“LIFE” è il primo disco da solista di Annalisa De Feo, già fondatrice e leader del DOS Duo Onirico
Sonoro, in uscita per Filibusta Records (distrib. fisica I.R.D., distrib. digitale Altafonte Italia), un un viaggio interiore frutto di un lavoro intenso di ricerca musicale e spirituale che trova nel pianoforte il suo nucleo espressivo più profondo, pur aprendosi al dialogo in trio con contrabbasso e batteria, insieme ai quali trova un equilibrio naturale. Un percorso che intreccia la storia personale con il respiro universale dell’esistenza,
interrogandosi sul mistero stesso della vita tra gioie, cadute e rinascite dell’artista, la quale si racconta nell’intervista che segue:
1- Ciao Annalisa, è un piacere ritrovarti con questo nuovo progetto solista che amo
definire un vero e proprio incontro diretto con la tua anima. Da che cosa è nata l’esigenza
di raccontarti in maniera così intima?
Grazie, è un grande piacere anche per me. Questa esigenza è nata da un richiamo spontaneo,
quasi biologico, di rimettere al centro il pianoforte (che nel mio storico progetto DOS Duo
Onirico Sonoro con Livia De Romanis c’è, ma non è il protagonista). Il pianoforte è il mio
strumento principale, un compagno fedele che mi accompagna fin dalla prima infanzia; con lui
sono cresciuta e da sempre è il mio filtro per guardare il mondo. Sentivo l’urgenza di creare uno
spazio che fosse solo nostro, senza filtri o sovrastrutture, per celebrare questo legame
profondo. Raccontarsi in modo così intimo non è nato da una vulnerabilità, ma dalla
consapevolezza di voler condividere la mia essenza più autentica attraverso di lui, trasformando
in musica la gioia di vivere.
2- “LIFE” è il titolo dell’album. Come canta John Lennon in Beautiful Boy “La vita è ciò
che accade mentre sei impegnato a fare altri progetti”, e tu infatti ti interroghi sul mistero
della vita che accade tra gioie, cadute e rinascite. Quindi scrivere e produrre questo
album è stato una sorta di rito catartico?
Più che una catarsi intesa come liberazione da un peso, lo definirei un rito di pura celebrazione,
meraviglia e accoglienza. L’intero album è strutturato come un unico, grande concept legato alla
vita in tutte le sue sfaccettature. E a un certo punto la vita letteralmente esplode. È quello che
racconto in un brano come Suddenly Life, ed è una sensazione che ho provato sulla mia pelle
restando folgorata e stupita di fronte alla meraviglia più grande, come la nascita di mia figlia
Nina (non è un caso che “Nina” nelle due versioni per piano solo e voce e in trio appare qui per
la prima volta, nonostante i quattro album precedenti con il DOS Duo Onirico Sonoro).
3- Quali aspetti della vita tocca il disco?
Il disco esplora il concetto di “vita” nelle sue molteplici forme, come se fosse un diario segreto
fatto di paesaggi emotivi. Ogni brano è una tappa precisa: si parte dal respiro originario con
Prelude, per attraversare la contemplazione pura in Mirage of Resonance e passare per la
mutevolezza del tempo con Arabesque fino ad arrivare all’esplosione del desiderio di Suddenly
Life. Sono rintracciabili anche delle zone d’ombra, come quel senso intimo di inquietudine che
racconto in Reflection on two idea.
4- Il disco è stato registrato negli spazi di Abbey Rocchi Studios a Roma in un giorno
solo, tutto d’un fiato. Che assonanze ci sono con la tua visione della vita?
La scelta di registrare in un giorno solo è strettamente legata alla mia visione della vita: la vita
non ha repliche, non si può fare un “editing” del passato per correggere gli errori. Accade in un
unico, continuo flusso presente. Registrare “tutto d’un fiato” ha permesso di catturare la verità
assoluta di quel momento, con le sue imperfezioni e la sua urgenza emotiva. Volevo che
l’ascoltatore percepisse il respiro della stanza, l’onestà di un istante che non tornerà più,
esattamente come ogni singolo giorno che viviamo.
5- Durante la registrazione avete anche scelto di improvvisare come per rompere degli
schemi, come per raccontare l’imprevedibilità della vita. È così?
Sì, esattamente. L’improvvisazione in studio è stata la nostra chiave di volta. Quando pianifichi
troppo un disco, rischi di togliergli l’ossigeno. Decidere di improvvisare è stato un atto di fiducia
e di abbandono: abbiamo accettato il rischio di non sapere dove saremmo andati a finire.
Questo rispecchia l’imprevedibilità della vita, dove i momenti più poetici e sorprendenti nascono
spesso quando saltano tutti i piani che avevamo fatto e siamo costretti a reagire all’inaspettato
con quello che abbiamo dentro.
6- Il disco alterna brani per piano solo a brani in trio con Dario Miranda al contrabbasso
ed Ermanno Baron alla batteria. Cosa vi accomuna in quanto musicisti che vengono da percorsi diversi?
Ciò che ci accomuna è una profonda attitudine all’ascolto e il rispetto reciproco per il silenzio e
per lo spazio sonoro. Dario ed Ermanno sono musicisti straordinari, capaci di una sensibilità
fuori dal comune. Nonostante le nostre diverse provenienze stilistiche, abbiamo trovato un
terreno comune nella volontà di metterci al servizio della storia che l’album voleva raccontare.
Non c’è stato individualismo musicale: i brani in trio mantengono la stessa intimità del piano solo
perché loro non hanno semplicemente “accompagnato”, ma hanno respirato con me,
arricchendo il racconto con le loro anime.
7- Quali sono i tuoi prossimi progetti?
Nell’immediato ci sono i live estivi per cui non vedo l’ora di condividere il palco con i miei
amatissimi compagni di viaggio Livia De Romanis (DOS), Dario Miranda ed Ermanno Baron
(LIFE), la promozione del disco, a cui tengo moltissimo e novità con il duo con Livia per il 2027.
Per il resto mi limito a dire che rimango in ascolto di me stessa e dei miei spazi interiori per
intercettare la direzione futura.

















