L’album d’esordio dei threeGoria si chiama “30’ (Live at Altera / Fanfulla 5/A)”, fuori per Filibusta Records con distribuzione digitale Altafonte Italia e distribuzione fisica I.R.D. La totalità dell’opera dipinge un paesaggio sonoro post-industriale, dove suoni distorti e melodie astratte si fondono dando vita a una nuova forma espressiva. È questo il punto di partenza del gruppo romano formato da Eugenio Renzetti al trombone, Daniele Fiaschi alla chitarra e Pino Pecorelli al contrabbasso nato senza volerlo da un felice incontro avvenuto durante la rassegna Altera che si svolge al Fanfulla nel cuore del quartiere Pigneto, una realtà attiva per gli artisti che parlano la stessa lingua delle musiche contemporanee.
Da questa esibizione che molto spesso diviene un vero e proprio rito creativo è nato l’album “30′” di cui abbiamo parlato nell’intervista che segue con il contrabbassista Pino Pecorelli:
- Non è verità assoluta, ma mi piace pensare che le cose non accadono mai per caso. Voi dite di esservi incontrati senza volerlo e di aver fatto nascere questo trio. Ma prima di tutto, cosa ha portato ognuno di voi a partecipare alla rassegna ALTERA?
La volontà di prendere parte a un rito collettivo in cui mettersi a nudo e in discussione senza il filtro della produzione, della preparazione in studio e di tutte quelle strutture, spesso invadenti e sempre più centrali nel processo creativo e performativo, che limitano la possibilità di stupirsi di un suono nuovo, di uno stimolo arrivato all’improvviso sul palco o dal confronto con il pubblico nello spazio dove avviene la performance. In poche parole, ALTERA ci ha restituito uno dei motivi principali per cui ogni musicista fa questo lavoro, la fame di nuovo, la curiosità che scaturisce da sfide impreviste, la necessità di confrontarsi con una materia sconosciuta fino a quel momento, ma che poi diventa parte centrale della tua creazione.
- Qual è stata la scintilla che vi ha portato a dire “lavoriamo insieme”?
Eugenio, Daniele ed io abbiamo percorsi e provenienze molto diversi tra di loro. Il rispetto reciproco maturato negli anni di frequentazioni comuni, gli incontri sporadici avvenuti in contesti più ortodossi, laddove la partitura o le regole della forma canzone ti obbligano a seguire uno schema predefinito, hanno reso questa possibilità di “incontro alla cieca” ancora più affascinante. Quando Eugenio ha scritto a Daniele e a me, ci abbiamo messo non più di cinque minuti a decidere di lanciarci in questa nuova avventura.
- Il titolo dell’album 30’ è correlato all’esperienza live al Fanfulla sempre in merito alla rassegna ALTERA. Vi va di raccontare ai nostri lettori il motivo della scelta di questo titolo?
Il vincolo dei 30 minuti è uno degli elementi caratterizzanti di ALTERA ed è uno stimolo fondamentale per cercare di dare un “senso compiuto” alla libertà senza confini che l’improvvisazione senza schemi può generare.
Non sempre avere più tempo per dire una cosa significa dirla meglio, spesso in musica è il contrario.
Siamo saliti su un palco con un cronometro e lo scorrere del tempo ci ha permesso quasi automaticamente di avere un approccio dinamico con la performance, alternando pieni e vuoti con la consapevolezza che avevamo una limitazione chiara e stringente.
Nell’assenza di regole, sapere che hai un tempo limitato ti aiuta a non perderti nell’autocelebrazione egocentrica delle tue capacità tecniche e artistiche.
Quindi 30’ ci sembrava il titolo più ovvio per raccontare il concerto a chi non c’era stato.
- Quali sono gli ingredienti delle sonorità di questo album?
Eugenio sfrutta appieno le possibilità timbriche del trombone, garantendo al trio melodia e in qualche modo arrangiamento. Daniele e io processiamo molto il suono dei nostri strumenti, attraverso riverberi, distorsioni, delay e modulazioni, invertendo spesso i ruoli canonici di chitarra elettrica e contrabbasso. Ti confesso che in vari punti del disco neanche io capisco totalmente cosa faccio io e cosa fa lui.
- Quali sono i vostri artisti di riferimento?
Ognuno di noi ha ascolti e riferimenti che spaziano dalla musica classica alla deformazione sonora più estrema, passando per tutto quello che c’è in mezzo, la forma canzone occidentale, il jazz, le sonorità etniche e così via. Siamo fondamentalmente tre appassionati di musica, oltre che musicisti, e non è difficile trovare nei nostri ascolti quotidiani generi e artisti che manderebbero in confusione qualsiasi algoritmo.
- Pensate di voler continuare insieme, cioè di esservi trovati per sempre, oppure considerate questa esperienza come una bolla da cui ripartire singolarmente?
Noi ci auguriamo di poter ripetere presto dal vivo questa esperienza e di farla diventare una costante nei nostri percorsi; purtroppo i luoghi come il Fanfulla, con la sensibilità e la visione necessaria per dare spazio a forma musicali come la nostra, sono sempre più rari sia in questa città che nel resto del paese.
Questo l’unico motivo che rischia di trasformare i Threegoria in una bolla, ma alla prima occasione, alla prima opportunità di salire assieme su un palco, sono certo che correremmo con lo stesso entusiasmo che ci ha fatto arrivare alla pubblicazione di 30’.




















