In occasione della recente nomina a Co-CEO e Co-Founder di Radio Centro Musica, abbiamo intervistato l’avvocato Emanuela Fancelli, già direttore dell’emittente da anni.
Un riconoscimento che arriva al termine di un percorso costruito con impegno, dedizione e una visione chiara del ruolo culturale della radio.
Avvocato Fancelli, cosa rappresenta per lei la nomina a CEO e Co-Founder di Radio Centro Musica?
Per me è innanzitutto un onore. Questa nomina rappresenta il riconoscimento dell’impegno e della dedizione che ho messo in Radio Centro Musica fin dal primo giorno. Non è un risultato improvviso, ma il frutto di un lavoro costante, fatto di studio dei contenuti, cura delle relazioni e presenza quotidiana.
Il mio ringraziamento va a chi ha voluto attribuirmi questo incarico, ma anche a tutte le persone che hanno lavorato al mio fianco: in radio nulla si costruisce da soli. Ricordo ancora il sostegno ricevuto all’inizio dall’attuale CEO e Co-Founder, Marco Gollinelli. La sua fiducia è stata la base su cui ho potuto consolidare un percorso che oggi sembra aver trovato una naturale evoluzione.
“L’Opinione” è il format che più la rappresenta. Qual è la sua identità e quali ospiti ne hanno segnato il cammino?
“L’Opinione”, in onda da sei anni, è il format che più esprime la mia idea di radio. Ancora oggi continuo a condurla con grande entusiasmo ed euforia. Mi ha valso il Microfono d’Oro per la cronaca politica, ma soprattutto mi ha consentito di costruire nel tempo uno spazio stabile di confronto. Il titolo potrebbe far pensare a una centralità della mia voce; in realtà l’opinione che conta è quella che si forma nel dialogo tra ospiti e ascoltatori. Il mio ruolo è garantire equilibrio, rigore e profondità.
La trasmissione si fonda su un confronto pacato ma sostanziale. In un contesto mediatico che spesso privilegia lo scontro, abbiamo scelto la via del dialogo argomentato. Le posizioni possono essere anche molto nette, talvolta si possono intuire anche le mie, ma sempre all’interno di un perimetro di rispetto.
Il principio che la guida è semplice, è il mio motto: il sapere non condiviso perde valore. Per questo chiediamo ai nostri ospiti di rendere accessibili competenze elevate senza banalizzarle.
In sei anni sono intervenute personalità di primo piano: S.E. Antonino Raspanti, il vescovo Dario Gervasi, il cardinale Fernando Filoni e il cardinale Raymond Leo Burke; l’economista Jacques Attali; i giornalisti Frediano Finucci caporedattore economia ed esteri di La7 , Biondani de L’Espresso, Sallusti , Piazza, ed altri ; saggisti del calibro di Luca Ricolfi e Alessandro Meluzzi, oltre a rappresentanti delle istituzioni italiane ed europee di tutti i livelli, dall’attuale ministro della giustizia, Carlo Nordio, al sottosegretario Wanda Ferro, Paola Frassinetti, Andrea Del Mastro delle Vedove, a politici come Vannacci, Giglio Vigna, Vescovi, La Porta, Ghio, De Luca, Baldini, Iwobi, Sarracino, Damiani, Pettarin, Damante ed altri per restare in Italia, ma a livello europeo gli onorevoli Panza, Benifei, Adinolfi, e ancora come ospiti segretari generali di sindacati come Carlomagno e Cavallaro e Giudici di grande calibro come Mancuso, D’Avigo, De Gioia e Colombo
La presenza di nomi così autorevoli dimostra che, nel tempo, la radio ha costruito credibilità e rispetto. Ospiti di questo livello scelgono di intervenire solo dove trovano serietà, preparazione e un contesto capace di valorizzare il loro contributo. Questo è uno dei risultati più significativi dell’impegno e della dedizione investiti nel progetto.
Quali caratteristiche rendono unica Radio Centro Musica nel panorama attuale?
Radio Centro Musica ha un’identità precisa: è una radio che si ascolta, ma che allo stesso tempo ascolta. L’interazione con il pubblico non si esaurisce nei messaggi durante la diretta; prosegue nel dialogo successivo, nell’attenzione ai riscontri, nella volontà di costruire un rapporto continuo con la comunità.
Un altro elemento distintivo è la valorizzazione dei conduttori. Ogni format porta l’impronta di chi lo conduce: non esiste un modello rigido imposto dall’alto, ma una linea comune che lascia spazio alla personalità e alla competenza di ciascuno. Questo consente di far emergere qualità diverse e rende ogni trasmissione autentica e riconoscibile.
Alla base vi è coerenza tra visione culturale e pratica quotidiana: l’impegno e la dedizione non restano parole, ma orientano concretamente le scelte editoriali, la selezione degli ospiti e il modo di relazionarci con il territorio.
Nel panorama mediatico spesso caratterizzato da un’etica volatile, come ha traslato i concetti di correttezza processuale e tutela della parte debole nelle scelte editoriali e nella relazione con la comunità?
La correttezza processuale, nella mia formazione forense, significa rispetto delle regole e delle persone coinvolte. In radio questo principio si traduce in trasparenza, equilibrio e chiarezza: evitare forzature narrative, distinguere nettamente informazione e promozione, garantire pari dignità alle posizioni espresse.
La tutela della parte debole, che nel diritto ristabilisce equità, nel contesto mediatico diventa attenzione verso chi ha meno spazio e meno voce. Significa scegliere di dare visibilità anche a realtà che non appartengono ai circuiti più forti.
In un’epoca dominata dalla rapidità e dall’eccesso, la nostra scelta è stata quella della misura. Anche qui, l’impegno e la dedizione fanno la differenza: perché la credibilità non si proclama, si costruisce nel tempo, con coerenza e rispetto.
RVSCB


















