Love è il primo album degli Orange Mun, uscito per Filibusta Records / Romolo Dischi (distribuzione fisica I.R.D., distribuzione digitale Altafonte Italia). Orange Mun è un progetto formato da Martina Gurrieri ed Emilio Longombardo, due musicisti jazz siciliani, cresciuti ascoltando deep house, soul, musica elettronica e, ovviamente jazz. Ascoltare il loro album e percepire fortemente le loro influenze, è un piacere per i sensi. Di fatto Love sembra essere un vero e proprio viaggio all’interno delle mille sfaccettature che arricchiscono l’animo umano. Nell’intervista che segue, il duo ci racconta con le parole la poesia che, già attraverso la musica, è riuscito a donare.
- Parliamo subito del vostro disco “Love”, che voi descrivete come “un’isola elettronica, scura e densa, sotto una luna accesa. Tutto intorno, il mare ribolle”. Da cosa è nata questa idea?
L’idea è nata dal sound del disco. E’ sempre difficile descrivere un suono, ma uno di noi due è piuttosto sinestetico, quindi tendiamo naturalmente ad associare alcune immagini ai suoni. Il sound di questo disco è diviso in due: Alcuni elementi sono scuri e densi, altri sono luminosissimi. Ci sono fari e sotterranei. C’è qualcosa che fermenta fortemente, compresa la voglia di portare alla vita e fare respirare questi chiaroscuri.
- La metafora dell’isola rappresenta anche gli individui che, pur restando vicini, mantengono una certa distanza?
Rappresenta noi e quelli come noi. Siamo in tanti a sentirci “isole”. Che poi, storicamente, le isole sono terre molto contaminate, posti pieni di scambi e di esperienze. Essere un’isola non è per forza una brutta cosa… Ci si può sempre aprire al mondo.
- Il concept del disco, inoltre, è un vero e proprio viaggio. Vi va di raccontarci le tappe?
Il disco ha avuto una storia molto frastagliata. Se l’avessimo registrato una settimana prima o una settimana dopo sarebbe venuto fuori sicuramente molto diverso. Alcuni pezzi sono stati scritti un paio di anni fa (Alright, Innocent), altri sono stati praticamente improvvisati in studio (One More Sunrise, S). Un paio di pezzi sono stati “testati” in occasione del Festival Internazionale “Favourama”, tenutosi a Salisburgo (Austria), nel quale abbiamo suonato Healing e Lost. Tutto poi è confluito, con un’identità più compatta, su LOVE.
- Siete nati e cresciuti in Sicilia, cosa portate della vostra terra all’interno del vostro progetto?
La sensazione di essere isola. Conquistata da tanti, selvaggia, abbandonata. Piena di contraddizioni. Per certi versi è meravigliosa, per altri molto meno. Ci attrae e ci respinge. Siamo sempre incerti se andarcene o restare. Non è una cosa bella, siamo sempre sui carboni ardenti.
- È interessante notare come due musicisti jazz siano cresciuti ascoltando musica elettronica, in particolar modo la deep house. Sentite di aver trovato il giusto denominatore tra jazz ed elettronica?
Sentiamo di aver scritto qualcosa che per noi è davvero significativo. Il sound è sicuramente elettronico, sperimentale, l’attitudine improvvisativa viene dal jazz. Le canzoni sembrano fatte e finite, ma sono state veramente improvvisate in studio per una buona parte. Quando fai elettronica, il jazz è una preziosa risorsa, apre delle porte importanti. E viceversa.
- Che progetti avete per il prossimo futuro?
Continuare a fare quello che per noi è di importanza vitale: creare.




















