente un supporto manageriale ad hoc e concorsi che supportino anche i progetti musicali degli over 35 nel jazz non sarebbe male.

 

  • Quali sono i tuoi prossimi progetti e live?

Oltre all’uscita recentissima dell’album, ho appena chiuso l’anno didattico della mia scuola, il Centro di Formazione Vocale e Musicale NUDAVOCE. Ho inoltre finito di organizzare il prossimo corso di SongWriting insieme con Roberto Casalino, che partirà a settembre e già è praticamente pieno (sono rimasti solo 3 posti); è un progetto didattico a cui tengo molto dedicato al cantautorato e alla scrittura, volta a sostenere gli artisti che si rivolgono a noi. Ora, oltre a un po’ di meritato riposo, sto già organizzandomi per tracciare le nuove idee musicali e finire di dare forma al live dell’album nell’intento di inserire poesie e recitativi per completare il progetto che riguarda Kirkē: live che pensiamo di proporre a partire da settembre 2025.

 

Laura Nasoni

Laura Nasoni

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