Il Referendum sulla Giustizia 2026 in Italia si terrà nel mese di marzo 2026 e rappresenta un appuntamento cruciale per il futuro dell’ordinamento giudiziario italiano. I cittadini saranno chiamati a esprimersi su una riforma costituzionale della giustizia, già approvata dal Parlamento, che introduce importanti e controverse modifiche al sistema giudiziario. La data del voto è previsto per domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026. Trattandosi di un referendum costituzionale confermativo, non è previsto alcun quorum: la riforma entrerà in vigore se il Sì otterrà la maggioranza dei voti validi. L’esito del voto potrebbe avere un impatto duraturo sull’equilibrio tra poteri dello Stato, sull’indipendenza della magistratura e sul funzionamento del sistema giudiziario italiano. Oggi i sondaggi danno in grande risalita il No. Per saperne di più abbiamo intervistato Filippo Marra.

Bentornato Filippo Marra su PaeseRoma.it, partiamo dall’inquadramento generale: di che tipo di referendum si tratta?
Si tratta di referendum abrogativi, quindi non si vota per introdurre nuove norme, ma per cancellarne alcune attualmente in vigore. Questo è un punto essenziale: il voto non è consultivo, ma produce effetti giuridici immediati. Se prevale il Sì, le norme oggetto del quesito vengono eliminate; se prevale il No, l’assetto resta invariato.
Uno dei temi centrali è la separazione delle funzioni tra giudici e pubblici ministeri. Cosa
prevede il quesito?
Oggi giudici e pubblici ministeri fanno parte dello stesso ordine e, pur con limiti, nel corso della carriera possono passare da una funzione all’altra. Il referendum interviene su questo punto chiedendo di ridurre drasticamente o impedire tali passaggi. L’obiettivo è rafforzare la percezione di imparzialità del giudice, che deve apparire, e essere, terzo rispetto all’accusa. Non si parla di separazione delle carriere in senso costituzionale, ma di un intervento che va nella direzione di una distinzione più netta dei ruoli.
Un altro quesito riguarda la valutazione dei magistrati. Cosa cambia nel concreto?
Attualmente le valutazioni di professionalità sono affidate quasi esclusivamente ai magistrati stessi, all’interno dei Consigli giudiziari. Il referendum propone di attribuire diritto di voto anche ai componenti laici, in particolare avvocati e professori universitari. Non si tratta di un’ingerenza esterna, ma di introdurre un controllo pluralistico, capace di aumentare trasparenza e responsabilità senza compromettere l’indipendenza della magistratura.
INTERVISTA A FILIPPO MARRA SULLA POLITICA ITALIANA E INTERNAZIONALE

Il Consiglio Superiore della Magistratura è un altro punto delicato. Qual è l’intervento
proposto?
Il quesito sul CSM riguarda il sistema di candidatura dei membri togati. Oggi è necessaria la raccolta di firme, un meccanismo che negli anni ha rafforzato il peso delle correnti interne. Il referendum chiede se eliminare questo requisito, nel tentativo di ridurre il correntismo e favorire candidature meno legate a logiche associative. È un intervento limitato, ma simbolicamente rilevante, soprattutto alla luce delle vicende che hanno coinvolto il CSM negli ultimi anni.
Molta attenzione è riservata anche alla custodia cautelare. Qual è il nodo?
La custodia cautelare in carcere non è una pena, ma una misura preventiva. Il referendum propone di limitare il ricorso al carcere preventivo basato sul pericolo di reiterazione del reato, in particolare per i reati non violenti. Il tema centrale è il rispetto del principio di presunzione di innocenza: evitare che la detenzione prima della sentenza diventi una risposta automatica, soprattutto quando non vi è un concreto pericolo per la collettività.
In sintesi: cosa cambia se vince il Sì o il No?
Se vince il Sì, il sistema giudiziario cambia immediatamente su questi punti: maggiore distinzione tra funzioni giudicanti e requirenti; valutazioni dei magistrati più aperte; regole diverse per l’accesso al CSM; limiti più stringenti alla custodia cautelare. Se vince il No, nulla cambia. Il referendum non produce effetti indiretti: l’attuale assetto resta intatto.
Perché questo voto è rilevante anche per chi non ha competenze giuridiche?
Perché la giustizia riguarda tutti. Riguarda i tempi dei processi, la fiducia nello Stato, le garanzie dell’imputato e i diritti delle vittime. Questo referendum non è uno scontro ideologico, ma una scelta su che tipo di equilibrio vogliamo tra potere giudiziario, diritti individuali e responsabilità istituzionali. Informarsi prima di votare è fondamentale.



















