Fra la fashion week di Milano tenutasi a settembre e quella prossima già fissata per il 24 febbraio – il 2 marzo 2026, abbiamo incontrato Anton Giulio Grande, stilista italiano da un background internazionale, che ha presentato la sua nuova collezione ispirata alla pittrice messicana Frida Kahlo intitolata “Frida”. La sfilata ha avuto luogo al Leather Fashion Hub di Linea Pelle Designers Edition in piazza Giuseppe Tomasi di Lampedusa a Milano. Abbiamo intervistato il fashion designer A.G. Grande per scoprire i segreti della creazione di questa ed altre due collezioni di alta moda
Anton Giulio, Grande è il suo vero cognome o quello d’arte? Essere GRANDI dal debutto ad oggi, deve essere impegnativo. Come lo vive?
E’ il mio vero nome e cognome, importante e impegnativo .
Frida Kahlo per Lei simboleggia l’idea della libertà di espressione Secondo Lei, per un artista è più facile emergere quando questa libertà gli viene negata /limitata oppure la forza innata dell’artista, se essa c’è ,verrà fuori a prescindere dai tempi in cui egli vive?
In realtà, non ci si abitua mai, nonostante gli anni che passano e l’esperienza che matura sempre più. Da sempre vivo il mio lavoro in simbiosi col mio essere e con la mia anima in un tutt’uno di emozioni, ansie, felicità, malinconia, sofferenza e struggente solitudine.
I Suoi straordinari copricapi si ispirano al mondo floreale di Frida Kahlo che diceva: “Dipingo i fiori per non farli morire”. Ha mai avuto questo bisogno di trasformare in capi e collezioni qualche concetto per prevenirne la scomparsa/ disgregazione?
La vita di Frida Kahlo è stata disseminata dal dolore, sia fisico che personale, e in tutte le sue opere convivono e si evincono le rappresentazioni delle sue cicatrici non solo fisiche che la colpirono e si manifestarono attraverso la potente vitalità della sua anima. Con Frida questa energia emerge attraverso i colori brillanti e intensamente determinati della sua amata terra: il
Messico, insieme all’amore per quest’ ultimo, e nella pittura che trova un’ancora di salvezza, esternando attraverso la sua arte la sofferenza della sua anima, facendo di lei una delle pittrici più anticonformiste del ventesimo secolo e delle più amate e note per la sua natura libera e ribelle. Due concetti la contraddistingueranno : genio e sofferenza che faranno di lei non solo una grande artista, ma una che rivoluzionerà la pittura al femminile della storia dell’arte. Solitamente gli artisti, fin dagli albori, raramente vengono compresi, acclamati e riconosciuti come tali, nel periodo in cui vivono. Probabilmente, tutto ciò diventa uno stimolo per creare capolavori vivendo in un mondo tutto proprio fatto di rabbia e incomprensione, e l’arte diventa l’unico momento intimo per cercare e trovare se stessi.
Che idea ha della sostenibilità della moda: secondo Lei, è un fenomeno temporaneo o una sfida che la moda affronterà dal nostro secolo in poi?
È una tematica molto importante, prioritaria e quanto mai attuale. Spesso, credo, questo termine venga abusato e utilizzato per circostanza. Dovrebbe esserci più coerenza in generale e bisogna documentarsi sui reali rischi e prevenzioni in modo tale che non diventi una moda fatta di esaltazione.
Si è mai sentito copiato / imitato da altri couturiers? Come reagisce ai tentativi altrui di imitarLa?
In realtà si, spesso. Penso che solo
l’arte in tutte le sue rappresentazioni possa regalare eternità in quanto ideale. Chi mantiene viva la capacità di vedere e rappresentare bellezza non invecchia mai… Da sempre sono fedele ad uno stile, al mio stile che supera le mode e le tendenze del momento. Sono stato un antesignano nei tempi in cui ho iniziato a presentare le mie collezione prima a Firenze poi a Roma in anni meravigliosi e qualitativi. Le mie collezioni sono molto riconoscibili e in quanti tali facili da copiare ma soprattutto da individuare. Talvolta ho riscontrato delle copie fin troppo spudorate , che inizialmente mi infastidivano ma poi mi dava l’effetto contrario perché penso che quando si è copiati in realtà si è ammirati, diventi un esempio e quando poi ti criticano è perché non hanno potuto ne raggiungerti ne copiarti
Come si rapportano e come dialogano la moda italiana e quella americana per Lei che le ha studiate entrambe?
Quando studiai in America, c’erano delle differenze abissali, attualmente è tutto così inclusivo e tutto viaggia così velocemente e immediatamente che le differenze, apparentemente e distrettamente, magari, non si colgono. La moda vera, il buon gusto, la tradizione, l’arte sartoriale nascono in Italia e in Francia, pertanto, credo che questo primato resti all’Italia, nonostante crisi e poca tutela da parte dello Stato che spesso resta indifferente a tutto ciò, c’è ancora ammirazione e riverenza per il Made in Italy.
Come riesce a unire elementi della moda latinoamericana con i principi di quella italiana?
Hanno entrambe come comun denominatore le origini latine. Credo che l’alta moda, in quanto tale e, soprattutto, quando è tale, non conosce epoche, mode, tendenze e collocazioni territoriali. Un abito di alta moda supera e varca confini e culture.
A quali altri artisti, oltre a Frida Kahlo, si è ispirato nelle Sue creazioni?
Da sempre la mia fonte di ispirazione è l’arte in tutti i sensi, non solo, però, pittura, architettura e scultura, ma cinema, musica, letteratura . Le icone del cinema mi hanno sempre ispirato in maniera preponderante… mi hanno segnato umanamente e professionialmente: parlo delle dive del cinema americano degli anni 40 e 50 da Greta Garbo a Marlene Dietrich, da Marilyn a Rita Hayworth ecc – donne di indiscusso e intramontabile fascino e sensualità. Recentemente ho omaggiato le mie collezioni alla divina Maria Callas e Brigitte Bardot insieme ad Alain Delon.
Donne e uomini all’interno della stessa sfilata è per Lei la conquista degli ultimi tempi o un principio a cui si atteneva dagli albori della Sua carriera da couturier?
In realtà, è un po’ la mia cifra stilistica da sempre e soprattutto facendolo sfilare insieme uomini e donne con uno stile corrente e riconoscibile, presentando capi realizzati con gli stessi tessuti e ricami, rendendoli talvolta interscambiabili.
Maestro, come ha esordito nella moda? La Sua performance finale lascia presupporre esperienze da modello…
La ringrazio, ma, purtroppo non è così, eppure, non le nascondo che mi sarebbe piaciuto. Avevo da ragazzo velleità artistiche, ma non mi sono mai lanciato perché non mi sentivo all’altezza e perché amavo moltissimo creare la moda, talvolta interpretandola divertendomi anche a livello personale.
Che cosa significa per Lei l’uscita da couturier dopo la sfilata?
È un momento bellissimo ed emozionante, dove ricevi applausi e riconosci volti amici nel pubblico. Una vera e propria soddisfazione dove, dopo mesi di lavoro, insicurezze e sofferenza raccogli consensi e affetto. Bellissimo e indescrivibile!
Senza svelare troppo, ci dia un indizio: cosa vedremo in passerella quando sarà pronta la Sua nuova collezione?
Attualmente sto vivendo un periodo professionale molto bello, ma a livello personale molto difficile, sofferto e lacerante. Spero che il mio lavoro non mi tradisca e riesca ad essere anche in questa circostanza di grande aiuto a farmelo superare come è sempre stato, creando collezioni piene d’amore e bellezza, e che l’arte possa non solo consolarmi, ma anche scuotermi, e la bellezza possa attraversare il tempo che sto vivendo.
Ringraziamo lo stilista per aver condiviso con noi le sue esperienze e gli auguriamo tanti ulteriori successi nel prestigioso mestiere di un couturier.

Olga Matsyna




















