Attrice, performer e pedagoga, Susanna Lauletta sviluppa da anni una ricerca che mette il corpo al centro della drammaturgia, esplorandone le potenzialità espressive come strumento di scrittura scenica. Formata nello studio del Mimo Corporeo, disciplina che ha segnato profondamente il suo percorso artistico e pedagogico, Lauletta lavora sul teatro fisico, sulla sperimentazione performativa e sulla rielaborazione dei classici, con una particolare attenzione alla tensione tra grottesco ed eleganza, gesto e parola, tradizione e contemporaneità
In occasione del debutto dello spettacolo Il Caos. Antichi vip allo sbaraglio, l’artista riflette sul rapporto tra corpo e testo, sul senso di riportare l’epica nel presente e sulla ricerca come soglia costante, mai definitivamente raggiunta.

Nel tuo percorso il corpo sembra spesso precedere la parola. Quando nasce questa esigenza e cosa accade, per te, quando il corpo “scrive” prima del testo?
Questa esigenza, che io chiamo respiro, nasce a seguito di un percorso di formazione, molto intenso ed articolato, sulla drammaturgia corporea: lo studio del Mimo Corporeo. Arte la cui essenza mi ha letteralmente attraversata. Con la sua tecnica potente si acquisisce un linguaggio la cui grammatica porta il corpo a scomporsi e a contraffarsi, delineando geometrie che riescono a far confluire la segmentazione in una figura corporea armonica. Attraverso questo studio ho riconosciuto le forze interne del movimento, forze che smuovono l’anima. Dinamiche grammaticali che nella loro armonia possono mettere in moto ciò che il testo racchiude. E accade che queste dinamiche interne corporee aprano lo spazio alla parola. Il corpo diventa il varco che la parola attraversa.
Il 18 febbraio, con il debutto de Il Caos. Antichi vip allo sbaraglio, vai in scena in un momento storico particolarmente complesso: cosa significa per te presentare questo lavoro adesso, in questo preciso tempo?
In un tempo come il nostro, portare in scena questo lavoro significa andare controcorrente rispetto ai metodi di ricerca attuali. È uno spettacolo che invita lo sguardo a moltiplicarsi, soffermarsi, ad approfondire. Non offro appigli visivi, ma interpretativi. E in un momento in cui si cerca l’immagine, la guida, la rapidità, propongo i loro contrari: l’immaginazione, la propria interpretazione, lo stare. Per me presentarlo oggi significa scegliere una direzione opposta alla velocità del nostro tempo: non richiedere il significato ad aiuti esterni, ma restituire spazio ai propri sensi e alla propria mente, concedendo loro… il loro tempo.
In Il Caos. Antichi vip allo sbaraglio attraversi Omero, Virgilio e la contemporaneità: cosa ti interessa davvero salvare dell’epica antica quando la porti nel presente, e cosa invece senti il bisogno di scardinare?
Mi interessa salvare la sua voracità: l’intensità di una forza bella, potente e lirica che vive nel grottesco della sua storia, nel suo verso, nel suo canto, nel suo modo di narrare il mondo. Mi interessa scardinare il tempo in cui l’abbiamo confinata, l’idea che appartenga solo ad un passato lontano, non nostro e che non sia materia viva capace di vivere nel presente. Materia che con lo spettacolo – Il Caos. Antichi vip allo sbaraglio – riporto, invece, viva in un’ottica contemporanea nel vorticoso intreccio delle sue vicende.
La tua ricerca oscilla costantemente tra grottesco ed eleganza. Sono due forze che convivono armonicamente o restano, per te, in una tensione non risolta?
Mi vengono in mente il sorriso e il pianto: l’uno non potrebbe conoscere la sua massima espressione senza l’altro. Penso che se il grottesco e l’eleganza convivessero in armonia non esisterebbe quel conflitto interiore per me importante a rendere un testo, un personaggio, una persona interessante. È la tensione tra loro, positiva e vitale, a creare quel disequilibrio fondamentale all’accadimento di qualcosa, al tuffo nell’atto.
Tornando al 18 febbraio, alla soglia del debutto, guardando il tuo percorso tra ricerca artistica e pedagogia, senti che questo spettacolo rappresenti un punto di arrivo o piuttosto una soglia da attraversare?
Prendo il Mimo Corporeo per risponderti. L’atteggiamento/attitude è il disegno che prende il corpo attraverso il suo stato interiore; può valere come punteggiatura all’interno di un discorso, in questo caso di una frase corporea. Ecco, il mio percorso fatto fino ad oggi e quello che mi auguro possa proseguire lo paragono alla frase corporea; la replica del 18 febbraio ad un attitude, un atteggiamento. Così come ogni spettacolo lo sarà rispetto al momento in cui la frase sarà arrivata. Sarà sempre una soglia da attraversare, fondamentale e importante attitude all’interno della frase.
Info:
📅 18 febbraio, ore 21.00
📍 Teatro Trastevere, Roma
Via Jacopa de’ Settesoli, 3
Contatti : 065814004 – 3283546847 – 3356874664
info@teatrotrastevere.it





















