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Il nuovo album di Pippo Pollina è una vera e propria dichiarazione politica

«Fra guerra e pace è un disco schierato dalla parte della gente». L'intervista ad una delle voci più riconosciute della canzone d'autore italiana in Europa

Laura Nasoni by Laura Nasoni
8 Aprile 2026
in Interviste, musica
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Il nuovo album di Pippo Pollina è una vera e propria dichiarazione politica
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È disponibile in formato CD e vinile Fra Guerra e Pace (Jazzhaus Records / STORIEDINOTE), il nuovo
album di inediti del cantautore internazionale Pippo Pollina.
Il disco dell’autore siculo si presenta come una dichiarazione politica, un monito poetico e un barlume di speranza in tempi turbolenti. Con una scrittura intensa e una musica ricca e diversificata, l’artista avvicina il pubblico alle storie e ai protagonisti dietro i titoli dei giornali, tra dolore, amore e speranza.

Il tuo nuovo album Fra guerra e pace è uscito solo in CD e vinile. Perché la scelta di rinunciare completamente al digitale?

La decisione di pubblicare “Fra guerra e pace” esclusivamente in formato fisico – CD e vinile – prosegue una linea che porto avanti da tempo. È il terzo disco consecutivo che non rendo disponibile sulle piattaforme digitali. Le ragioni sono diverse. Prima di tutto trovo inaccettabile che agli artisti venga riconosciuta una remunerazione così irrisoria per ogni ascolto. Ma c’è anche un motivo più profondo, il consumo di musica sulle piattaforme ha reso gli ascoltatori sempre più passivi. Oggi puoi ascoltare qualunque cosa senza alcuno sforzo, e questo secondo me ha generato pigrizia, disattenzione e un ascolto sempre più superficiale, fatto di dieci, quindici secondi. La musica invece, ha bisogno di concentrazione, di tempo dedicato. Chi desidera davvero entrare nel mio mondo artistico deve farlo con la giusta predisposizione. Ecco perché chi vuole ascoltare questo disco deve acquistare il CD o il vinile.

L’album è una dichiarazione profondamente politica, e racconti i conflitti attraverso le storie delle persone. Chi sono i protagonisti delle tue canzoni?

I protagonisti sono sempre le persone comuni. “Fra guerra e pace” è un disco schierato dalla parte della gente; di chi subisce la violenza dei conflitti, di chi non desidera la guerra ma si ritrova costretto a combatterla a causa di decisioni politiche o equilibri geopolitici più grandi di lui.
Viviamo un’epoca in cui la diplomazia, il dialogo e il compromesso sono stati rapidamente abbandonati a favore delle armi. È come se fossimo tornati indietro di secoli, di nuovo sotto la legge del più forte. L’arte, almeno nel suo piccolo, può tentare di rappresentare e denunciare questo degrado umano e spirituale.

A 18 anni rifiutasti il servizio militare e scegliesti la via della poesia. Quanto pesa quella scelta nella scrittura di un brano come “Fra i petali del girasole”?

“Fra i petali del girasole”, che ho scritto insieme al mio amico Luigi Mariano, nasce come risposta necessaria al nuovo scenario di guerra esploso nel cuore dell’Europa. Nel 2018 ho fatto una tournée in Ucraina. Già allora, pur se lontano dall’attenzione mediatica occidentale, il conflitto era in atto. Durante il tour abbiamo dovuto cancellare una data vicino al confine perché c’erano già scontri armati e numerose vittime. La canzone racconta proprio questo, un giovane soldato che non comprende davvero il motivo per cui si trova al fronte, e che ubbidisce a una leva imposta. Di fronte ha altri ragazzi come lui, ma schierati sul fronte opposto. Gente che non vorrebbe essere lì. È una guerra non voluta dalla popolazione, sostenuta solo dalle logiche del potere.

Nella tua biografia racconti l’allontanamento dall’Italia nel 1985. Per i nostri lettori: cosa ti spinse a partire?

Non parlerei di fuga, ma di una scelta consapevole e meditata. Quando partii ero disposto a costruire altrove la mia vita e di fatto così è stato. Nel corso degli anni ho incontrato molti connazionali della mia generazione che, per ragioni simili, decisero di lasciare l’Italia in quel periodo, non per motivi economici ma ideologici. Negli inizi degli anni ’80 si intravedeva che la cultura sarebbe stata sacrificata, messa ai margini, e che il dibattito intellettuale sarebbe stato progressivamente indebolito. Temetti che questo potesse condizionare le future generazioni. Molti di noi ebbero la stessa percezione; un malessere che ci spinse a partire.

Durante quel viaggio senza meta attraversasti un’Europa che era ancora divisa. Sei stato anche a Berlino. Che atmosfera ricordi?

Negli anni ’80 ho viaggiato in quasi tutta l’Europa orientale. L’allora Repubblica Democratica Tedesca (DDR), la Cecoslovacchia, l’Ungheria. Era un mondo ancora rigidamente diviso, e la politica riformatrice di Gorbaciov doveva ancora emergere. Il giorno della caduta del Muro, nel novembre 1989, ero in Svizzera per presentare il mio secondo disco. Ricordo perfettamente come festeggiammo quella sera.
Nei primi mesi del 1990 andai poi a Berlino per un concerto. La città era attraversata da un misto di speranza e smarrimento: un clima unico, che non ho mai dimenticato.

Qual è il luogo europeo che ricordi con più nostalgia?

L’Ungheria del 1986, prima della caduta del Muro. Rimasi lì per un periodo e scoprii un Paese meraviglioso, fatto di piccoli gesti e di comunicazioni non verbali. Non c’erano musicisti di strada stranieri, e io cantavo in una lingua incomprensibile per chi mi ascoltava, ma proprio questa distanza creava una relazione intensa, fatta di sguardi, sorrisi e curiosità. È un ricordo che porto ancora dentro.

Hai collaborato con molti artisti importanti: Konstantin Wecker, Georges Moustaki, Franco Battiato, Nada, Inti-Illimani. Qual è stata la collaborazione più significativa?

Ne ho avute molte, ma quella più fruttuosa è stata sicuramente con il duo bavarese Schmidbauer & Kälberer. Abbiamo creato insieme uno spettacolo che si intitolava Süden, dedicato al tema del “Sud” come condizione umana più che geografica. Quel progetto ha avuto un successo enorme, tanto che nel 2013 abbiamo concluso il tour all’Arena di Verona davanti a diecimila persone arrivate da tutta Europa.
È stata forse la collaborazione in cui ho sentito maggiore affinità artistica e umana.

Cosa ti aspetta ora? Quali sono i tuoi prossimi progetti?

In questo momento sono concentrato sul tour. Dal 28 aprile sarò in Italia e il 2 maggio suonerò all’Auditorium di Roma. È un tour speciale, interamente organizzato affinché i proventi vadano in beneficenza a realtà attive nei territori ospitanti; associazioni che si occupano di malati, persone in difficoltà, senzatetto. È un modo per restituire qualcosa e per ribadire che l’arte, anche nel suo piccolo, può contribuire a tenere viva l’umanità.

Tags: albumfra guerra e pacejazzhouse recordspippo pollina
Laura Nasoni

Laura Nasoni

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