Roma, il 16 gennaio 2026.
È appena uscito, in due lingue, il libro di Elena Scammacca Del Murgo “Sulle orme russe di Roma”. Parliamo con l’autrice dell’opera per curiosare sul percorso creativo, contenuti e significati dell’opera.
Elena, il Suo libro è pieno di fascino ed interesse storico e culturale. Che fonti ha usato per svolgere la ricerca necessaria per questa impegnativa scrittura?
Forse non mi crederà, ma, per scrivere questo mio libro, mi sono servita delle memorie delle persone reali e concrete che avevano abitato le ville e i palazzi da me descritti. Sono ovviamente ricorsa anche alle fonti come il web, gli archivi storici ecc.
Come definirebbe il genere dell’opera?
Lo definirei così: è una guida storica di Roma.
A Suo avviso, essere nobili è piuttosto una benedizione o una pesante croce? Un dono o un castigo?
Essere aristocratici di origine è, innanzitutto, una grande responsabilità! Occorre comportarsi di conseguenza senza permettersi di fare ciò che fanno gli altri. Ad esempio, bisogna tenere costantemente a controllo le proprie emozioni. Non è per niente facile
Crede nel destino, nel concetto per cui “tutto è già scritto e non può essere cambiato” o, secondo Lei, ognuno è l’artefice della propria sorte?
Sono credente, pertanto, secondo me, c’è sicuramente qualcosa a cui siamo predestinati, ma Dio ci dà sempre una scelta. Ognuno di noi può anche scegliere da solo il proprio percorso, ma se lo sbaglierà, sarà una sua responsabilità personale.
Quante ondate individiduerebbe nell’emigrazione russa in Italia e quale di queste ondate avverte come la più vicina a sé?
Come è noto, nell’emigrazione russa si possono individuare più ondate. La prima è quella che segue la rivoluzione d’ottobre, la seconda avviene nel secondo dopoguerra, la terza abbraccia gli anni sessanta-ottanta e riguarda i dissidenti, la quarta emigrazione ha luogo negli anni novanta, ed è quella economica. Io, però, di tutte queste ondate studio solo la prima.
Ha mai studiato il fenomeno opposto: l’emigrazione degli italiani in Russia?
Non mi è capitato. Tuttavia, ne è stato scritto non poco anche senza di me. Gli italiani cominciarono ad arrivare in Russia per lavoro già nel Quattrocento, durante il regno di Ivan III, impegnandosi attivamente come architetti, ingegneri, artigiani. È universalmente noto che il Cremlino di Mosca fu costruito da Aloisio Nuovo ed Aristotele Fioravanti. Presso la corte dell’imperatrice Caterina la Grande ci fu l’architetto italiano Giacomo Quarenghi.
I russi hanno favoreggiato gi scavi archeologici in Italia. È un fatto noto agli archeologi italiani ed internazionali?
L’arte è l’archeologia non sono i campi in cui mi sono specializzata. Sono una letterata, scrittrice, traduttrice e ricercatrice della prima ondata dell’emigrazione russa in Italia.
Come una rappresentante della nobiltà, mantiene i rapporti con i nobili dei paesi al di fuori della Russia e dell’Italia?
Grazie alla famiglia di mio marito, i baroni Scammacca Del Murgo, e al famoso casato dell’aristocrazia nera romana dei duchi Caffarelli al quale apparteneva la mamma di mio marito, sono a contatto solo con gli aristocratici italiani.
Dove e quando vi incontrate con altri nobili e cosa è al centro delle vostre discussioni?
Gli aristocratici italiani frequentano assemblee dei nobili che sono dei club chiusi. Esistono in ogni città grande d’Italia e portano i nomi diversi. Sono i club maschili i cui soci, per una signora, possono essere il marito, il fratello ecc. La moglie è considerata un allegato al marito (ride). A Roma ci sono due club simili: il Circolo della caccia in Palazzo Borghese e il Circolo degli scacchi in Palazzo Altieri. La gente ci va a parlare, giocare a carte, spettegolare, discutere le novità più scottanti e, naturalmente, a mangiare di gusto (ride).
Nella Sua ricerca storica è guidata esclusivamente dal proprio entusiasmo? Avverte l’interesse degli stati (la Russia e l’Italia)? Partecipano nelle ricerche almeno al livello di concessione patrocini?
Mi occupo di letteratura da molto tempo e lo faccio professionalmente. Non ho altre occupazioni. Io scrivo e poi pubblico i miei libri alle mie modiche spese. Senza un sostegno dall’esterno, ahimè. Ho già pubblicato dodici libri e spero di non fermarmi qui. L’ultima opera intitolata “Sulle orme russe di Roma” è diventata per me una strada,nel senso letterale del termine (ride). Ma ne è valsa la pena. Il libro conta di 450 pagine e di numerose illustrazioni. Spero di vendere al più presto tutta la tiratura. Non è molto grande, fra l’altro, considerando il costo della pubblicazione stessa!
Qual è l’atteggiamento dei lettori di vari paesi nei confronti delle Sue ricerche?
Mi leggono solo in Russia. Ma spero tanto di trovare una casa editrice a Roma anche perché il testo in italiano dell’opera esiste già.
Che ruolo hanno avuto i nobili russi nello sviluppo dell”arte italiana?
Fra di loro c’erano parecchi collezionisti e pittori. Vorrei citare, innanzitutto, Semen S. Lazarev-Abamelec che ha raccolto, presso la villa omonima, una collezione notevole di opere d’arte. Anche Grigorij Stroganov, noto collezionista di Roma, ha raccolto una collezione di opere di varie epoche. Era un vero esperto di arte classica a cui molti si rivolgevano per una perizia competente. Elizaveta Sheremeteva, da nubile Martynova, sorella di Nikolay Martynov, assassino di Mikhail Lermontov, ha creato, nella sua grande villa romana, una collezione straordinaria, ed era lei stessa una pittrice di talento. Nel 1843, questa aristocratica russa è diventata un accademico e professore onorario dell’Accademia delle belle arti di Firenze.
Un’altra rappresentante dell’alta società russa, principessa Nadezhda D. Shakhovskaya in Helbig, era dotata di talento artistico e ha lasciato, nella sua famosa villa Lante, i suoi numerosi acquerelli. Senza parlare, poi, della principessa Zenaide Volkonskata e di tante/i altre/i! Se parliamo, invece, del periodo precedente, cioè, dei tempi dei pittori borsisti russi, si nota una grande compenetrazione delle arti italiana e russa che si sono influenzate a vicenda!
A quei nostri lettori che non hanno ancora letto le Sue opere, racconti un po’ la storia della famiglia Ludolf.
È un discorso molto lungo! Non è possibile raccontare la dinastia dei diplomatici napoletani, i conti Ludolf, provenienti da Erfurt, in breve. C’erano, fra di loro, dei rappresentanti eccelsi! Ed è una strana coincidenza che tutti loro iniziavano la propria carriera diplomatica a Costantinopoli.
Uno dei primi rappresentanti di questa dinastia era Heinrich Wilhelm Ludolf, letterato. Dopo la visita a Mosca nel 1693 e l’accoglienza da parte di Pietro il Grande, egli pubblica la prima in assoluto guida alle conversazioni russa in latino, poi edita a Oxford nel 1696. L’autore invia le prime copie della guida all’imperatore russo Pietro il Grande è al suo maestro, principe Petr B. Golitsyn.
Un altro Ludolf, il diplomatico Conte Guglielmo Costantino, conosceva bene l’Imperatrice russa Caterina la Grande. Sposandosi per la seconda volta, egli ha educato un figlio illegittimo del diplomatico e statista russo, Viktor O. Kochubey! Suo figlio, Giuseppe Costantino Ludolf, è stato l’ambasciatore del Regno di Napoli a San Pietroburgo dal 1828 al 1832. Si è aggiudicato molto rispetto da parte dell’imperatore Nicola I. Ha perfino chiamato suo figlio con il nome di Nicola, in onore dell’imperatore Egli conosceva Pushkin con cui ha festeggiato un capodanno, ha fondato una società musicale insieme agli aristocratici russi ecc. Sua sorella Carolina ha sposato il famoso diplomatico russo Gustav O. Stackelberg. Seguendo la linea dei baroni von Meiendorf, i conti Ludolf sono parenti del primo ministro degli esteri della nuova Russia, Georgij Cicerin!
Che cosa La ha maggiormente colpita nella storia della nobiltà e nella Storia con la maiuscola?
Parliamo piuttosto del libro “Sulle orme russe di Roma”. Finora gli italiani e i russi conoscevano solo la villa di Zenaide Volkonskata, villa Abamelec- Lazarev, palazzo di Maria Chernysheva e Villa Lante di Nadezhda Shakhovskaya. Io sono riuscita a trovare delle nuove residenze degli aristocratici russi a Roma che appartenevano a loro e di cui nessuno fin qui aveva saputo alcunché! Queste sono delle vere scoperte storiche! Intendo il palazzo dei principi Golitsyn, il palazzo della principessa Maria Rosa Radzvill, due palazzi, il piccolo e il grande, del conte Grigorij Stroganov, la villa del conte Lev Bobrinskij, pronipote di Caterina la Grande, la villa di Elizaveta Sheremeteva, la villa del colonnello Andrej Kvitka, la villa di Xenia Polyakova-Levi, sorella della ballerina russa Anna Pavlova, e di suo marito, barone Georgij Levi Delle Trezze, la villa del casato Weinstein di origini russe ed ebraiche, e, alla fine, la villa Aliotti della grande principessa Olga K. Romanova, Regina degli elllenici, la quale dimora, ahimè, oggi non esiste più in quanto, dopo la sua vendita, sulle sue fondamenta è stato costruito l’edificio dell’ambasciata tedesca nel Vaticano.
Secondo Lei, ora che la maggior parte delle nazioni sono democrazie e non monarchie, in cosa consiste il ruolo (o, forse, la missione) delle famiglie nobili?
Mi sembra che la loro missione stia nella conservazione della memoria genetica dei loro casati e la custodia della storia delle loro famiglie per le nuove generazioni! Senza il passato, nessuna nazione può avere futuro!
Come autrice, su cosa sta lavorando in questo momento?
Ho appena terminato un’opera che mi ha richiesto tanto tempo e tanta fatica! Ma ho già un’idea per un libro nuovo!
Ringraziando Elena Scammacca Del Murgia della Sua disponibilità, invitiamo i nostri lettori a conoscere le sue opere lette|arie e scoprire le relazioni che sono da sempre esistite fra i nobili italiani e quelli russi.
(link ai libri pubblicati in italiano o indicazioni su dove si possono acquistare online o in libreria)
Olga Matsyna



















