Il 10 aprile 2026 è uscito per l’etichetta Laboratori di Provincia “Anime delle due Sicilie”, un lavoro discografico che segna l’incontro tra quattro “anime resistenti” della musica italiana e mediterranea: Patrizio Trampetti, Alfio Antico, Jennà Romano e Amedeo Ronga. Il progetto non si limita a una celebrazione della memoria, ma si configura come un esperimento di musica dalle radici etniche proiettata nel futuro, capace di fondere la forma-canzone con l’oralità popolare in una struttura assolutamente contemporanea. L’album nasce infatti come un “laboratorio glocale” dove Napoli e Sicilia si guardano allo specchio per riconoscersi parti di un unico territorio. I brani affrontano temi profondi come la memoria storica, la crudeltà della guerra e l’identità mediterranea, rifiutando le etichette convenzionali. Ma non mancano lampi d’ironia, come nel brano “‘A Sicilia senza ponti”, dove il dialogo con sé stessi e con il proprio cuore assume un valore assoluto, capace da solo di far superare distanze ed ostacoli. Il progetto del disco nasce e fiorisce dall’esperienza live, nella quale gli artisti hanno avuto modo di affinare e integrare un linguaggio espressivo comune.
Nell’intervista che segue abbiamo chiesto ai quattro artisti di raccontare attraverso le loro parole qualche aneddoto in più legato alla loro carriera e a questo potentissimo disco che li unisce.
- Come è nata l’idea di collaborare insieme per questo album?
Patrizio Trampetti: È stata la naturale conseguenza di un fortunato tour che ci ha visto insieme, da lì a poco l’esigenza anche di scrivere qualcosa di inedito.
- Che cosa intendete comunicare attraverso esso e con quale linguaggio vi approcciate?
Jennà Romano: Quando si fa musica la cosa più bella è il modo istintivo in cui essa viene fuori, il risultato spesso non è premeditato. Ci siamo approcciati a questo lavoro con l’idea di parlare ognuno conservando il proprio naturale linguaggio sia musicale che testuale e a bocce ferme, a lavoro finito, mi viene da dire che il messaggio più universale di questo disco è che tutto può essere tutt’uno; cosa che purtroppo in un momento storico in cui i potenti tendono a dividere ogni cultura sembra sempre di più una conquista tortuosa.
- Dove risiede la forza di questo progetto oltre che dalla vostra unione?
Amedeo Ronga: Sicuramente nella stima reciproca tra di noi, questo è un postulato: da qui si parte. Il risultato artistico sta nella particolarità della miscela venuta fuori dal colore musicale di ognuno di noi, è stato come avere una tavolozza di colori con sfumature diverse che al loro volta davano la possibilità di tirare fuori altri colori. È un disco senza schemi.
- Come vi siete conosciuti?
Alfio Antico: Con Patrizio ci conosciamo da tantissimi anni. Lui con la Nuova Compagnia di Canto Popolare io con Musicanova abbiamo percorso per molto tempo gli stessi circuiti musicali. Con Amedeo lavoro da anni, come invece Jennà ha prodotto vari dischi a Patrizio, quindi una conoscenza ha tirato l’altra.
- Raccontateci come avete sperimentato in studio da un punto di vista sonoro.
Jennà Romano: Avendo fatto un tour insieme, con la stessa formazione, ho cominciato a rubarmi gli ingredienti di ognuno per preparare una nuova ricetta. Ho capito che i tamburi di Alfio avevano un potenziale ritmico molto più ampio di quello del concetto di tamburello della pizzica che è diventato ormai di maniera. I tamburi di Alfio sono strumenti quasi armonici e nello stesso tempo possono diventare timpani d’orchestra classica, rullanti di batteria, come anche i sonagli possono sostituire senza problemi i piatti. Così nella produzione del disco ho pensato di non utilizzare il batterista ma di usare anche Alfio come tale. Lo stesso è successo anche con Amedeo. In un brano abbiamo avuto Nathalia Sales, una cantante brasiliana bravissima e lì il cerchio si è chiuso: in un brano “Vite perse” abbiamo cantato in napoletano, siciliano e portoghese. È stato come cucinare con pochi ingredienti ma di qualità.
- Tutti quanti avete avuto l’onore di lavorare con grandi artisti del panorama del cantautorato italiano. Pensate che ci sia un pezzo di ogni personaggio che portate dentro di voi che arricchisce le vostre produzioni?
Patrizio Trampetti: Sicuramente tutte le esperienze e le sperimentazioni con Roberto de Simone.
Alfio Antico: Sono tante, ma riascoltarmi in Novecento o Don Raffaè di De André mi emoziona ancora molto.
Amedeo Ronga: I tanti concerti con Gabriella Ferri mi hanno insegnato come suonare ogni sera diversa la stessa canzone.
Jennà Romano: Franco Del Prete (Napoli Centrale) è colui che mi ha insegnato dandomi fiducia. Abbiamo scritto tante canzoni insieme, quella che mi tocca di più è “’A vita è mò” cantata da me e Tricarico per ricordare Franco. Il suo modo di dire nei momenti più opportuni “La musica non la fai fessa” è per me un comandamento.
- Per il futuro vi piacerebbe continuare a lavorare insieme? Avete già considerato l’ipotesi?
Patrizio Trampetti: Non mi dispiacerebbe!
Alfio Antico: Per me va bene se gli altri sono d’accordo
Amedeo Ronga: Se ci offrono sempre buone cene dopo i concerti, volentieri!
Jennà Romano: Si, ma niente di istituzionale: non in matrimonio, come amanti.
ANIME DELLE DUE SICILIE (Ascoltalo qui)
TRACKLIST
- Nunn’erano mille
- Vite perse
- ‘A Sicilia senza ponti
- Sentimentu
- Ntiempo ‘e guerra
- Suonno fujente
- Senza vele





















